ELISA DELLA SCALA

Elisa Della ScalaATTIVITA’:   raccontastorie e life gourmand

SEGNI PARTICOLARI:  fortunatamente sorrido spesso

LA TROVATE SU: facebook , twitter e in qualche angolo di mondo

Le tue origini e la tua città

Sono nata a Roma, ma ben presto ho iniziato a spostarmi in giro per l’Italia. La prima volta a dieci anni, quando mi sono trasferita con la famiglia in provincia di Genova. Poi ci ho preso gusto e dopo l’Università ho cambiato parecchi indirizzi tra Milano e Torino, passando di nuovo a più riprese per Roma. Quando me lo chiedono, rispondo che provengo dall’Italia più che da una città in particolare; ma che ho lasciato pezzi di radici e di cuore sia a Roma che a Milano, le due residenze che ho amato di più.

Dove vivi?

Adesso sono a Londra da quasi tre anni – per la precisione vicino a London Fields, East London, la mia parte preferita di questa città. E ancora non ho pensato alla prossima destinazione, chissà…

Cosa rispondevi, da piccola, quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

La ballerina, il veterinario, la reincarnazione di Zio Paperone… Diciamo che mi e’ sempre piaciuto sognare e inventare storie, quindi forse avrei potuto rispondere che volevo fare la scrittrice e ancora non lo sapevo. Ma l’amore vero e proprio per la scrittura e’ arrivato ai tempi del liceo, insieme a quello per la lettura.

E adesso cosa dici?

Che amo indagare la vita intorno e dentro di me, e restituirla agli altri con parole mie. E che anche se non ho mai avuto le idee troppo chiare sul mio futuro e tutt’ora penso che prima o poi potrei di nuovo cambiare rotta, per adesso mi trovo decisamente bene nei panni che ho scelto.

Parliamo del tuo libro “La Regina dei Cupcakes”. Perché questo titolo?

La risposta a questa domanda si trova alla fine del libro… quindi come si dice da queste parti: please, no spoiler!

Un sottotitolo al libro.

Potrebbe essere la frase che ho messo nella quarta di copertina; oppure citerei il famoso proverbio che dice: “Il bruco pensava che fosse arrivata la fine del mondo, e invece diventò una farfalla.”

L’ambientazione passa dall’agro pontino a Londra: quanto contano gli spazi nella tua scrittura?

Le ambientazioni che ho scelto per questo libro sono prima di tutto emotive, più che geografiche, così come il libro è disseminato di simboli più o meno evidenti.

Ho pensato che questi due luoghi così distanti tra loro, sia da un punto di vista sociologico che culturale, rappresentassero ancora meglio il cambiamento personale affrontato dal protagonista. Inoltre, Londra è una città che io definisco come un’amplificatore di sentimenti perché a seconda di come la vivi e dello stato d’animo in cui ti trovi puo’ essere il luogo più bello del mondo, oppure il posto peggiore in cui stare. E io avevo bisogno di mettere a dura prova il povero Antonio Esposito, oltre che di qualcosa che facesse un po’ pensare alla mecca dei desideri e della realizzazione personale.

Nella prima parte del romanzo, mi sembra di aver percepito una certa solitudine attorno ad Antonio, l’attempato ragioniere costretto dalla vita (e dalla sua promessa) a un’attività nello studio commerciale del padre, e ciò non lo soddisfa. Eppure, l’evoluzione del personaggio potrebbe prospettare un nuovo punto di vista… 

Il vecchio ragioniere Antonio Esposito è talmente inasprito che ce l’ha con tutti gli altri esseri viventi, cani compresi! E il mondo non fa altro che ricambiargli il favore, così come i cani gli pisciano regolarmente sul parafango della macchina tirata a lucido non appena la parcheggia e gli volta le spalle. Potrebbe essere uno che è sempre stato così, un misantropo da manuale; in realtà, la sua solitudine e la sua amarezza non sono altro che il caro prezzo che ha pagato rinunciando deliberatamente ai suoi sogni e alle sue aspirazioni per inaridirsi nello Studio Commercialista ereditato dal padre, piuttosto che far fiorire la sua vera passione per la botanica e gli innesti. Per sua fortuna, le disastrose vicende in cui si troverà coinvolto durante quel terribile weekend londinese in cui è ambientato il libro lo costringeranno a rivedere tutta la sua esistenza e le sue strampalate convinzioni personali; e forse a capire quanto,  invece, sia importante non capitolare alle proprie passioni e rinunciare piuttosto all’orgoglio e all’idea che sia troppo tardi per cambiare.

La felicità, dunque, si può acchiappare? E qual è il segreto per raggiungerla?

Acchiappare… apprezzo la scelta di questo simpatico verbo: mi piace, mi fa sorridere, lo avrei usato anch’io! Ma in questo caso non penso che la felicità sia qualcosa da acchiappare, né il libro fornisce alcuna formula magica o ricetta per farlo. Quello che credo è che la felicità sia sempre a portata di mano, dentro di noi e nelle piccole cose quotidiane. La felicità dovrebbe essere un esercizio costante, una buona abitudine; e penso che sia tanto più facile, quanto più si è soddisfatti della strada che abbiamo intrapreso con la nostra vita. Questo è il piccolo segreto che volevo comunicare.. sempre che si possa ritenere un segreto! Che solo indossando delle scarpe comode si puo’ camminare bene, con gioia e godendo il paesaggio; e che le scarpe comode non sono le più belle o le più costose, ma semplicemente quelle giuste per noi.
Questo vuole dire la storia di Antonio Esposito e della Regina dei Cupcakes: che la felicità si trova sulla strada della realizzazione personale, e che se anche tu segui questo percorso lei ti camminerà sempre a fianco.

