STEFANIA AUCI

stef ATTIVITA’: autrice e insegnante

SEGNI PARTICOLARI: giunonica

LA TROVATE SU: face book, twitter, pinterest…o in palestra

Le tue origini e la tua città

Trapani. Casa.

Palermo dove vivo. Città del cuore.

Cosa rispondevi, da piccola, quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

Il medico per curare le persone malate. Fa tanto Candy Candy, lo so.

E adesso cosa dici?

Faccio esattamente quello che per anni non ho avuto il coraggio di ammettere: scrivo.

Partiamo dal tuo romanzo storico “Florence”, uscito da poco per Baldini & Castoldi. Un sottotitolo al libro.

L’uomo che ritrovò se stesso.

Come ti sei documentata per ambientare un romanzo nel primo Novecento, in particolare il periodo attinente la prima guerra mondiale?

Libr, libri, libri fino al soffitto. E foto. Internet, stando attenta alle bufale, e poi molta letteratura del periodo. E un occhi particolare ai giornali dell’epoca. Nulla ti restituisce la cifra storica e sociale di un’epoca come gli articoli di un quotidiano.

Ludovico, il protagonista, è un giornalista de La Nazione che ha fatto la sua gavetta, essendo partito come archivista ed essendo divenuto cronista. Le sue posizioni sulla guerra sono decisamente interventiste e oggi – che siamo quasi all’unanimità contrari alla guerra – quelle idee ci sembrano così lontane. Quali erano le motivazioni di chi era a favore dell’entrata in guerra?

Molte e tutte diverse: interessi, politica, ideologia, soldi. Alla fine, c’erano gli illusi e chi credeva veramente al sogno delle terre irredente e al completamento dell’Italia. C’erano calcoli politici che oggi sembrano puerili e ingenui. C’erano interessi cui era difficile sottrarsi e il solito cerchiobottismo tutto italiano. C’era pure chi cercava di sgomitare per trovare un posto al sole, o cercava di guadagnare di più. Cinico e balordo, ma è così. A guardare ora le motivazioni che portarono l’Italia in guerra, ci si rende conto che erano davvero risibili.

Ludovico è un personaggio che alla fine del romanzo si evolverà…

Si evolve perché mette sul piatto della bilancia ciò che era e ciò che è diventato. Fa i conti con se stesso, o meglio: è costretto a farli e a vivere una sorta di palingenesi. Confrontarsi con i propri fallimenti, con la differenza tra ciò che si è e ciò che si immaginava di avere è un’operazione non facile e certo non indolore. La guerra rappresenta l’innesco, ciò che fa esplodere un conflitto interiore latente. Uno di quelli pesanti, che non si vuol guardare e che “si nascondono sotto il tappeto” perché affrontarli è troppo complicato.

floLe donne più importanti di questo romanzo sono due: entrambe, a loro modo, controcorrente: Claudia e Irene. Perché tutte e due sfidano la così detta “convenienza” di società, ma in maniera molto differente. Sei d’accordo?

Quando ho descritto Claudia e Irene ho pensato alle donne di oggi. In un certo senso, Florence è un romanzo a favore delle donne, della loro libertà di scelta e della crescita che ciascuna di noi deve percorrere per raggiungere ciò che vuol essere e cosa vuol fare della propria vita.

Purtroppo, capita che alcune donne si trovino a dover fare i conti con mariti, compagni, familiari violenti, così come accade a Claudia. Lei è prigioniera del suo ruolo, di convenzioni sociali che dicono che una moglie deve sapersi tenere un uomo a qualunque costo, e non è un’affermazione che vale solo per la società dei primi del Novecento. Penso alle parole delle vittime così come sono raccontate in “Se questi sono gli uomini” di R. Iacona, libro che mi ha molto colpito, che parla anche del condizionamento sociale cui sono sottoposte le donne ancora oggi.

E poi c’è Irene, che, come le nostre adolescenti, cerca la sua strada di vita e la sua identità. Ma lo fa con la sua testa, e con una maturità intellettuale che la pone al di sopra della massa, sbagliando e scegliendo di essere se stessa.

Da una parte, dunque c’è il subire un ruolo, dall’altra il rifuggire determinati schemi. Questo è un tema caldo, che mi sta a cuore e che, almeno per me, è di fortissima attualità.

