Recensioni al massimo: Il primo a uccidere

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Titolo: Il primo a uccidere

Autore: Paola Sironi

Editore: Todaro

Collana: Impronte

Euro: 15,50

Anno: 2013

Strana famiglia quella dei Malesani: quattro fratelli, Flaminia, Valerio, Massimo e Fabio rimasti senza genitori in giovane età. La prima fa un po’ da chioccia agli altri ed è proprio lei ad accorrere in ospedale allertata da una telefonata. Massimo è stato, infatti, ricoverato in seguito a una brutale aggressione. Il tutto mentre le televisioni passano in continuazione le immagini dell’omicidio di una donna avvenuto fuori da un ipermercato. Raggiunta da Fabio, Flaminia viene a sapere che Massimo stava indagando sulla morte di un ragazzo a seguito di una caduta in un cantiere.

Il Malesani, sospettando qualcosa di poco chiaro, si era fatto assumere come lavoratore in quel luogo e, attirato evidentemente in una trappola, era rimasto vittima di un pestaggio a mo’ di avvertimento. Ma le cose stanno davvero così o nascondono qualcosa di più complicato, iniziato anni prima con la “strana” morte di una giovane? I quattro fratelli, che nel frattempo sono tornati a vivere sotto lo stesso tetto, non sono tipi da arrendersi facilmente e s’impegneranno per far venire a galla la verità.

I fatti ci vengono narrati in prima persona da Flaminia, che sembra essere la più assennata. Le dinamiche familiari si reggono su equilibri sottilissimi, per cui basta un nonnulla a farli saltare in aria. Fabio è quello più severo, in fuga da una compagna che lo assilla e in perenne conflitto con Massimo, intenzionato a godersi la vita e, soprattutto, le donne. Valerio resta forse un po’ ai margini della storia, pur non mancando di dare il proprio contributo. Altro personaggio è Rocco, un innocuo vecchietto un po’ invadente che Flaminia incontra all’ospedale e avrà un ruolo centrale nella vicenda. Brava l’autrice nell’alternare la trama gialla in senso stretto al racconto dei difficili rapporti fra i componenti della famiglia Malesani.

Il punto massimo:

Il primo a uccidere era una necessità e un’aspettativa: la base di ogni progetto per il futuro, non assimilabile al pericolo, ma alla sicurezza quotidiana. Il primo a uccidere avrebbe dovuto rappresentare la prima delle garanzie. Perché il primo a uccidere, in questa triste vicenda e prima di ogni altra considerazione, è un’idea, sempre più smarrita, di dignità. Individuale e collettiva. Il primo a uccidere uccide tutti i giorni, senza che ci facciamo caso. Uccide per la distrazione del profitto. E annienta per il vuoto di fondamenti, in cui lo stiamo lasciando precipitare.

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2 risposte a Recensioni al massimo: Il primo a uccidere

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    bello hai ragione

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