Pinocchio

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«Come si chiama tuo padre?».

«Geppetto».

«E che mestiere fa?».

«Il povero».

«Guadagna molto?».

*****

Indro Montanelli, Pietro Pancrazi, Giovanni Papini e Paolo Poli raccontano Pinocchio, in una collana raffinata, Maestri, curata da Antonio Debenedetti per Elliot.  Ciascuno dei quattro pensatori racconta il suo burattino, quello che ha rappresentato, quale sia il suo lascito e quanto attuali siano le interpretazioni. Gli aspetti toccati sono molteplici. La
pinobellezza del toscano illustre fino all’utilizzo della lingua con una semplificazione man
mano che i significati diventano più complessi, fino al ricorso a un linguaggio popolare così efficace da essere giunto a noi: e infatti ancora adesso si utilizza l’espressione collodiana “Morire dal ridere”. Poi le figure femminili: è vero che di bambine, in Pinocchio, non c’è nemmeno l’ombra, perché nell’Ottocento se ne stavano in casa. Però le letture della fata Turchina sono suggestive. Paolo Poli l’ha paragonata a un troll di Dickens (aggiungendo che in questo libro c’è molto di Oliver Twist, a partire dall’assenza dei genitori naturali del protagonista) e l’ha accusata di doppiogiochismo. Del resto l’ambiguità non tocca solo l’azzurra presenza:

La Fata fa finta di esser buona, poi lo fa prendere dagli assassini. La trovata è che in questa storia i cattivi sono buoni, come Mangiafuoco, e la Fata invece è cattiva. Cattivissima.

Se Giovanni Papini si è addentrato alle fonti della storia riesumando un’antica fiaba che gli raccontava la madre – L’Omino di Legno – in cui un omino piccolo che viveva nel cavo di un albero usciva di notte a combinare marachelle, Indro Montanelli ha scelto un excursus a partire dal luogo di origine, Collodi. Pietro Pancrazi ha ammesso di aver ceduto ogni anno alla tentazione di rileggere Pinocchio sia per rinnovare quel sentimento d’infanzia che, col trascorrere degli anni, fa tanto tepore, sia per ritrovare nelle atmosfere della fiaba quel realismo che travalica ogni sospensione d’incredulità:

E neppure le trasformazioni fantastiche, i viaggi impossibili e i personaggi irreali – Mangiafuoco o il Pescatore Verde, il Pescecane, il Piccione-aeroplano o la buona fata – servono ad aprire sul cielo di Pinocchio un’aria di fantasia e d’avventura oltre il domestico e il comune.

di Marilù Oliva

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2 risposte a Pinocchio

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Pinocchio!

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