Chi dice donne dice danno: parla Luana Troncanetti

LuanaSei un uomo? Ti leggo e ti condivido di più su Facebook.

Leggo spesso un florilegio di lodi sperticate sui profili Facebook degli scrittori. Non mi infastidiscono più di tanto, non ne vorrei sulla mia bacheca, mi fanno semplicemente sorridere.

Probabilmente è un mio limite, ma preferisco utilizzare toni più pacati per esprimere la mia ammirazione, difficilmente riesco a gestire un complimento troppo lusinghiero se mi capita di riceverne.

Cito José Saramago “Tutto quello che è sublimato a proposito della missione dello scrivere, della scrittura in se stessa mi sembra inutile, che non valga la pena. Facciamo noi scrittori un lavoro, alcuni meglio di altri e questa è la nostra missione. Non rendiamo la scrittura una cosa sacra, perché se rendiamo sacra la scrittura dovremmo anche considerare sacro un paio di scarpe che ha fatto il calzolaio, perché anche quello è un lavoro.”

Questa sublimazione è piuttosto frequente, basta farsi un giretto su Facebook.

Curiosamente, trovo certi proclama soltanto sulle bacheche degli scrittori. Sarò distratta io, ma difficilmente ne leggo su quelle delle scrittrici, per quanto dotate di innegabile talento. Ne evinco, probabilmente errando, che i lettori (o meglio, le lettrici, visto che rappresentano la maggioranza) prediligono opere scritte dagli uomini. In più, attuano dinamiche sui social network che favoriscono la notorietà dell’autore e, conseguentemente, la vendita dei suoi libri. La parola “capolavoro assoluto” viene utilizzata spesso a sproposito. E la sera in cui ho letto un commento in cui un paio di scrittori – senz’altro talentuosi, nessuno discute le loro capacità – venivano paragonati addirittura a degli dei, ho riso di gusto. Poi, ho scritto un post. Potete leggerlo qui.

Il termine groupie ha smarrito negli anni la valenza fortemente dispregiativa. Attualmente equivale a “fan sfegatata”. L’implicazione sessuale rimane a margine di tutto ciò, resta – nel caso della scrittura – la componente più squisitamente fascinatoria provata per l’uomo che scrive. Lo scopo del post era quello di porre l’accento su un fenomeno discriminatorio, uno dei tanti, senza vittimismi né voglia di scatenare chissà quale polemica.

Se poi, come è già successo in passato, qualcuna di queste signore dovesse sentirsi mortalmente offesa dalle mie considerazioni e definirmi “nemica delle donne” mi permetto di far presente che è il loro atteggiamento a essere poco amichevole e discriminante.

Quale valore amicale posso ricavare, io, nel vederle riservare complimenti più tiepidi alle scrittrici e attenzioni al limite del grottesco ai loro beniamini maschi, in particolar modo se avvenenti o abili oratori?

Il loro atteggiamento svilisce l’universo femminile in generale, non solo quello che produce letteratura. E preclude possibilità di crescita non solo alle donne, ma anche alle penne esordienti impugnate da scrittrici e scrittori magari capacissimi, l’unica loro pecca è quella di non essere ancora noti.

Il mio suggerimento utopistico, ma lo lancio a prescindere, sarebbe quello di ridimensionare gli entusiasmi e di ridistribuirli con maggiore equità. Soffermarsi a valutare un libro per il suo effettivo valore, non perché a scriverlo è stato Tizio il quale in genere produce capolavori, ma potrebbe essere anche una regola controvertibile. Leggere anche i libri di Tizia, giusto per variare un po’ il menù.

Luana Troncanetti

Luana Troncanetti è nata e vive a Roma. Appassionata lettrice, ha scoperto in tempi recenti l’amore per la scrittura. Adora scrivere racconti brevi e romanzi in appena cento parole. Dal 2009 a oggi ha contribuito alla realizzazione di numerose antologie a stampo prettamente umoristico.

