Georges Mazilu

Oggi vi voglio parlare di un artista rumeno che mi ha colpita, Georges Mazilu.

Georges-Mazilu-jpgNato in Romania nel 1951, Mazilu è noto per il suo stile caratteristico che collega il surrealismo contemporaneo con l’arte del Rinascimento del Nord. I suoi quadri ritraggono figure misteriose apparentemente catturate in profonda contemplazione, come Le dame au chignon qui a fianco o congelate nel mezzo di rituali enigmatici.

Recuperando informazioni su di lui, ho scoperto che  è residente in Francia dal 1982, partecipa regolarmente ai principali salotti parigini d’arte  (Salon de Figuration Critique , Salon de Artistes Indépendants , etc.) e alle mostre in Europa e negli Stati Uniti.

Mi sono imbattuta casualmente nelle sue opere, cercando sul web delle figure che travalicassero la dimensione umana per sconfinare nella bestialità o nella danza circense. Quando ho visto i suoi quadri ho notato la forza degli sguardi, lo straniamento della fisicità, il tepore del colore della pelle – spesso in contrasto con uno sfondo più oscuro che scuro -, la tristezza che trapela da una condizione di prigione invisibile, alleggerita però da un elemento ludico o di sollievo: giocolieri, tamburi (l’immagine qui sotto si intitola Le Tambour), vestiti carnevaleschi e altre promesse di festa, che restano sempre a uno Georges Mazilu artiststadio illusorio o come se fossero appena cominciate.

Credo che la potenza dei suoi dipinti risieda proprio in questo contrasto tra bellezza traslata e consapevolezza delle deformazioni della vita.

Per risolvere tale discrasia, resta solo una strada, quella del gioco, un gioco fatto di tornei, musica, adunate, cavalcate su animali improbabili che possono anche manifestarsi come ibridi appiccicati: testa d’uomo, corpo di bue, zampe anteriori canine e posteriori caprine, come nell’inquietante dipinto qui sotto, intitolato Guerrier, dove ogni centimetro di tela pare celare una metafora e, quindi, una domanda:

– perché l’uomo che cavalca tocca l’orecchio dell’uomo cavalcato?

– perché si assomigliano?

– cosa significa la triplice rappresentazione animale, che culmina con testa d’uomo?

Georges Mazilu 1

Forse la spiegazione è semplicemente una: l’uomo sta toccando l’orecchio dell’animale per indurlo a correre più veloce. Infatti, come ha dichiarato Mazilu:

«I miei animali hanno spesso teste umane, perché cerco di creare una complicità tra l’animale e l’umano. Quando dipingo un uomo o un animale, mimo la sua espressione. I miei animali sono spesso ibridi e anche i personaggi umani, perché io non sono un pittore realista. Mi interessa solo l’emozione, voglio lasciare spazio alla fantasia interpretativa dello spettatore. Se dovessimo cercare un messaggio in tutto il mio lavoro, questo sarebbe l’assurdità della nostra esistenza. Ma cerco di esprimere il mio pessimismo con immagini strane, a volte comiche».

Al di là di alcune ricorrenze – la cavalcata, l’angelo, la mistura, i corpi di donna incurvati e nudi, l’espressione del soggetto, L’homme à la balancesempre protesa verso un nulla che non riusciamo ad afferrare – e di una rappresentazione a tratti distopica, si avverte una dolcezza, nella pacatezza dei movimenti, una ricerca di equilibrio di cui forse L’homme à la balance qui a fianco può tradursi sintesi. Tanto la luce accentra lo sguardo, quanto il buio si soffonde alle spalle. La mostruosità dell’ibrido è compensata dalla mitezza degli occhi, la sproporzione delle orecchie e del corpo è perfettamente calibrata negli spazi e li domina, pur conferendo alla posa un’apparente precarietà. E la bilancia, strumento del pesare e dell’equilibrio per eccellenza, è sospesa grazie a due dita.

Vi invito ad andare sul sito dell’artista ( Georges Mazilu) e a visitare l’intera sua produzione, dagli anni ’80 ad oggi, per restare piacevolmente inquietati ma soprattutto incantati dalla magia della sua arte.

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2 risposte a Georges Mazilu

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Francamente fa cose belle mi pare

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