Leonardo. Il genio che inventò Milano

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Uscito da poco per Garzanti, Leonardo. Il genio che inventò Milano (240 pp, 16,90
) è un saggio scritto da Marina Migliavacca, ex manager editoriale, ma anche giornalista, traduttrice, sceneggiatrice e autrice di libri per ragazzi e adulti, tra cui ricordiamo il romanzo storico Il segreto della monaca di Monza (Fabbri, 2014).

Milano e Leonardo, un connubio destinato a incidere su entrambe le parti: la città, perché da quest’incontro esce più ricca, più bella, più complessa. L’artista, perché vi accede per la prima volta a trent’anni – nel 1482 – e se ne va via dopo quasi altri trent’anni e dopo avervi consumato la parte più importante della sua vita. Ma non solo: nel capoluogo lombardo il giovane estro ha modo di concepire – rispondendo ai tentativi, propri del Rinascimento, di dominare e armonizzare gli spazi – quella che già nei suoi sogni è la città ideale: ed eccolo misurarsi nei panni di ingegnere e di architetto.

A Leonardo piace pensare in grande, sognare programmi edilizi e urbanistici, mescolando l’ingegneria delle acque e lo studio dei doppi livelli, reinventando i sestieri e abbozzando case di abitazione.

Leonardo ottiene l’incarico a seguito di un curriculum abilissimo dalla modernità sconcertante, con una missiva che vuole stupire l’interlocutore – il celebre Ludovico il Moro, duca di Milano – e di fatto ci riesce, grazie ad effetti speciali, quali ad esempio la promessa di rivelare “segreti” sulla costruzione di strumenti bellici. “Il rischio è quello di passare per uno che le spara grosse” commenta Marina Migliavacca, col suo buonsenso. Ma Ludovico ha fiuto o forse semplicemente ha bisogna di una figura come Leonardo e così coglie la palla al balzo: non se ne pentirà.

LEONARDO DA VINCI, Vite d'Archimede e ruote d'acqua penna, tracce di matita nera, 408 x 284 mm. Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, CA f.

LEONARDO DA VINCI, Vite d’Archimede e ruote d’acqua penna, tracce di matita nera, 408 x 284 mm. Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, CA f.

Leonardo vive in un contesto stimolante ma anche ricco di distrazioni. La corte sforzesca è numerosa e variegata, il castello funziona come “un piccolo universo autonomo e ricco”: la servitù lavora, la corte si diverte con battute di caccia, feste e spettacoli e, in tutto questo, il Nostro non rinuncia a lavori, progetti, osservazioni. Il suo committente ha le idee chiare:

Ludovico il Moro aveva in mente un progetto urbanistico ambizioso e molto coerente con la sua politica di rinnovamento e di eccellenza. Non era una cosa così fuori dall’ordinario: tutti i grandi principi del Rinascimento ambivano a ristrutturazioni sostanziali del tessuto cittadino.

Leonardo lavora sodo e il lascito è immenso, senza citare i capolavori di pittura: schizzi di macchine utensili, disegni di cavalli, ruote idrauliche, una barca che monta una ruota a pale, progetti di bonifica, ponti componibili come un meccano gigante e alte cose che, per l’epoca, erano mirabilia.

Un testo limpido, scorrevole, dotato di un apparato iconografico a colori e portato avanti con la bella scrittura che l’autrice ha già fatto conoscere ai lettori con le sue opere precedenti, adatto sia agli appassionati di arte e urbanistica, sia ai profani incuriositi da questo poliedrico personaggio. E se avete intenzione di fare un passaggio alla mostra dedicata a Leonardo che si terrà fino al 31 ottobre a Piazza della Scala, la lettura di questo volume è d’obbligo…

Recensione di Marilù Oliva

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2 risposte a Leonardo. Il genio che inventò Milano

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Bello

    • Libroguerriero ha detto:

      grazie Patrizia. Marina scrive sempre dei libri meravigliosi. 🙂 (ti consiglio anche quello sulla Monaca di Monza uscito per Fabbri e quello su sua figlia Alma, uscito per BD, visto che anche tu sei una storica!)

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