Per tutto l’oro del mondo di Massimo Carlotto

 

per-tutto-loro-del-mondodi Marilù Oliva

Quando avvicinava le labbra rosse al microfono per attaccare Good Morning Kiss trattenevo il fiato per godermi ogni singolo istante. Imitava voce e stile di Carmen Lundy ma bisognava sforzarsi per capirlo. Non avrebbe mai fatto carriera, nemmeno nei locali di provincia. Cantava brani jazz perché erano l’unica cosa in grado di tenerla aggrappata a una vita che faticava a sopportare.

Con un jazz comincia l’ultimo noir di Massimo Carlotto, Per tutto l’oro del mondo (e/o edizioni), in uscita proprio oggi: con questa donna affascinante di cui il marito non si fida. Ecco perché contatta Marco Buratti, alias l’Alligatore – investigatore che ossequia le regole, ma senza licenza: non le beve, il marito, le scuse che lei inventa per starsene fuori la sera. E in parte ha ragione, però il problema adesso è un altro: chi controlla il controllore? Chi vigila sull’operato dell’investigatore, nel momento in cui lui perde la testa per l’oggetto delle sue indagini?

Bello vedere l’Alligatore stordito dal desiderio d’amore, soprattutto perché la vita – la sua e quella dei suoi soci Beniamino Rossini e il compagno di appartamento Max la Memoria – si complica. Colpa un brutta storia di cui si erano già abbeverate le cronache locali: tre uomini mascherati avevano fatto irruzione in una villetta e avevano ucciso il proprietario, benestante imprenditore nel settore della maglieria in cachemire, e la governante. La moglie e la figlia di lui si erano salvate perché erano andate a una recita della parrocchia. Ma cosa c’è dietro? E perché quello stronzo di Nick Spezzafumo tenta di ingaggiare Buratti? Che legame c’è tra un losco individuo come lui e un’agiata famiglia spezzata?

Ci sono cose che non andrebbero fatte, nemmeno per tutto l’oro del mondo. Lo sa bene chi è rimasto coinvolto in traffici illeciti che portano alla rovina. Se poi lo scenario si presta al malaffare, qualche camaleonte potrebbe trovare il luogo ideale in cui camuffarsi per perpetrare il male:

Nulla di cui stupirsi. Il Nordest è un territorio complesso, diviso tra montagne e pianure. E paludi non segnate sulle carte. Erano ovunque. Piene di serpenti pericolosi, mortali. Luoghi dove un alligatore poteva sguazzare, rimestare la melma e tentare di dare filo da torcere.

E mentre jazz e blues attutiscono la tensione, sfila una galleria di umanità in parte rassegnata a una “democrazia blindata”: sindaci bigotti che attentano alla libertà d’istruzione, un’amministrazione cittadina perennemente in guerra con qualcuno (e anche parecchio razzista), lavoratori sconfitti, uomini vessati coi loro sfruttatori, cameriere un po’ tonte di cui è facile approfittarsi, malavitosi che coprono le diverse gamme della criminalità: rapinatori, sicari, stupratori, evasori, detrattori, ma anche insospettabili. E non c’è rifugio nemmeno nell’ordine pubblico se questo, come il sistema carcerario, si regge anche sulla violenza fisica e psicologica.

Come già ci aveva abituati nei romanzi passati, l’autore, attraverso un mirabile artificio narrativo che è un romanzo che corre impeccabile per quasi 200 pagine, ci fa puntare lo sguardo sulla vita, quella vera, la società, l’economia anche sotterranea, quelle da cui lui stesso trae la linfa. E, senza edulcorazioni, ci rende partecipi di una realtà a noi tanto vicina – per cambiarla basterebbe un po’ di coraggio e di consapevolezza – una realtà dove, lì ieri come qui oggi, vige l’abitudine a un’insana accettazione:

I pochi che si opponevano erano i soliti intellettuali, artisti e professori che se lo potevano permettere e che comunque contavano sempre meno. La gente spesso è pronta a rinunciare ai diritti altrui pur di campare tranquilla.

E Pellegrini? Che succede, poi, se ricompare con una proposta al limite della decenza, per un uomo che rispetta le regole quale è Buratti? Succede forse che una vicenda si interseca a un’altra, promettendo, quasi sul filo del rasoio del finale, una nuova, succulenta storia per tutti noi affezionati.

 

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Una risposta a Per tutto l’oro del mondo di Massimo Carlotto

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Super come sempre

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