Scala

Questo è il tuo primo romanzo: parliamo delle difficoltà della pubblicazione.

Sì, La Regina dei Cupcakes è il mio primo romanzo, e prima di tutto desidero dire che è la cosa più bella e più difficile che abbia mai fatto. Scrivere un libro per me è stato come scalare l’Himalaya: c’è voluta una preparazione ferrea prima di partire per sapere esattamente dove stavo andando, anche se mentre scrivevo mi sono fatta piacevolmente sorprendere dai piccoli imprevisti della trama. E c’è voluta soprattutto tanta resistenza e forza di volontà, tanti pranzi, vacanze e uscite con gli amici saltati. Per non parlare di tutte le volte in cui ho pensato che non sarei mai arrivata alla fine, o che quello che avevo scritto non valeva niente. Ma ci sono anche stati momenti molto belli, capitoli che mi facevano ridere di gusto mentre li scrivevo e capitoli in cui mi commuovevo fino al midollo. E più andavo avanti con la stesura, più Antonio Esposito voleva raccontare la sua storia, più io mi affezionavo a lui e a questo viaggio. Questa è stata la cosa che più mi ha affascinato: creare un mondo e dei personaggi che ormai esistono ed esisteranno sempre, per i lettori e per me. Un’esperienza unica, una vera e propria magia.
Ho scelto l’auto-pubblicazione un po’ come un esperimento, e devo dire che c’è voluto un grosso investimento sia in termini economici che di energie spese. La Regina dei Cupcakes non è stato solo un libro, ma la realizzazione di un vero e proprio progetto editoriale che ho affrontato in modo molto serio, sia per una questione di rispetto nei confronti del lettore e degli utenti finali che del romanzo stesso. E fortunatamente sono stata aiutata da tante bravissime persone, professionisti e non, che con il loro prezioso contribuito hanno fatto in modo che il mio libro diventasse qualcosa di cui sono veramente fiera. Non da ultimo, quest’esperienza mi ha fatto anche capire quanto sia grande e complesso il lavoro che svolge una casa editrice.
Al momento, il limite che riscontro con l’auto-pubblicazione e’ la distribuzione. Il libro sta incominciando ad essere conosciuto, apprezzato, e richiesto e se avesse una vera e propria distribuzione sarebbe più facile farlo volare in alto. Ma per ora è disponibile in libreria solamente a Londra e Berlino, e in Italia tramite Amazon. Per questo motivo sto cercando una casa editrice tradizionale che voglia ripubblicarlo.

Raccontaci l’ultima volta che ti sei arrabbiata (e perché)

Non mi arrabbio mai troppo spesso, né seriamente; è una cosa che non mi piace affatto, preferisco ridere. E se succede, per mia sfortuna ho la memoria del pesce rosso, quindi non ricordo mai le cose e finisce che nelle discussioni non so controbattere e perdo sempre!
(la memoria del pesce rosso, ovvero: il pesce rosso non si stufa mai di nuotare in tondo nell’acquario e ha sempre amici nuovi, perché dopo un paio di pinnate non ricorda più dove si trova e il suo mondo ricomincia da capo – questo potrebbe portare a pensare che il modo di dire “beata ignoranza” lo abbiano coniato in origine per un pesce rosso, chi lo sa..)

L’ultima volta che hai riso di gusto (e perché)

Fortunatamente capita piuttosto spesso: cerco di ridere di gusto quando ne faccio una delle mie,  diciamo che autoironizzo per sopravvivere alla vergogna! E poi quando leggo Lercio e Spinoza la mattina presto. Mi accontento di poco, lo so.

Raccontaci l’ultima volta che hai tentato inutilmente

Anche oggi volevo arrivare in orario ma sono arrivata in ritardo… il ritardo fa parte del mio DNA, non ci posso fare proprio niente!

L’ultima volta che hai tentato con successo

L’altro giorno sono riuscita ad arrivare ben 40 minuti prima della partenza del pullman che dovevo prendere, e pensavo di aver vinto su me stessa.. ma devo confessare che dopo aver speso una fortuna in taxi, ho guardato bene il biglietto e mi sono resa conto che il pullman sarebbe partito un’ora dopo rispetto a quella che credevo. Mi sa che ha vinto il tassista, vero?

L’ultimo desiderio

Il desiderio di tutti i giorni: vorrei avere più tempo per scrivere e per vivere un po’ meno di corsa. Il desiderio di questo momento, proprio terra terra: una buona cenetta e un buon bicchiere di vino rosso.

L’ultima malinconia

Certe volte, come adesso, penso che vorrei trovare il mio posto nel mondo dove fermarmi e finalmente mettere radici. Ma alla fine mi ritrovo sempre con la mia terra in tasca, e continuo a vagabondare.

Due pregi e due difetti

Determinata e socievole, logorroica e testarda come un mulo.

A cosa stai lavorando ora?

Sto preparando il prossimo romanzo, ma preferisco non anticipare nulla.

Salutaci con una citazione da “La Regina dei Cupcakes”

La vita non gli aveva sempre sorriso, né gli era andata contro. Piuttosto gli era scivolata accanto indifferente, senza che a lui importasse poi tanto. I suoi giorni erano corsi via verso un futuro già scritto, e l’unica opportunità che avrebbe avuto di rimboccarsi le maniche per guadagnarsi la sua felicità l’aveva deliberatamente messa da parte calandosi nei comodi panni del ragionier Antonio Esposito.

La mente ha un potere talmente grande che a volte è in grado di trasformare la realtà, dicono. E ci sono persone che per paura delle delusioni fanno direttamente finta che le cose non siano possibili.

(..ma voi non fate così!)

 

 

 

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2 risposte a ELISA DELLA SCALA

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    bacio

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