I luoghi vanno dalla Marna al Chianti: quanto conta, nella tua narrazione, il territorio?

Tanto. Il territorio è memoria, storia, vissuto. Ci sono storie che possono essere raccontate solo in determinati luoghi. Greve e Firenze più della Marna, sicuramente. Così come lo è la Sicilia, la mia terra madre, di cui vorrei poter scrivere. E poi, in questo romanzo, Firenze è una sorta di personaggio muto.

Ora alcune domande su di te. Sei un’insegnante: tre provvedimenti che prenderesti a proposito di scuola (con effetto immediato!)

Via questo orribile e inutile legge sulla buona scuola. Gli insegnanti non possono essere deportati o essere vittima di aut aut. Soprattutto, un preside non è un manager e la scuola non è un’azienda.

Istituire un’educazione all’affettività e alla fisicità che non significhi solo educazione sessuale ma rispetto per chiunque, al di là di ciò che prova, sia esso maschio, femmina, gay, di colore o di religione diversa, che ami indossare i pantaloni a pois o sia grasso. Insomma, insegnare il rispetto e l’amore per il proprio corpo e per quello altrui. Perche del body shaming si parla poco ma è una piaga come e più del razzismo.

Dedicare tempo sin dall’asilo alla lettura. Creare biblioteche di classe, introdurre sgravi fiscali per l’acquisto di libri, anche in convenzione con le scuole.

Da insegnante noto uno spaventoso impoverimento del vocabolario dei nostri ragazzi, che spesso non sanno il significato di termini per noi comuni, o hanno difficoltà a leggere a alta voce. Ecco, una persona che non legge è una persona che non pensa, e una persona che non pensa non potrà  mai essere un cittadino responsabile, vivrà di pregiudizi inculcati da altri e non avrà mai quella elasticità mentale che oggi è un requisito fondamentale per essere poi elettori attenti e partecipi. (scusate il pippone, ma l’insegnante di diritto che è in me ha scritto questa parte di intervista)

Raccontaci l’ultima volta che ti sei arrabbiata (e perché)

Due minuti fa. I miei figli che hanno seminato per casa i Topolini e non li hanno rimessi in ordine. Due minuti fa. (ovviamente dopo cinque o sei richiami) E prima che mi accusiate di essere una madre rompiscatole, vi chiedo: secondo voi è normale trovare libri e fumetti nascosti sotto i tappetini del bagno?

L’ultima volta che hai riso di gusto 

Due minuti fa, in relazione ai Topolini di cui sopra. Con i miei figli, che mi hanno risposto che i giornali e i libri lasciati per terra genereranno alberi di fumetti. Hanno otto e dieci anni, sono due forti lettori e hanno un’ironia tremenda.

Raccontaci l’ultima volta che hai tentato inutilmente

Perdere peso, ma dobbiamo parlarne proprio? Dovrei passare la parola alla mia bilancia e non mi sembra il caso…

L’ultima volta che hai tentato con successo

Ma sai che non lo so? Io chiedo sempre. Il mio mantra è “chiedere è lecito, rispondere è cortesia”. E di questo ne sa qualcosa il mio ufficio stampa. (sventola mano in segno di ringraziamento)

L’ultimo desiderio

Fa molto condannato a morte. Comunque: veder arrivare il mio pc nuovo e rimettermi a scrivere. Se non scrivo sto male.

L’ultima malinconia

Gli amici che si son allontanati. Mio padre che non potrà leggere questo libro. I sogni inutili e la fatica perduta a inseguirli. In una parola, il tempo che passa.

Due pregi e due difetti

Pregi? Mmh. Tenacia e resilienza

Difetti. Decisamente due: sono vendicativa e disordinata

A cosa stai lavorando ora?

Altro storico, sul fascismo, altro periodo caldo. Moooolto complicato. Ma non mi piacciono le cose facili. Se avessi voluto fare le cose facili, mi sarei data alle sceneggiature dei porno.

Salutaci con una citazione da “Florence”

“Tutti hanno bisogno di qualcosa a cui tornare, che sia una persona o un luogo.”

E grazie per la tua gentilezza!

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2 risposte a STEFANIA AUCI

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Da seguire, grazie

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