Vincitrice occasionale di concorsi letterari, nel 2009 conquista il Premio Massimo Troisi per la scrittura comica. Da sempre amante dei gialli, ha un romanzo noir inedito nel cassetto e ne sta scrivendo un altro di genere completamente diverso.

Cura una rubrica di recensioni di libri per bambini insieme a suo figlio su genitoricrescono.com e il blog personale lastaccata.it

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8 risposte a Chi dice donne dice danno: parla Luana Troncanetti

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Le donne sanno sempre cosa vogliono. Magari devono affrontare una salita in più ma…

  2. Luana Troncanetti ha detto:

    Alcune donne lo sanno, cara Patrizia, questo è il mio modesto parere. Meglio ancora: alcune persone sanno cosa vogliono, uomini o donne che siano. Personalmente io non ho sempre ben chiaro quali siano i miei obiettivi, mi capita di modificarli o perderli per strada certe volte. L’unica mia certezza quasi assoluta è che, in quanto donna, in quella strada ci sono alcune salite che basterebbe poco per appianare. Grazie per essere passata qui.

  3. lauraetlory ha detto:

    Sacrosanta verità.

  4. Rosa per caso ha detto:

    Le cose però cambiano quando ci si sposta nella letteratura di genere. Nel rosa, per esempio, di commenti osannanti ed entusiasti alle donne se ne trovano eccome (anche troppi, a volte). La differenza, forse, è che si tingono di complicità, di amicizia, affetto, invidia… L’autrice donna è sempre e comunque una presenza più vicina, con cui stringere più facilmente una relazione di amicizia. A differenza di quel che succede con gli scrittori uomini, a cui si tributano lodi da groupie, come scrivi giustamente. Ma in questo caso, anche se l’atteggiamento di fondo è deprecabile, per una volta mi sta bene così. Preferisco un complimento che diventa un invito alla relazione, Le donne, sui social e nella vita, sanno fare rete. Gli uomini spesso no, si impongono e cercano lodi che reputano scontate. Ma sono loro a perderci, non noi.

    • Luana Troncanetti ha detto:

      Mi piace molto il tuo commento, Rosa per caso. Parecchio perché è possibilista ( quel “la differenza, forse” e “gli uomini spesso no” dice molto ) e non incasella troppo gli atteggiamenti delle persone solo perché appartenenti a un genere sessuale.
      Mi è capitato proprio negli ultimi diciotto mesi di stringere ( e/o riallacciare ) un bel rapporto di stima reciproca con alcune scrittrici. E’ partito tutto dalla lettura dei loro libri, naturalmente. Mi erano piaciuti molto e ho spiegato loro il perché, come se stessi parlando con una nuova amica e non con una Dea Della Penna. Con semplicità, emozione sincera, ammirazione, spesso anche con un tono scherzoso. Mi è successo anche con un paio di uomini: stesso mio atteggiamento, identico risultato.
      Un approccio più naturale e rilassato da parte del lettore e la disponibilità di chi produce letteratura ( nel limite ovvio di tempo concesso dagli impegni ) può regalare ottime sorprese reciproche. Chi vuole perdersi tutto ciò a beneficio di altro… e vabbe’. Sono scelte.

      • Rosa per caso ha detto:

        Sono assolutamente d’accordo. Chi usa i social dovrebbe lasciare la celebrità fuori dalla porta, perché non serve a niente. E questo molti scrittori, anche molto bravi e molto famosi, non l’hanno capito. Grazie per la risposta!

      • Luana Troncanetti ha detto:

        No, infatti. Temo proprio di no. Prego, figurati. Sono a dir nulla felice che Marilù e Libroguerriero mi abbiano voluta qui per dire la mia. Potrei anche aver vomitato un mucchio di scempiaggini, ma dai commenti che sono scaturiti da questo post finora parrebbe di no. Sono cose che fanno respirare l’anima, queste.

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