Intervista a Sara Bilotti

saraSe dico che l’autrice napoletana Sara Bilotti (nella foto) è brava, bella, in gamba, acuta, ironica e piena di luce sembro di parte, perché sono sua amica. Ma chi la conosce e ha avuto modo di apprezzarla, sa di cosa sto parlando. In molti hanno amato la sua prima avventura nel mondo editoriale, la raccolta di racconti Nella carne, con cui Sara ci ha fatto conoscere una scrittura piena di grazia e forza, capace di entrare nel vivo della passione, delle ferite, delle ombre. Una scrittura che ho ritrovato anche nella grande avventura che l’editore Einaudi ha voluto portare avanti con lei: una trilogia erotica tinta di tensione e noir, di cui parleremo nell’intervista sotto. Esce domani Il perdono, terzo libro di questo progetto legato al personaggio di Eleonora, la protagonista, dopo L’oltraggio (qui da me recensito per Marie Claire.it) e dopo La colpa.

Ecco la sinossi de Il perdono:

Le mattine di sole nell’accogliente campagna toscana hanno reso più dolce la vita di Eleonora. Da quando si è trasferita nell’agriturismo di Emanuele, ha per la prima volta sentito di appartenere a un luogo, e a un uomo. Lui sa far vibrare ogni corda del suo desiderio, anche la più inconfessabile, e le ha offerto un nido dove trovare pace. Ma Eleonora non può trovare pace, perché nel suo cuore c’è anche un altro uomo, Alessandro, che per giunta è il fratello minore del suo compagno.

Il fragile equilibrio si rompe quando Emanuele tradisce la fiducia di Eleonora. Lei reagisce scappando, come fa da sempre. Per troppi anni è fuggita da se stessa, dall’offesa imperdonabile della mancanza d’amore. Ora però è arrivato il momento di fare i conti con il passato, per quanto doloroso. È arrivato il momento di capire, di scegliere. Forse il suo corpo sa già la verità, perché il corpo sa tutto.

Vorrei partire con un tributo ad Eleonora, che ho trovato di un’umanità intensa. Sei stata molto brava a restituirla al lettore in tutte le sue debolezze, facendo di lei una protagonista differente, non stereotipata, protesa verso le situazioni, le atmosfere, le suggestioni della bellezza. Se mi chiedessero di inquadrarla nelle sue qualità di personaggio narrato, io risponderei: la sincerità e la capacità percettiva. Sei d’accordo? Vuoi aggiungere altro?

Sono assolutamente d’accordo, (difficile che non sia d’accordo con te!). Aggiungo solo che il prevalere dell’istinto, in una donna come Eleonora, provoca tormento proprio a causa della sua capacità percettiva, ed è per questo che a tratti la mia protagonista diventa quasi respingente: il tormento e il senso di colpa spesso provocano comportamenti autolesivi e una certa incoerenza.

Nella domanda precedente ho nominato la bellezza. Ti chiedo se mi dai una definizione di quello che è per te la bellezza e se sei d’accordo che sia, in parte, anche essa il filo conduttore della ricerca di Eleonora.

Lo studio dei classici mi ha insegnato che la bellezza è spesso terrore. Sembrerebbe una definizione negativa in assoluto, eppure è proprio in tale stato di paura che proviamo la sensazione di intuire il senso profondo della vita. Lo smarrimento nei confronti della natura, di un opera d’arte, di un sentimento potente, ci avvicina a noi stessi in modo violento. Ecco perchè, come giustamente dici, il filo conduttore della ricerca di Eleonora è la bellezza: solo grazie a essa riesce a ritrovare frammenti di identità che ha perduto durante il cammino.

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I due uomini tra cui il suo cuore – e si suoi sensi – sono combattuti, i fratelli Alessandro ed Emanuele, sembrano molto diversi, io però li trovo complementari. L’indecisione di Eleonora, il suo essere sballottata da una duplice passione induce il lettore a riflettere anche sull’esclusività di un amore, che, forse, subisce condizionamenti culturali. In sostanza, viene da domandarsi: e se questo amore si moltiplicasse?

Credo sia capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di dire: se potessi unire le caratteristiche di queste due persone troverei la mia anima gemella. In realtà non va mai così: anche se ci capita inciampare in una persona che possiede i doni su cui fantastichiamo, finiamo per innamorarci di altro. I meccanismi dell’amore sono complessi quanto quelli dell’intuizione e dell’intelletto, dunque non escludo la possibilità di provare sentimenti fortissimi per più persone. A me non è mai capitato, sono una donna di passioni esclusive e testarde. Ma devo anche dire che vivo da sempre i sentimenti senza condizionamento alcuno, e sono convinta che la totale libertà di scelta porti a concentrarsi su un unico obiettivo con grande determinazione e sicurezza.

A proposito di condizionamenti culturali: Eleonora riesce ad affrancarsi da essi? E dai sensi di colpa, che comunque ne sono conseguenza?

Senza svelare troppo, posso dire che il cammino che fa Eleonora l’aiuterà a svelare non solo i segreti di Bruges, ma anche quelli che tenta da anni di nascondere a se stessa. Primo tra tutti, un copione che è stato scritto per lei e che neanche immaginava di recitare. Si libererà dei fantasmi del passato, ma come sempre nei miei scritti le scelte non portano a cambiamenti rivoluzionari. Non esiste una divisione netta tra bianco e nero, e da alcune schiavitù non ci si affranca mai del tutto.

Un sottotitolo per ciascuno dei tre romanzi:

– L’oltraggio: Il palcoscenico della vita

– La colpa: Il potere del silenzio

– Il perdono: Il nemico è dentro di te

Se ti chiedessi di tirare le somme? Raccontaci tre cose che ti hanno arricchita, dal punto di vista umano, dopo questa esperienza sicuramente importante.

Dal punto di vista umano ne esco abbastanza sconfitta: ho finito purtroppo per dare per scontate cose una volta difficili da accettare, per chi come me pratica la gentilezza e il rispetto. Ma tra tanta ipocrisia e veleno ho visto spuntare fiori bellissimi, sono nate amicizie meravigliose, alleanze che alleviano gli affanni, che nulla chiedono in cambio se non emozioni e dolori condivisi. Ho conosciuto persone che vivono per i libri, dedicano a essi la maggior parte del loro tempo libero, organizzando presentazioni, incontri, letture di gruppo, fornendo gratuitamente cibo per la mente.

Il lavoro dell’artista, in generale, richiede una grande dose di coraggio, soprattutto quando si crea senza praticare il distacco. E‘ come camminare sul bordo di un precipizio, in perenne rischio di caduta. E a volte basta una parola con le mie amiche scrittrici (come accade con te!) o con i lettori appassionati per ritrovare l’equilibrio.

E adesso, salutandoti, ti chiedo tre cose più tecniche che hai imparato.

– Bere almeno un bicchiere di prosecco prima delle presentazioni (aiuta a ridere di se stessi)

– Fare una battuta terribile per mettere in imbarazzo il relatore ed evitare così di rispondere a domande troppo difficili (“Tecnica della risatella“, termine coniato dalla mia amica Patrizia Rinaldi)

– Segnare su un quadernino nero, a scopo di depistaggio, i nomi di chi in rete condanna la deriva delle case editrici, la morte della letteratura e lo strapotere del mercato (alla prima occasione ti sommergono di manoscritti)

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Una risposta a Intervista a Sara Bilotti

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    grazie bacio

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