ALBERTO LUINI

luini

ATTIVITA’: chirurgo senologo, Co-Direttore Programma Senologia di IEO

SEGNI PARTICOLARI: una simbiosi con il cellulare (dà il numero a tutte le sue pazienti) e la navigazione come bisogno assoluto al fuori della sala operatoria

LO TROVATE SU: www.albertoluini.it e www.ieo.it

Le tue origini e la formazione

Nasco a Como ma vivo a Milano da sempre. La mia formazione è presto detta: si chiama Umberto Veronesi. Sono la persona che da più tempo e con maggiore continuità lavora insieme a Umberto Veronesi (prima in Istituto Tumori INT poi in Istituto Europeo di Oncologia IEO), ho partecipato a tutti gli studi che lui ha ideato e promosso e a mia volta ho ideato una tecnica chirurgica che ora adottata è in tutto il mondo: si chiama ROLL, l’ho inventata in IEO insieme al collega Giovanni Paganelli e serve per operare in modo preciso e mirato le lesioni del seno non palpabili. Sono diventato direttore della Divisine di Senologia IEO quando Veronesi è diventato Direttore Scientifico dello stesso Istituto. Nonostante l’età (mia), ancora mi piace molto che Umberto Veronesi mi chiami “Albertino”.

Cosa rispondevi, da piccolo, quando ti chiedevano che lavoro avresti voluto fare?

Il medico, non esisteva dubbio. Mi sono innamorato della chirurgia marinando la scuola e andando di nascosto a osservare gli interventi chirurgici dalla sala anfiteatro.

E adesso, quando ti chiedono cosa fai?

Sono chirurgo senologo. E’ ciò che mi sento, al di là dei titoli che certo mi onorano molto ma sono la conseguenza dell’impegno e della fortuna: sono un chirurgo senologo, e faccio anche il direttore e professore eccetera.

Ora ti chiedo di risponderci in quanto Co-Direttore del Programma Senologia di IEO. I tumori al seno sono in aumento/diminuzione? Sono più gestibili/curabili rispetto al passato?

Dal 2014 la Divisione di Senologia che per tanti anni ho diretto è entrata a fare parte di un’entità più grande che si chiama Programma Senologia e include altre importanti specializzazioni che si dedicano alle persone con tumore al seno: dirigo il Programma Senologia insieme al professor Aron Goldhirsch. I tumori al seno hanno avuto un periodo di aumento, da qualche anno l’incidenza sembra più o meno stabile anche se si osservano casi in persone più giovani rispetto al passato. La probabilità di guarigione è aumentata in modo sensibile grazie alle cure di eccellenza e alla diagnosi precoce.

Il tumore al seno è e resta una malattia seria che chiede un approccio di alta qualità: personalizzare le cure è il segreto, senza applicare in modo poco consapevole i cosiddetti “protocolli”. La personalizzazione con il massimo dell’eccellenza è la strategia attuale in tutti i centri con maggiore casistica mondiale sul tumore al seno (IEO, per esempio).

Per Emmabooks hai pubblicato #SENONLOSAI. Domande e risposte sulla salute del seno. Tre tra le domande più frequenti. (e relative risposte)

Le domande più frequenti riguardano gli effetti collaterali di alcune cure come il blocco ormonale che si prescrive in tanti casi di tumore al seno dopo la chirurgia, oppure ciò che si può fare o meno quando si è in cura: posso fare la tinta ai capelli, posso ricevere massaggi estetici, posso fare la sauna, posso fare l’amore e dedicarmi alla mia attività sportiva preferita? Oppure: quando potrò riprendere il lavoro dopo la chirurgia, cosa posso fare per mobilizzare il braccio dopo una dissezione ascellare? Altre domande riguardano la cosiddetta prevenzione: cosa devo fare per non ammalarmi? Solo a questa domanda darò risposta qui (il resto si trova nell’ebook e anche sul mio sito personale): la prevenzione primaria, cioè quella che permette di rendere massima la probabilità di salute, si basa sullo stile di vita. Esercizio fisico almeno tre volte ogni settimana, niente sigarette (neanche una, mai), pochissime bevande alcoliche (solo vino rosso e un bicchiere piccolo al giorno) e un’alimentazione equilibrata di stile mediterraneo secondo le indicazioni che nell’ebook stesso sono spiegate da Lucilla Titta. La prevenzione primaria aiuta ma non è un’assicurazione, una certezza totale: ecco perché la diagnosi precoce resta fondamentale, si definisce prevenzione secondaria perché coglie la malattia ai suoi esordi e non può evitarne la nascita. La diagnosi precoce è oggi la forma più rilevante di prevenzione per il tumore al seno.

Una cosa da non sottovalutare 

L’eccellenza. La diagnosi di tumore al seno crea una notevole fretta (è comprensibile) e qualche volta si sceglie solo in base all’urgenza: il ragionamento diventa “non importa cosa e come mi facciano, basta che intervengano subito. Scelgo chi mi cura prima anche se ha meno esperienza rispetto ad altri”. Beh, è un ragionamento comprensibile ma controproducente sia nel caso del tumore al seno che per altri tumori (per esempio quello dell’ovaio e dell’utero, e del polmone): la rapidità è importante, certo, ma la qualità e l’esperienza dei medici sono fondamentali. Le cure di eccellenza salvano molte vite.

Come prevedi si evolverà la ricerca?

