Nasce GLAM, nuova collana Pendragon: intervista doppia ai curatori Berselli e Morozzi

Due scrittori bolognesi inaugurano una collana (Glam) con un editore bolognese (Pendragon). La prima curiosità è sapere come dove e quando è nata l’idea.

Berselli: Mi sono svegliato una mattina e mi sono detto: Ho voglia di rompere un po’ gli schemi e di fare uno sberleffo all’editoria con la E maiuscola. In fondo ho una attitudine punk, fatico a restare imbrigliato dentro gabbie stimolanti in termini di vendite ma a volte un pochino claustrofobizzanti dal punto di vista artistico. Ne ho parlato con Morozzi e Bagnoli (l’editore) e ho visto che intenti e entusiasmi erano condivisi.

Berselli Morozzi

Perché Glam?

Morozzi: Il primo nome scelto era Pendragon Indie, ma Feltrinelli ci ha anticipati. Ma Glam è molto più bello, anche perché noi due siamo un po‘ i David Bowie e Marc Bolan del mondo editoriale.

Il comunicato stampa dice: “Glam come navigazione controcorrente. Come scritture selvagge, pop, fuori dagli schemi. Giovani autori e scrittori affermati uniti in un collettivo itinerante on the road che ha nel suo manifesto programmatico una sola semplice regola. Non avere nessuna regola”. Cosa intendete per “giovane autore”?

Berselli: La gioventù è una condizione mentale. Ci interessava mettere nella collana scritture non paludate, inclini alla sperimentazione, pop. Poi l’anagrafe degli autori può anche diventare un dettaglio. Ci sono cinquantenni che scrivono Glam e ventenni già vecchi alla loro opera prima. Non ci interessano i poeti.

Più avanti si legge: “Obiettivo di questa collana è portare nel panorama editoriale italiano artisti capaci di muoversi su terreni di scrittura inconsueti consapevoli che scrivere un libro vuole dire anche mettersi uno zaino in spalla e andare in giro a dispensarne il verbo”. Chiaramente il tono è ironico, ma il principio di fondo, credo, è: una volta scritto il libro occorre anche darsi da fare per promuoverlo. Quello che, in qualche modo, facciamoq uasi tutti noi. Quasi tutti, dico. Perché c’è una cerchia ristretta di persone che sostengono che lo scrittore non è un venditore e se si promuove troppo sporca il suo nobile compito (a tal proposito è stata demonizzata la parola “autopromozione”).

Morozzi: Beh, sì, molta gente confonde l’essere scrittore con l’atteggiarsi da scrittore. Ovvero, pensa che pubblicare un romanzo significhi stare poi in casa a contare i soldi dei diritti d’autore e a vergare roventi missive di polemica letteraria con critici e altri scrittori, conservandone poi le minute in vista della pubblicazione di un futuro epistolario. Oppure passare le serate in piedi scalzi sul tavolo di un caffè, ubriachi, a polemizzare e a recitare brani scelti, per poi svegliarsi all’alba con due belle ragazze nel letto. Un immaginario, insomma, che sta a metà tra Foscolo e Hank Moody.

Noi invece siamo nati con la piccola editoria, e abbiamo un concetto un po‘ più on the road, ovvero: se i lettori non arrivano al libro, noi portiamo il libro dai lettori. Per cui vogliamo autori che non abbiano paura di andare a presentare il romanzo nella piccola libreria di Campocannucciano in un giorno di nebbia in contemporanea con la finale di X-Factor. Avrete davanti quattro persone, di cui una è un pensionato che dorme? Va bene, cercate di convincere le altre tre. Una su tre comprerà il libro, lo apprezzerà, passerà parola.

Ps. Noi due poi apprezziamo la parte sull’essere ubriachi e quella sullo svegliarsi con le due ragazze, ma noi due, primo, siamo i curatori, secondo, a Campocannucciano ci siamo stati già tre volte.

Alessandro Berselli foto di Claudio Guerra

Alessandro Berselli
foto di Claudio Guerra

Facciamo finta che io sia un aspirante scrittore e abbia un po’ di confusione in testa. Cosa dovrei scrivere per fare colpo su di voi?

Berselli: Già se cerchi di fare colpo è probabile che sbagli. Siamo due minimalisti, poco inclini ai colpi di scena. Ci piacciono le scritture fresche, violente, sarcastiche. I fuochi di artificio non fanno per noi, e probabilmente nemmeno le buone maniere e le belle lettere. Scrivi qualcosa in modo diretto con la pancia prima della testa e vedrai che ci piacerai.

Cosa potrei scrivervi nella lettera di presentazione, per fare bella figura?

Berselli: Nulla. Non leggiamo lettere di presentazione. Però se ravvisiamo follia è probabile che tu riesca a impressionarci. Vogliamo essere il ricovero dei pazzi, adesso che non ci sono più le strutture che li seguono. Anche le misure possono fare colpo, soprattutto su Morozzi (ride).

Che tipo di selezione potrei fare, per inviarvi qualcosa di mirato?

