NOIR, QUESTO (S)CONOSCIUTO 4: Pierluigi Porazzi

porazzi3Il nostro Massimo Minimo ha recensito qui Azrael, uscito per Marsilio, l’ultimo lavoro di Pierluigi Porazzi, avvocato nato a Novara ma friulano d’adozione, nonché giornalista pubblicista. Una carriera che l’ha visto esordire egregiamente nel 2010 con L’ombra del falco e proseguire con Nemmeno il tempo di sognare (2013), editi entrambi da Marsilio nella prestigiosa collana Farfalle (la stessa della Trilogia Millenium di Larsson, per intenderci). Essendo il re del noir friulano, gli abbiamo rivolto alcune domande per avvicinarci a una definizione di questo genere.

Cosa caratterizza il noir?

Premesso che non credo nelle definizioni rigorose di generi (che, sopratutto nella letteratura contemporanea, si fondono sempre di più tra loro), a mio parere il noir è caratterizzato dal fatto di essere radicato nella realtà e di descriverla con rigore, senza edulcorarla, facendo vedere al lettore, come diceva Derek Raymond, ciò che la società nasconde sotto il tappeto. I protagonisti non sono mai eroi, hanno una grande umanità, con fragilità e punti di forza; in loro c’è sempre qualche lato discutibile, e non è detto che sopravvivano, alla fine del romanzo.

Perché i tuoi romanzi vengono definiti noir?

Credo proprio perché nei miei romanzi cerco di raccontare, oltre all’intreccio poliziesco e al mistero che lo circonda, anche il mondo in cui viviamo, in modo realistico e credibile.

Tre nomi di noiristi

Massimo Carlotto, Maurizio de Giovanni, Giorgio Scerbanenco.

Azrael-Pierluigi-Porazzi-199x300In che direzione sta andando il noir in Italia?

Credo che in Italia ci siano una grande quantità di ottimi scrittori noir, un fermento superiore a quello di altri Paesi. Nemmeno negli Stati Uniti (patria del giallo e del noir) ci sono tanti bravissimi scrittori, tutti con una voce unica e originale. Ognuno degli scrittori noir italiani racconta in maniera mirabile anche mali e vizi della nostra società. Un genere che spesso aiuta il lettore ad aprire gli occhi sulla realtà delle cose, più del giornalismo o della saggistica.

E all’estero? Noti delle differenze?

All’estero vedo meno fermento, meno qualità (in generale). Certo, ci sono i grandi, come Michael Connelly, Jo Nesbo e Pierre Lemaitre, e forse anche altri autori che non sono ancora tradotti o conosciuti a sufficienza, ma la mia impressione è che la stagione del noir italiana sia particolarmente vivace, rispetto alla letteratura degli altri Paesi. Peccato che, invece, il numero dei lettori italiani non cresca in modo altrettanto rilevante.

Svelaci qualcosa, sul noir, che hai capito col tempo e che non è di immediata acquisizione

Nel noir non c’è quasi mai il lieto fine, come nella realtà. Anche se il colpevole viene assicurato alla giustizia, il noir non è consolatorio, non racconta favole, non vende facili speranze. E se vi affezionate al protagonista, sappiate che non è detto che riesca ad arrivare vivo alla fine del romanzo.

Perché il noir attecchisce tra i lettori?

Perché tiene il lettore con il fiato sospeso fino alla fine: non c’è la figura rassicurante dell’investigatore classico, che non potrà mai morire. Perché racconta ciò che altri non possono (o non vogliono) raccontare, perché fa riflettere e svela aspetti che forse i lettori non conoscevano a fondo o che intuivano solamente. Il lettore può riconoscerci in una visione della realtà che non è quella tradizionale e “ufficiale”, ma tenta di andare più a fondo provando a rivelare i veri motivi di ciò che accade. A volte il noir è l’unico modo per dar voce a chi non viene ascoltato, o relegato ai margini, ai deboli e agli sconfitti.

Grazie della bella intervista e un saluto a tutti i lettori!

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2 risposte a NOIR, QUESTO (S)CONOSCIUTO 4: Pierluigi Porazzi

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    bello

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