Meno effetti collaterali delle cure, terapie sempre più mirate. Diagnosi precoce mirata alla storia personale e familiare di ciascuno, analisi genetica là dove serve. Personalizzazione massima e non indicazioni di massa.

luini1E ora parliamo di te. Due tuoi pregi e due difetti

Imbarazzante definire se stessi. Due pregi? Sono molto riservato e rispetto il segreto professionale e personale, sempre. Dicono che sia un osservatore attento e silenzioso che esprime il proprio parere solo quando serve, ma in modo utile. Un difetto è la scarsa o nulla pazienza quando noto qualcosa di illogico, un altro è la difficoltà a comunicare emozioni e pensieri personali a chi amo. Ah, poi ho sempre la sensazione di non trovare gli oggetti: occhiali, chiavi, penne, caricabatteria del cellulare. Poi li ritrovo, ma mentre li cerco mi innervosisco moltissimo.

Cosa non sopporti in generale, del tuo lavoro?

Amo il mio lavoro e mi piace lavorare qui dove sono. In generale, sono insofferente nei confronti delle procedure che mi appaiono più illogiche e burocratiche: nel DNA del chirurgo c’è di avere in mente l’obiettivo e fare ogni cosa per raggiungerlo nel modo più efficace, indolore e brillante; alcune procedure che rallentano e sembrano non avere un risvolto concreto mi mettono in difficoltà. Non sopporto poi, e anche qui il discorso è generale, i pettegolezzi: fanno parte di ogni ambiente di lavoro ma gli ospedali ne sono molto ricchi.

Cosa invece ti piace molto?

La chirurgia è la mia passione unica e vera. E le relazioni con i colleghi e i pazienti quando costruiscono saggezza e sorriso. Al di fuori dell’istituto adoro il mare e la navigazione.

Raccontaci l’ultimo dubbio

Un chirurgo ha sempre dubbi, almeno mi auguro che sia così. Il dubbio più recente è quale incisione scegliere per garantire un risultato estetico eccellente: vado particolarmente fiero della cura che ho sempre avuto per l’impatto estetico dei miei interventi. Sono interventi per tumore al seno, è vero, ma non esiste ragione per creare ulteriore disagio alla donna con una cicatrice antiestetica. Scelgo quindi con molta cura ogni dettaglio dei miei interventi chirurgici, non voglio che le donne si ricordino di me con la sensazione che non abbia fatto il meglio per loro in tutti i sensi.

L’ultima certezza

Sono certo di non ricordare dove ho messo il biglietto del Frecciarossa: domani ho il mio ambulatorio a Roma e come al solito dovrò chiamare mia moglie per farmi dettare gli estremi del biglietto.

L’ultimo/a autodivieto/autolimitazione

Amo la tecnologia ma ho imposto a me stesso di non acquistare l’ultimo modello di cellulare che ho visto su internet. Detesto l’idea di lasciarmi travolgere dal marketing. E mi sono imposto di tacere su un paio di questioni che ora non racconterò e hanno colpito la persona che amo: se la sa cavare e mi rende fiero per questa sua caratteristica, ma ho dovuto impormi di non dire la mia per non interferire e lasciare che un certo periodo per lei critico passasse più in fretta. Sono fiero di lei perché è stata molto in gamba.

L’ultima volta che hai riso di gusto 

Rido molto volentieri con i miei gatti quando ritorno a casa. Mi aspettano sulla soglia e cercano di attirare la mia attenzione in ogni modo, litigando in modo furibondo per avere l’esclusiva delle carezze. Poi se non sono abbastanza premuroso si lanciano nei dispetti più efferati: fingo di arrabbiarmi ma mi divertono molto.

L’ultimo sogno ad occhi aperti

Che #SENONLOSAI diventi un libro cartaceo. Il motivo per cui è un ebook è che non volevo che un testo di utilità pubblica avesse un costo rilevante: i 99 centesimi rappresentano il costo simbolico chiesto dall’editore, e ne sono contento perché lo scopo non era pubblicare un libro che avesse qualche sospetto di guadagno economico (anche se vivere con una scrittrice mi rende molto chiaro quali siano i presunti “guadagni” di questa professione). Il problema è che alcune donne (tante, per la verità) chiedono che esca anche un #SENONLOSAI cartaceo perché non usano ebook e non hanno modo di imparare: le richieste sono così tante che mi permetto di sognare…

A cosa stai lavorando, adesso?

La codirezione del Programma Senologia è molto impegnativa: abbiamo un progetto grosso e importante di cui ancora preferisco non parlare (darò notizie prestissimo), e a parte questo c’è tutta l’attività già avviata. E la sala operatoria e gli ambulatori di Milano e Roma… Insomma, lavoro a tante cose e tutte vanno nella direzione delle donne con tumore al seno. Poi sto pensando a un #SENONLOSAI secondo volume con qualche novità rispetto al primo.

Salutaci con una citazione da “#senonlosai”

Cito Nicoletta Carbone, la sua prefazione. E ringrazio di cuore per questa bella intervista.

“Questo libro parla alle donne ma può essere un ottimo spunto di riflessione per tanti uomini. La prevenzione, infatti, è materia trasversale e non riguarda in modo specifico le donne o gli uomini: li riguarda nelle singole informazioni (esistono ovviamente procedure femminili e maschili, dipende da quale organo o apparato si sta considerando) ma non nella necessità di base di cooperare tutti insieme per stare meglio. La longevità è anche questione di buona e sensata prevenzione. È una prevenzione con la mente aperta e senza preconcetti, che spazia da una medicina all’altra (occidentale e orientale, per esempio) cogliendo il meglio nel senso della maggiore utilità per la persona. Una prevenzione che salva tante vite perché evita loro la malattia – là dove può – o la rende meno aggressiva e pericolosa”.

 

 

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2 risposte a ALBERTO LUINI

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    interessante, molto

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