Recensioni al massimo: La giovane morte di Mario Pietrantoni

Titolo: La giovane morte di Mario Pietrantoni

frass

Autore: Enrica Belli

Editore: Frassinelli

Euro: 15,00

Anno: 2015

Chi ha ucciso Mario Pietrantoni, giovane promessa già affermata del ciclismo italiano? A indagare è chiamato il commissario Linguini, di origini napoletane e poco a suo agio in terra abruzzese: il sogno è tornare in Campania, ma deve prima risolvere questo caso, che si presenta complesso sin dall’inizio. Due persone, infatti, si autoaccusano del delitto: un contadino che avrebbe agito per punire la vittima a causa di un furto d’uva e un giovane benestante del luogo per questioni legate a una ragazza. Linguini non ha figli e avrebbe tanto voluto essere il padre di uno come Mario: perciò s’impegna con tutte le sue forze per trovare il vero assassino, non credendo alle due confessioni. Siamo nel 1931 e la presenza fascista è molto forte anche in quel tranquillo angolo d’Abruzzo. Non essendosi mai allineato al regime e al partito, Mario non era visto di buon occhio e il commissario decide di concentrare le indagini in quella direzione.

Il romanzo si sviluppa su due piani narrativi separati, che si alternano fra loro. Da un lato assistiamo, infatti, alla descrizione della famiglia Pietrantoni e dei rapporti che intercorrono fra i suoi membri: poveri contadini, guidati dalla figura dell’anziana Antonia, nonna di Mario. Proprio lei regala al nipote la prima bicicletta, incoraggiandone i sogni di gloria e di ricchezza ma suscitando le invidie del padre di Mario, che si è sempre visto scavalcato nel proprio ruolo di capofamiglia. Dall’altro lato si svolge l’inchiesta portata avanti da Linguini, il quale, dopo aver battuto varie piste, troverà l’intuizione giusta che lo porterà alla dolorosa soluzione del caso. Sullo sfondo la vita di un paese rurale della provincia di Chieti attraversato dal fiume Alento e in cui lo scorrere del tempo è scandito dalle varie fasi della lavorazione dei campi. Un romanzo che mi ha ricordato le tante estati trascorse in un posto simile proprio in Abruzzo e, anche per questo motivo, l’ho apprezzato particolarmente.

Il punto massimo:

Quel giorno e nei giorni seguenti quel nome – Girardengo – e quel pensiero – il ciclismo, i soldi che piovono da un cielo carico sotto vagoni di ragazzini felici in bicicletta – presero a ribollirgli nella testa. Quando era sicuro di esser solo, in una stanza buia o in mezzo a filari di granoturco, provava corse sul posto con le gambe che invece di tracciare linee rette sulla terra disegnavano cerchi nell’aria, con le ruote che andavano veloci e si scioglievano in tracciati inesplorati, disponeva le braccia parallele sul suo manubrio immaginario. E lire di carta e di metallo gli rimbalzavano nella testa, insieme a telai e copertoni gli facevano da sottofondo costante ai pensieri e alle azioni.

Recensione di Massimo Ricciuti

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Una risposta a Recensioni al massimo: La giovane morte di Mario Pietrantoni

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Grazie

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