Noir, questo (s)conosciuto 2: Loriano Macchiavelli

macchiaQualsiasi cosa si dica per introdurre un autore come Loriano, risulterebbe banale, basti pensare che lui è in Italia uno dei padri del giallo, nonché uno dei più attenti studiosi e teorici della narrativa di genere. Fondatore del Gruppo 13 con Marcello Fois e Carlo Lucarelli, ha scritto opere teatrali e tanti, tanti romanzi tradotti all’estero. E’ ideatore del più longevo questurino d’Italia, sergente Antonio Sarti, e da anni prosegue l’avventura a quattro mani  assieme al cantautore e scrittore Francesco Guccini. Il loro ultimo romanzo è uscito a ottobre 2014: La pioggia fa sul serio (Mondaodri, Strade Blu). Un giallo appenninico, come è stato definito, ambientato a Casedisopra, paese da qualcuno incautamente accostato a Macondo (che è invece paese di fondazione, non storico e a-temporale come questo). Sullo sfondo di questi monti bolognesi – dove brucia la denuncia del loro abbandono  – torna l’ispettore della forestale detto “Poiana”, ovvero Marco Gherardini, che insieme al commissario Barnaba investiga sui delitti. Le indagini vengono portate avanti con la sapienza propria di due maestri, con una bella lingua lineare e asciutta che non rinuncia ad alcune contaminazioni piacevolmente dialettali. E così, se un giorno ordinerete al ristorante delle zampanelle o dei borlenghi, andrete sul sicuro…

Se un bambino ti chiedesse la differenza tra giallo e noir?

Cercherei di fargli capire che il giallo è un romanzo che, alla fine della lettura, lascia il lettore rassicurato: il cattivo è stato scoperto e pure, il più delle volte, arrestato e punito. Dopo aver letto un noir, invece, tutti, a cominciare dal protagonista passando al lettore per finire all’autore dovrebbero sentirsi meno tranquilli, meno sicuri. Perché? Perché la storia non è finita con la fine del romanzo; perché, se pure il delinquente è stato scoperto, non è certo che verrà punito; perché, comunque, arrivati al cattivo, altri cattivi sono liberi e in condizione di continuare l’opera di quello scoperto e magari neppure arrestato.

So che non darei al bambino una prospettiva rosea, ma qualcuno dovrebbe poi spiegargli che il mondo è fatto così e proprio per questo è un mondo ingiusto e da cambiare. Si dovrebbe anche raccontargli cosa fare e come per cambiarlo.

Alla fine della titireta, per il bambino forse incomprensibile, mi verrebbe il dubbio che non sarebbe la risposta giusta e che proprio dal romanzo gli dovrebbe arrivare qualche ammonimento.

Purtroppo, ragazzino, il mondo è fatto così. Accontentati. Non si può avere tutto.

pioggiaSei d’accordo sul fatto che ci possa essere una classificazione, al di là di quella più sacra, ovvero della distinzione tra libro bello e brutto? Perché?

Forse una classificazione deve esserci, ma solo per capire, prima di leggere il romanzo, cosa ci si aspetta dalla lettura. Ma anche così, con la catalogazione della letteratura in generi, spesso il risultato non corrisponde alle aspettative. Faccio un esempio: non si contano ormai più i gialli noir nei quali appaiono e scompaio morti ammazzati che balbettano strani e incomprensibili messaggi. A quale genere appartengono? Al noir o al soprannaturale? Teniamo presente che fino a qualche anno fa il giallo (il noir) era caratterizzato per la razionalità che doveva stare alla base della soluzione.

Questa mia annotazione non è un giudizio. È uno dei tanti esempi di contaminazione. Alla fine la lettura potrà essere comunque soddisfacente o no, a prescindere dai generi.

Quale evoluzione (o involuzione) ha subito questo tipo di narrativa di genere? Quali tendenze noti, insomma?

Un po’ ne ho accennato sopra. Aggiungo che se non si aggiorna continuamente, il genere, o meglio, la letteratura in genere rischia di soffocare, di essere ripetitiva e noiosa. Voglio dire che il genere sopravvive se si adegua ai tempi. Lo vediamo ripercorrendo la storia del giallo. A tempi di grandi narratori sono inevitabilmente seguiti tempi di pedissequi e noiosi ripetitori. Temo che il giallo noir sia nella seconda fase.

In definitiva, se vuoi la mia opinione, magari brutale, oggi la tendenza è alla ripetitività dei temi, dei personaggi, del linguaggio…. Naturalmente, mi ci metto dentro anch’io. Per questo mi piacerebbe discuterne con i colleghi, meglio se più giovani di me. Cosa che non dovrebbe essere difficile.

Cosa ne pensi di coloro che considerano questo genere una narrativa di serie B?

Sono obbligato a rispondere? Me la cavo così: diciamo che quelli che lo sostengono leggono poca letteratura contemporanea. O non leggono proprio.

Tre nomi di noiristi che consiglieresti.

E a quelli che lascierei fuori dai tre, cosa risponderei incontrandoli?

Sei reduce da Zoccanoir, un festival molto interessante, dove hai discusso, assieme ad altri autori, delle prospettive del genere per il futuro. A quali conclusioni siete arrivati?

A nessuna conclusione. Il tema da trattare non è né facile né veloce. Il genere non si rigenera (mi pace) con una discussione di un’ora. Abbiamo cominciato a parlarne e mi sembra già tanto. Mi auguro che se ne parli ancora e con tutto il tempo necessario. Per quanto mi riguarda, sono anni che mi tormento per trovare una strada, non dico nuova ma meno battuta, per il genere.

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Una risposta a Noir, questo (s)conosciuto 2: Loriano Macchiavelli

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Grande Loriano

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