ALESSIO ROMANO

alessio

ATTIVITA’: scrittore

SEGNI PARTICOLARI: ho un neo a forma di cuore sul braccio destro.

LO TROVATE SU: http://www.solosigariquandoefesta.it

Quando da piccolo ti chiedevano che lavoro avresti voluto fare, cosa rispondevi?

Ho sempre sognato di diventare uno scrittore. Ancora prima di imparare a leggere e scrivere, dettavo delle poesie a mio padre che le scriveva per me.

E quando te lo chiedono ora?

Mi piacerebbe, prima o poi, avere a che fare con il mondo del cinema e con quello del fumetto.

È da poco uscito per Bompiani il thriller “Solo sigari quando è festa”. Un sottotitolo al libro.

Una richiesta di amicizia su Facebook può trasformare la tua vita in un incubo?

Il romanzo si apre con il terremoto del 6 aprile 2009 e tu dai una descrizione molto empatica dell’impatto dello stesso sul protagonista. Tu dov’eri quando è accaduto?

A Bologna. Stavo tornando a Pescara da Milano, ma all’ultimo momento, biglietto del treno già fatto, ho deciso di rimanere a dormire da un mio vecchio coinquilino. Ho studiato Lettere a Bologna e ho approfittato per fare una serata in città. Pensare che il mio treno sarebbe arrivato proprio alle 3 e un quarto, pochissimi minuti prima della terribile scossa, che, anche se a Pescara non ha fatto vittime o danni,  si è sentita fortissimo pure lì. Invece a Bologna sono stato svegliato molto presto da una telefonata di un amico di Padova che mi chiedeva come stavo, dato che aveva visto i primi telegiornali del mattino. Tempo di realizzare cosa era successo e sono partito per L’Aquila, dove insieme a un amico, sono rimasto una settimana a cercare di dare una mano durante i terribili momenti dell’immediata emergenza.

L’Abruzzo è quasi un personaggio, con le sue particolarità, i suoi prodotti tipici, le atmosfere, la quotidianità della gente. E il modo di rispondere, anche alle avversità. Porvi a darci una definizione di questa “abruzzesità”?

Si dice che siamo “forti e gentili” e un po’ mi ritrovo in questa definizione. Ho provato a mettere dentro questo romanzo tutto il mondo della mia infanzia, dei miei amici e parenti, quello delle mie radici. L’ho fatto con ironia e grande affetto per una terra selvaggia e moderna al tempo stesso, che vede montagne e mare molto vicine. Essere abruzzesi significa essere ruvidi e pratici come i montanari e sguaiati e curiosi come i marinai. In questo il mio modello letterario di riferimento è stato John Fante, soprattutto per lo splendido ritratto del padre: un muratore emigrato dall’Abruzzo.

sigariIl tema del thriller parte dai social e con esso si intreccia. Ci puoi anticipare un profilo del Ragno, lo strano soggetto che pubblica post abbastanza inquietanti e a cui paiono legate le morti dei suoi contatti?

“Il Ragno” è una presenza malefica, approfitta dell’esibizionismo di noi tutti utenti di social, per carpire informazioni e colpire e uccidere senza pietà. Ma è anche una minaccia che viene dal passato e che fa tornare in vita fantasmi dimenticati.

Devo dirti che ho molto apprezzato, oltre alla tua scrittura e alla storia, la rappresentazione delle donne. Qui ci sono donne sveglie, psicologhe accanto a lap-dancers, però tutte in qualche modo hanno potere decisionale sulla loro vita.

Sono le donne che ho avuto la fortuna di incontrare nella mia vita. In molte situazioni ho avuto la netta impressione che le donne siano davvero più capaci degli uomini di prendere decisioni importanti in poco tempo, di razionalizzare e analizzare una situazione e trovare una soluzione. E poi, sono tutte donne molto belle, donne che sanno tentare e sedurre.

Mi ha molto colpita il rapporto di Nick con suo padre, malato di Alzheimer. Il figlio si riferisce a lui chiamandolo solo col nome di battesimo, Ivo. Eppure questo non significa prendere le distanze, perché Nick, in qualche modo, si occupa come può del genitore…

È un rapporto di odio e amore al tempo stesso. Il povero Nick ha visto la città dove vive ridursi in un cumulo di macerie e subito dopo ha visto il padre colpito da un vero e proprio terremoto dell’anima, attraverso la perdita della sua memoria. Questo rapporto è fondamentale per il libro e anche il titolo viene da lì.

Una cosa che ti piace del mondo della scrittura.

Gli incontri con il pubblico: sono l’antidoto migliore alle ore di lavoro solitario passato davanti al monitor.

Una cosa che invece non sopporti.

L’invidia.

Due tuoi difetti e due pregi

Sono pigro e goloso. Credo si essere generoso e sincero. O almeno lo spero.

L’ultima volta che hai mentito. Ce la racconti, la bugia?

Nella risposta alla tua ultima domanda. Ho scritto che “credo” e “spero” di essere sincero e generoso. In realtà ne sono convinto!

L’ultima volta che ti hanno ingannato.

Sto ancora aspettando dei pagamenti per degli eventi culturali che sono stato chiamato a organizzare. Speriamo bene…

Dal momento che il protagonista del romanzo è ricercatore e studioso di orsi, in Abruzzo, ti domando: cosa ti piace di quegli animali?

Sono un po’ il simbolo dell’Abruzzo, dei suoi parchi, insieme ai lupi e alle aquile. E mi sono molto simpatici per almeno una cosa che abbiamo in comune: l’iperfagia preletargica di cui spesso sono vittima anche io.

L’ultimo sogno realizzato

La pubblicazione di questo romanzo.

L’ultima caduta 

Al mare, l’altro giorno, mentre giocavo a racchettoni ho fatto una caduta davvero buffa davanti a un gruppo di belle ragazze.

L’ultimo sorriso

Sono stato ad Amalfi per presentare il libro. E ho scoperto dei posti dove non sorridere è impossibile.

Progetti?

Ci sono almeno un paio di romanzi che vorrei iniziare a scrivere al più presto. Ma è prematuro parlarne.

Salutaci con una citazione dal libro

Scelgo l’incipit: “A nessun uomo dovrebbe essere consentito il rischio di morire così, congelato di paura e senza alcuna possibilità di fare i conti con i propri rimpianti.”

 

 

 

 

 

 

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Una risposta a ALESSIO ROMANO

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Grazie

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