Profumo di caffè e cardamomo di Badriya al-Bishr

BadriyaBadriya al-Bishr è nata a Riadh (Arabia Saudita) nel 1967. Docente presso la King Saud University presso il dipartimento di Studi Sociali, collabora con la famosa testata giornalistica Al Hayat. É già conosciuta ai lettori italiani per i racconti (La bidella e Diario scolastico) apparsi in Rose d’Arabia, (Edizioni e/o, 2001). Hind wa al-‘askar (Profumo di caffè e cardamomo) è stato tradotto da Federica Pistono per la collana biblioteca araba di atmosphere libri.

Arabia Saudita, giorni nostri con continue incursioni in un Novecento fortemente tradizionalista, attraverso l’arte di un ricordo avvolto dall’aroma di caffè e spezie e frutti come datteri o anguria rossa. Tradizione, però, significa oscurantismo, veli, abaya nere (ampi mantelli), rigida società maschilista, fatica a disfarsi dei retaggi di una schiavitù accolta da sempre come naturale nel sistema di suddivisione sociale. Ma soprattutto significa impossibilità di espressione da parte delle donne. Dura nascere bambina come accade ad Hind, viste queste premesse, e con la vocazione della scrittura. Tanto più dura se ad ostacolarti in ogni impeto di autoaffermazione e anelito di libertà si ergono, più tenaci tra tutte, proprio le figure femminili della casa, in primis la madre Hyla, rassegnata a ogni fuga, cicatrizzata nel suo ruolo di moglie ed educatrice impositiva.

Picchia quasi ogni giorno la piccola Hind, perché questa si trattiene a giocare: botte, pizzicotti, capelli strappati solo per il sospetto che lei giochi con i maschi. Eppure anche per Hyla era stata dura se, la seconda notte di nozze, aveva dovuto subire l’umiliazione di vedersi la propria mano legata al piede del marito, affinché non tentasse di nuovo di scappare. Ma Hyla ha assorbito le imposizioni del suo secolo ed è pronta a una rassegnazione violenta (forse è solo questa violenza assurda il suo modo deviato di reagire) che scaglia contro la prole, non risparmiandosi mai, nemmeno quando Hind cresce: verrà costretta a sposare Mansur, pur non amandolo, un arabo specchio della mentalità retriva in cui sono calati, un padre che non accetta la primogenita solo perché femmina e che vieterà alla moglie di fare ciò che la fa sentire realizzata: scrivere.

Hind, se tuo marito non è contento che tu scriva, non hai nessun diritto, legalmente, di pubblicare i tuoi scritti!

Un barattolo pieno di nulla, questo dirà, a ragione, Hind del marito. Una bella scrittura che procede tra i profumi e i divieti, tra le rivolte e gli ossequi, tra i timori delle donne (perfino quello di essere uccise) e i loro coraggio, tra l’antico e il desiderio di nuovo. Un libro dal notevole valore letterario – e storico-sociale. Hind riuscirà ad affrancarsi? Oltre all’esperienza lavorativa di assistente sociale all’ospedale, continuerà la rincorsa alla ricerca del sé, che è poi anche paradigma umano della ricerca di una felicità sempre così bizzosa:

Ho sempre sentito, Walid, come la felicità completa non mi sia mai stata accordata, come la vita ce la conceda soltanto a metà, lasciandoci invece la nostra parte di pena.

 di Marilù Oliva

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2 risposte a Profumo di caffè e cardamomo di Badriya al-Bishr

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    bacio

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