Il buio ha paura dei bambini

buio

Emilio Marrese, Il buio ha paura dei bambini, Piemme Editore, 2015

L’essenza dell’ultimo libro di Emilio Marrese la si ritrova appieno nel titolo, che sembra un gioco di parole ma che gioco di parole non è. Incasellare questo romanzo in un dato genere è un’impresa piuttosto ardua ed anche un po’ leziosa: romanzo di formazione? giallo? noir? Ci importa veramente mettere un marchio su ogni cosa? A me personalmente no, anche perché – capitolo dopo capitolo – la sensazione di trovarsi di fronte ad un certo tipo di romanzo viene prontamente fugata ad ogni sfogliar di pagina, per cui non rimane che rinunciare e limitarsi a fornire solo qualche elemento partendo dalla trama.

Anni ’70. Angelo è un bambino, figlio della Napoli popolare e appena rimasto orfano: una fuga di gas, un’esplosione e un intero palazzo che si disintegra con i suoi genitori dentro. Da lì inizia un percorso fatto di crescita, silenzi e vuoto che lo porta da Napoli a Piombino e infine a Bologna. Dalla nonna agli zii, fino ad una pre-adozione. Un distacco dalle proprie origini che si fa via via più profondo, ma che lo porta in una città del nord, in una bella casa sui colli bolognesi, in una famiglia che non aspetta altro che un figlio da abbracciare per definirsi perfetta.

Attraverso gli occhi di Angelo, Marrese ci riporta alla mente l’Italia – e soprattutto la Bologna – di un tempo: quella che non c’è più, ci verrebbe da dire, quella del leone dei giardini Margherita, delle prostitute di via delle Oche, quella delle partite a calcio in cortile, quella delle contestazioni studentesche, quella del Bologna dei vari Mancini, Roversi e Massimelli, quella delle radioline a transistor gracchianti nelle domeniche di primavera e sintonizzate sempre su Tutto il calcio minuto per minuto. Mischiando la cronaca alla pura e romantica rievocazione, l’amarcord assume viva via toni sempre più foschi a contorno di un’infanzia fatta di sentimenti non manifestati e di cinismo, di tutto e di niente al tempo stesso, in cui l’età della spensieratezza diventa quella della di privazione. Non la semplice privazione di un giocattolo o di una leccornia, ma quella più incolmabile che ti lascia dentro quel nero che non riesci a far uscire.

Allora tutto cambia e gli occhi di Angelo ti portano sempre più lontano da dove ci si aspettava, sempre più verso il buio.

Recensione di Nicola Arcangeli

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2 risposte a Il buio ha paura dei bambini

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Non mi mette di buon umore.bacio

    • Nicola Arcangeli ha detto:

      Non è certo un libro innocuo, ma lascia il segno e non è cosa da poco in un mondo letterario in cui troppi libri si fanno dimenticare non appena sfogliata l’ultima pagina. Un saluto.

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