Reportage su Camilla Läckberg

di Federica Belleri

Camilla

Sono circa le 10 del mattino. È sabato 16 maggio e mi trovo al Salone del Libro di Torino in attesa di incontrare Camilla Läckberg per Libroguerriero. Sono emozionata, è la mia prima intervista con una scrittrice di questo calibro. Camilla arriva, elegantissima in total blu, i suoi occhi azzurri risaltano alla perfezione. Si siede sul divanetto del Lounge Bar, al Circolo dei Lettori. Si dimostra da subito interessata, cordiale e determinata. Parla del passato, dello scarso rapporto della Svezia con la storia, dato anche dalla posizione neutrale del suo paese durante la guerra. Lei, al contrario, è affascinata da ciò che è stato,  ama guardare le vecchie foto di parenti e amici. Ha partecipato con entusiasmo al programma televisivo “Chi pensi di essere?”, proprio per poter ricostruire l’albero genealogico della sua famiglia. Ha spiegato poi un tema che la affascina particolarmente, quello del male; secondo lei ognuno di noi nasce con il male dentro, oscuro e a tratti grottesco.

Alcuni suoi personaggi incarnano il male, altri lo esorcizzano, in un mix tra fumetto e avventura. Altri ancora si completano e diventano una coppia, un unico protagonista. Come Erica e Patrik. Lei scrittrice, lui poliziotto. Interessante la creazione dei due: inizialmente Camilla aveva pensato solo a Erica ma, non potendo lei da privata cittadina, accedere ai fascicoli delle indagini in corso, le ha affiancato Patrik, poliziotto carino, trentacinquenne e single. I contatti di Camilla con i giallisti italiani sono piuttosto limitati, purtroppo. La Svezia esporta, non importa. Un mito assoluto per lei è Italo Calvino.  Per quanto riguarda le serie tv, è rimasta colpita da “La Piovra”, con Michele Placido.  Sorridendo, racconta del rapporto che ha con gli abitanti di Fjällbacka, luogo di mille anime, dove ambienta i suoi romanzi; aveva il terrore che la odiassero, invece si sono dimostrati entusiasti e orgogliosi di questo successo e spesso le chiedono di mettere un cadavere nel loro giardino. Di cosa dovrebbero avere paura? In realtà è poco plausibile che avvengano un paio di omicidi al mese, in un paese così piccolo!
segreParlando del modo in cui si dovrebbe scrivere un giallo, Camilla è convinta che studiare, informarsi e seguire regole precise sia un must; solo con le adeguate competenze poi, ci si può permettere di spaziare e di non seguire i canoni prestabiliti. Ha portato l’esempio delle regole di “etichetta”; una di queste, lei trova sia meravigliosa. Un bicchiere di vino rovesciato a tavola, da un ospite. Il padrone di casa, per toglierlo dall’imbarazzo, dovrebbe rovesciarne uno a sua volta….andando oltre la regola…. Camilla ama scrivere, non c’è dubbio. Vuole intrattenere i suoi lettori, distrarli per qualche ora dal quotidiano, non sempre facile. Non ama affrontare grandi temi, come l’ambiente o la globalizzazione. Preferisce toccare con mano la realtà che la circonda. Perciò,  ne “Il segreto degli angeli” parla di razzismo; ha voluto evidenziare la presa di posizione di un partito politico svedese con idee xenofobe, votato da parecchi suoi concittadini, che lei disapprova in toto. Racconta di violenza domestica, su donne e bambini; di omosessualità,  che in Svezia non fa scalpore.  Infatti Camilla ha tanti amici gay che la frequentano senza alcun problema; si è avvicinata a loro pure sua madre, donna cattolica praticante che vive da sempre a Fjällbacka.

Camilla ha parlato di sé.  È una donna d’affari con obiettivi precisi, a medio e lungo termine, tecnica che applica anche per scrivere i suoi romanzi. Scrive libri di cucina, per bambini, è impegnata nel sociale. Ha partecipato in Svezia al programma tv “Ballando con le stelle” e sta continuando a perfezionare il ballo latino-americano. Crea gioielli e sta provando a scrivere testi di canzoni. Ora si sta impegnando nella stesura di libri che avvicinino gli anti-sportivi come lei all’esercizio fisico. L’avreste mai detto? Camilla Läckberg che non ama l’attività fisica? Pensate che il suo fidanzato pratica arti marziali e ha un ottimo allenamento fisico. Spesso la invita a correre con lui. Morale? Dopo mezz’ora lui è freschissimo, lei è devastata e sente il sapore del sangue in bocca! In modo molto simpatico e coinvolgente racconta di come ha iniziato, firmando copie del suo primo romanzo nei supermercati, in Svezia si usa. Spesso i clienti, non riconoscendola, le chiedevano informazioni sui prodotti venduti. Oppure le è capitato di presentare il suo libro a due, tre persone. O, ancora, in una sala di cinquecento posti, trovarsi a parlare dell’aspettativa di paternità del suo protagonista Patrik, davanti a 498 donne interessate e 2 uomini costretti a stare lì… Camilla Läckberg si è abituata alle critiche. I suoi libri hanno venduto oltre 15 milioni di copie in tutto il mondo, potranno non piacere a qualcuno, non vi sembra? La critica è l’opinione del singolo, che magari non ama il giallo…In Svezia ad esempio si tende a parlare bene di chi vende poco e male di chi vende tanto. Le è capitato ad esempio di ricevere critiche eccellenti dal Washington Post o dal New York Times e di vederle smontate dai giornalisti svedesi.

Camilla2

L’importante per lei, è andare avanti, scrivere per sé e per i propri lettori.  Potrebbe pure non avere una penna fluida o capace, però i suoi libri vendono… In Svezia i tempi per la pubblicazione di un manoscritto, sono piuttosto lunghi, come in Italia. Per questo molti giovani scrittori si rivolgono al self publishing. Cosa che lei non approva. Il passaggio in una casa editrice, secondo lei, è fondamentale. Ci potrebbero essere modifiche interessanti da fare e consigli da ricevere per poter raggiungere il grande pubblico. Camilla ha poi concluso la chiacchierata svelando l’origine del titolo “Il segreto degli angeli”. Deriva da “Angel’s maker”, la fabbricante di angeli. Secondo la tradizione svedese e tedesca, esistevano donne nell’800, pagate per curare e allevare bambini che le madri biologiche non potevano crescere. Alcune di queste donne li ritenevano un peso e un costo eccessivano, perciò li uccidevano. Una di queste donne, citata anche nel suo ultimo romanzo, ne aveva uccisi otto, soffocandoli nella vaschetta di metallo utilizzata per il bagnetto. È stata poi identificata e condannata a morte. Per Camilla, una madre che uccide è molto più crudele di un padre, perché demolisce l’immagine di cura, di amore e di accudimento.

Camilla Läckberg.  È stato splendido ascoltarla e condividere con lei un’ora preziosa. Ne vado fiera. Ma non lasciatevi incantare dalla sua dolcezza, è una donna molto forte. Alla prossima.

 

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Una risposta a Reportage su Camilla Läckberg

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    🙂

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