NOIR, QUESTO (S)CONOSCIUTO 1: Romano De Marco

romanoRomano De Marco, abruzzese, è uno degli autori noir più significativi della scena italiana. Tradotto all’estero, una carriera che lo ha visto esordire con Mondadori e finire in finale allo Scerbanenco 2014 con il penultimo romanzo Feltrinelli (per cui ha pubblicato due libri della serie Nero a Milano più un e-book, seconda foto), “Io la troverò”, Romano De Marco ha registrato un secondo grande successo con “Città di polvere” (qui trovate la mia recensione). Gli ho chiesto di rispondere ad alcune domande per avvicinarci ai significati del noir, un genere per cui non esiste un foglio programmatico né una definizione da parte dei padri. Questa rubrica, inaugurata oggi da Romano (nella foto sopra), non si prefigge di arrivare a conclusioni esaustive riguardo a un genere a cui qualcuno perfino ne nega l’esistenza. Il nostro intento è di avvicinarci al suo senso, alle sue atmosfere, ai suoi colori, per renderne le sfumature sempre meno distanti.

Cosa caratterizza il noir?

Per come la vedo io il noir è una storia criminale dove la differenza tra buoni e cattivi è molto ma molto sottile e dove spesso il confine viene saltato da una parte e dall’altra. Inoltre, alla fine, non sono necessariamente i buoni a vincere. Lo si potrebbe definire anche come una storia criminale (e, bada bene, con questo termine intendo ricomprendere ogni storia che racconti di atti criminali e di contrapposizione tra chi li ha compiuti e chi cerca di risolverli/punire/fare giustizia) nella quale non necessariamente deve essere presente il meccanismo della “detection” con ruoli predefiniti e standardizzati (vittima, carnefice, investigatore ecc).

Ti senti un autore noir?

In questo senso direi che sì, mi sento un autore noir. Ma mi definsco tale con molti distinguo, perché nei miei romanzi ci sono personaggi che, per quanto politicamente scorretti, alla fine sono sempre dei fottutissimi eroi (vedi Marco Tanzi) e perché uso sempre stratagemmi narrativi che in un ipotetico noir puro (ma esiste?) non dovrebbero esserci. Tipo sorpresa finale, redenzione, punizione dei criminali ecc… I miei sono Thriller/Gialli/Noir…

Tre nomi di noiristi

Allora tre autori che mi piacciono e che per me più si avvicinano al noir secondo l’idea che me ne sono fatta:

Mauro Marcialis. I suoi romanzo noir sono DAVVERO noir… Alla fine lasciano in uno stato di confusione e di depressione… Molto difficile capire chi è buono e chi è cattivo, se c’è o non c’è una redenzione…

Joe Lansdale. Ad esclusione del Lansdale della serie Hap e Leonard. Ha scritto dei romanzi (e soprattutto dei racconti…) che sono la quintessenza del fantomatico noir.

Andrew Vachss. Poco noto in Italia (benché tradotto) superstar in America. Il suo Shella. Il buio nel cuore è la cosa più noir che abbia mai letto in vita mia.

In che direzione sta andando il noir in Italia?

Mah, diciamo che rifacendomi a un parere espresso tempo fa da Irene Bignardi e qualche anno prima da Gabriele Salvatores, potrei affermare che il noir in Italia si sta concentrando su una sorta di “missione” che è quella di tentare di raccontare la realtà del degrado, della corruzione, del dissesto della politica e dell’informazione, che caratterizzano il nostro paese. Allo stesso tempo, è un genere che vorrebbe farsi carico di testimoniare la percezione comune di una società allo sbando dove non esistono più punti di riferimento né eroi. Però va sempre tenuto conto che non tutti i romanzi che vengono venduti come noir lo sono veramente… anzi!

romano 2

E all’estero? Noti delle differenze?

Se penso a scrittori francesi considerati maestri del noir (fra tutti Jean Claude Izzo) mi sembra che da loro il noir sia più legato a dei parametri stilistici, alla descrizione di determinati personaggi e atmosfere legati in maniera evidente alle suggestioni del grande cinema “polar”. In america, invece, fatta eccezione per i già citati Vachss, Landsale (solo per alcune delle sue cose) e pochi altri, mi pare che ciò che da noi importiamo come noir resti comunque legato alla grande scuola dell’hard boiled.

Dai una definizione di noir

La definizione più calzante e più elementare rimane la seguente: il noir è un giallo dove non vige una presunzione di ordine che la mente superiore del detective deve ristabilire tramite la detection. Nel noir regnano sovrani il disordine e la confusione dei ruoli.

Perché hai scelto il noir per la tua serie? 

Non è che lo abbia scelto, io semplicemente scrivo le storie che sento più mie e che ho voglia di raccontare. Per me, fortunatamente, la scrittura è ancora una passione. Se dovessi dare un genere ai miei romanzi li definirei un mix fra poliziesco, noir, giallo, thriller, hard boiled… Insomma un frullato! Poi, le etichette che gli editori affibbiano seguono altre logiche (peraltro più che lecite. I lòibri bisogna anche cercare di venderli…).

Perché il noir attecchisce tra i lettori?

Noir è un termine alla moda che è servito quantomeno per “sdoganare” il giallo e il thriller e dargli una parvenza di letterarietà che fa sentire qualsiasi tipo di lettore, anche il più raffinato, autorizzato a leggerlo. Cosa che non avrebbe mai fatto con un giallo Mondadori. Che magari è molto più “noir” di altri romanzi spacciati come tali… Ciò che attecchisce, però, non è tanto l’etichetta, ma la tensione narrativa. E quella, checché ne dicano i “noiristi a tutti i costi” deve ancora tantissimo all’insegnamento dei grandi del passato (vedi le 20 regole di Van Dine).

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2 risposte a NOIR, QUESTO (S)CONOSCIUTO 1: Romano De Marco

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Bacio a te e a Romano

  2. Libroguerriero ha detto:

    Bacio a te, Patty cara

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