Berselli: Eliminare tutto quello che è maniera, lessico ricercato, elegante costruzione della frase. Fare una severa cernita alla ricerca di storie che abbiano stile che spacca e personaggi potenti. Un mood pertinente allo spirito della collana.

Cosa dovrei assolutamente evitare?

Morozzi: Di fare quei piagnistei del tipo “con tutti i romanzi mediocri che escono in Italia, non vedo perché il mio non dovrebbe trovare spazio”. Di scrivere nella lettera di presentazione delle battute che non fanno ridere (ma qui siamo più elastici, perché capiamo l’ansia da prestazione). Di non fare uscite da mitomani del tipo “gradisco sollecita risposta in tempi brevi perché da questo libro dev’essere tratto un film diretto da Cristopher Nolan”. Oppure, per quanto riguarda i contenuti, di non mandarci fantasy, erotico, fantascienza, cose sui templari, cose sui vampiri, non perché non siano valide, ma perché non rientrano in questa collana.

Ditemi il nome di tre autori (anche scomparsi, anche stranieri) che vorreste nella vostra collana.

Morozzi: Douglas Adams, Jennifer Egan, Luigi Malerba.

Le prossime uscite e l’ultimissima.

Morozzi: Le prossime saranno L’ultima estate del Festivalbar di Alberto Andreoli Barbi e Green Park Serenade di Andrea Malabaila. Le altre le stiamo fissando, ma a maggio ci sarà un combo glorioso, con una doppia uscita di noi due curatori ancora top secret (più o meno).

RISPOSTE DOPPIE

Di’ qualcosa che ti piace del tuo socio (e amico).

Berselli: È pazzo, fuori dalle regole, dialoga con la grande editoria ma non si piega alle regole del mercato, vende ma continuando a fare quello che vuole, beve, non lecca il culo a nessuno, beve (no, questo l’ho già detto).

Gianluca Morozzi

Gianluca Morozzi

Morozzi: Non è incasellato in un genere, sa scrivere di tutto, dal grottesco più esilarante al noir crudelissimo, e sa scrivere bene tutti i generi. Sa prendere le cose sul serio con leggerezza, che è una cosa difficile anche solo da scrivere, ma che è perfettamente logica, se conoscete Alessandro Berselli. Legge tanto. E poi è uno dei diciotto uomini più belli del mondo (io sono venticinquesimo).

Di’ qualcosa che non ti convince del tutto del tuo socio.

Berselli: Il look, ma se la collana va bene gli ho già prenotato un personal shopper. Pensavo a una trasformazione tipo Anne Hathaway ne Il Diavolo veste Prada, la più importante rivoluzione estetica dai tempi di Lord Brummel.

Morozzi: La sua passione per i due Negroni prima di ogni presentazione. Per cui, dopo, mi tocca sempre scendere di gradazione alcolica per cominciare la serata. Non si potrebbe iniziare con qualcosa di leggero per poi salire? E voi direte: ma tu sei obbligato a berteli anche tu, quei due Negroni? Sì, con Berselli sì, sono obbligato moralmente.

Perché l’hai scelto per quest’avventura?

Berselli: Perché è un genio ed è mio fratello separato alla nascita. In più condividiamo il concetto di pazzia, che per concretizzare un progetto borderline come Glam non credo affatto che sia un dettaglio. Inoltre beve (ancora?)

Morozzi: Non l’avrei fatto con nessun altro. Forse con Bukowski, ma mi dicono che sia morto.

Il suo libro che preferisci e perché.

Berselli: Blackout e Radiomorte, due incubi claustrofobici nei quali entri a pagina uno e non ne esci fino alla fine. Una sorta di sindrome di Stoccolma dove Morozzi è il carceriere e il lettore il prigioniero. Soffre ma è attratto dal suo carnefice. Adoro essere molestato dal narratore quando leggo storie.

Morozzi: Non fare la cosa giusta e Il metodo Crudele. Sembrano scritti da due autori diversi, e invece sono opera della stessa mano. Il che rientra nel discorso di prima: perché un autore dovrebbe scrivere sempre nello stesso modo? Per rendersi riconoscibile? Sarebbe come se un attaccante fosse forte con entrambi i piedi, ma gli dicessero No, tira solo col sinistro, così i giornali di chiameranno Il sinistro divino, o Il mancino infernale, cose così.

Fagli un regalo, di qualsiasi tipo.

Berselli: Il personal shopper mi sembra già più che sufficiente. Non mi costa affatto poco.

Morozzi: Il numero di telefono di Marion Cotillard. Mi è costato lunghi giorni di appostamenti, tantissime rose e due denunce.

Ora rubagli qualcosa, anche impossibile.

Berselli: La sua collezione di magliette da concerto. Ne ha un milione, che si riproducono nottetempo nel suo armadio. Tutte bellissime.

Morozzi: Il fisico da venticinquenne, quando io sono già un anziano sfasciato con la vescica sfondata dall’alcool.

Salutalo a modo tuo.

Berselli: Glam’n’roll, fratello Moroz.

Morozzi: Glam’n roll, bro.

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Una risposta a Nasce GLAM, nuova collana Pendragon: intervista doppia ai curatori Berselli e Morozzi

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Interessante. Bacio

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