ERICA BARBIANI

EricaATTIVITA’:  sociologa, autrice e produttrice di documentari

SEGNI PARTICOLARI:  coltiva piante importate illegalmente dal Bengala. Il profumatissimo “re del limone” è il re della sua collezione.

LA TROVATE SU: www.videomante.it

Le tue origini e la tua città

Sono nata a Cividale del Friuli. Cittadina ventosa. E io odio il vento. 

A sei anni mi sono trasferita con mia madre in un paesino ancora più piccolo, nel cuore del “triangolo della Sedia”. C’erano gli asini, i campi di granoturco, le fabbriche e i neo-ricchi che ritiravano i bambini da scuola con le Ferrari e le Porche. La mia fascinazione per la provincia, il pop e il post-pop, nasce da lì. 

È vero che ti sposti spesso in camper? Cosa ti piace di questo mezzo?

Nel 2011 ho rottamato la Ford Ka e l’ho sostituita con un furgone dotato di cucina, letto e bagno. A spingermi all’acquisto non era tanto il sogno di un lungo viaggio (anche se poi l’ho fatto), quanto di un diverso modo di vivere la quotidianità. 

Adoro dare appuntamento agli amici davanti a una bella vista offrendo tè caldo o calici di vino fresco. È bellissimo avere un fornello e un frigo a bordo. 

Cosa rispondevi, da piccola, quando ti chiedevano che lavoro volevi fare? 

La strega. Mi divertivo a preparare le “porzioni magiche” mescolando terra, aghi di pino e tutto ciò che, nel giardino, era fonte di ispirazione. Ho smesso tardi, molto tardi. 

saloneE adesso cosa dici?

Dico “autrice”. Scrittrice è una parola che continua a farmi soggezione. “Autrice” mi permette di sentirmi vicina a ciò che sono anche quando sto scrivendo un progetto o immaginando dei modi per finanziarlo.

Parliamo del tuo libro “Salone per signora” (Elliot, 2015). Un sottotitolo al libro.

Gioie e dolori della provincia”

Scenario prediletto (ma non unico) del romanzo è il salone di Edi, un inventivo hair stylist in cui convivono la spinta al rinnovamento, al desiderio di mettersi sempre in gioco con il bagaglio della sua origine contadina: come vive questa doppia essenza?

Male, ahimè. È l’eterno dilemma della vita di provincia. Ti concede più tempo (e spazio) per esplorare la possibilità del cambiamento, ma allo stesso tempo rende pesante ogni passo. Le radici, in provincia, assomigliano a quelle della gramigna. 

Lui e sua moglie desiderano un figlio, ma non sono gli unici che rincorrono qualcosa. A un certo punto scrivi: Il fatto era che tutti – anzi tutte – volevano qualcosa. Sua moglie voleva. La Cosimo voleva. Genny voleva: non gli era chiarissimo cosa, ma era evidente che aveva volontà da vendere. Anche sua madre, di ottantadue anni, voleva un orto più grande, voleva un paio di galline in più, voleva le stagioni di una volta, voleva, soprattutto, dei nipotini. Invece lui chiedeva solo di stare tranquillo”. Il motore sono dunque i desideri?

Il motore è ciò che sta dietro ai desideri. Perché desideriamo ciò che desideriamo?

Raccontaci la parte più divertente del tuo lavoro (l’altro)

Ho passato due mesi in un villaggio maya senza elettricità, né acqua corrente. Ho preparato il formaggio con un malgaro della Carnia. Ho tenuto in braccio, la Vigilia di Natale, una pecora appena nata, ancora sporca di placenta, seduta su un prato nel centro di Calcutta. La parte più divertente del realizzare documentari è il sentirsi a casa in posti che ufficialmente non lo sono. 

La parte più faticosa. 

Comprendere quanto i protagonisti siano disponibili a raccontarsi. Spesso: convincerli a raccontarsi di più di quanto avevano previsto – e concesso – all’inizio. Far sì che non rimpiangano la loro scelta.  

L’ultima volta che hai riso di gusto  (e perché)

Un incidente domestico. Una borsa dell’acqua calda – elettrica – scoppiata sotto i miei occhi quando la sua proprietaria mi aveva appena rassicurata del fatto che fosse sicura al 100%. 

Una volta che hai tentato inutilmente

Un’esperienza comune, racconto quella più recente: ho cercato di fare una zuppa con foglie di limone (quello importato illegalmente da Calcutta) e tortellini con ripieno di pesce. Il concept era giusto, l’esito orrendo.

Una volta che hai tentato con successo

Quando ho deciso che, dopo il liceo, non mi sarei iscritta all’università, ma avrei vissuto un anno facendo lavori diversi. Ho fatto l’impiegata in una fabbrica, la comparsa a Bollywood, la cartomante a Goa, l’aiuto-cuoca e la cameriera in un agriturismo. Riprendere gli studi è stato ancora più entusiasmante. 

L’ultimo desiderio 

Imparare (meglio) il Bengali. Una lingua meravigliosa che omette volentieri il verbo essere. 

L’ultima malinconia

Un’emozione non corrisposta.

A cosa stai lavorando ora?

A un romanzo che ha come protagonista un camper (guarda caso); a un progetto di cinema itinerante (guarda caso); e a una porzione magica per far andare d’accordo i parenti alla vigilia di Natale. 

Salutaci con una citazione da “Salone per signora”

Non riusciva a spiegarselo nemmeno lei, ma quella mattina, appena Edi era scomparso oltre il cancello, l’umore le era cambiato a una velocità sconcertante. Ancora in sottoveste e con l’ombrello al polso, aveva attraversato il frutteto sotto la pioggia sentendosi umida, ridicola e tanto distante da se stessa. 

Era entrata in cucina con una lista precisa di cose da fare, ma si era sorpresa a dirigersi verso la camera da letto, a sprofondare nel materasso in lattice, a fiutare sulle lenzuola di lino gli odori del recente amplesso. La sua mente frullava in un groviglio di ricordi a breve termine e profonde riflessioni esistenziali: Edi era venuto, sì, lei anche. Ma quando era venuto le era venuto sulle tette, non dentro. Era fare l’amore, quello? 

Loretta guardò il soffitto senza riuscire a trovare risposta in quella macchia di umidità che si era creata durante le inondazioni primaverili. Assomigliava, secondo lei, a una farfalla, ma Edi la trovava identica a una pannocchia. 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in interviste, Uncategorized e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a ERICA BARBIANI

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Auguri

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...