ALESSANDRA SELMI

aiace

ATTIVITA’: Editor E Scrittrice

SEGNI PARTICOLARI: sognatrice inesausta

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Quando da piccola ti chiedevano che lavoro avresti voluto fare, cosa rispondevi?

Leggere e scrivere.

E quando te lo chiedono ora?

Non me lo chiedono più, ma se me lo chiedessero risponderei: leggere e scrivere, in una casetta in campagna, con un asino e uno stagno con le rane in giardino. Si sa che con il tempo i sogni si arricchiscono di dettagli.

È da poco uscito per Baldini & Castoldi il tuo libro “La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon”. Un sottotitolo al libro.

Non fidarti di chi ha le scarpe lustre.

Hai ideato una memorabile coppia di investigatori di cui l’elemento più originale è costituito da una clochard. Come ti sei documentata, per metterti nei suoi panni e darle voce?

Ho letto alcuni testi sulle condizioni dei senzatetto e soprattutto mi sono presa del tempo per osservare. Credo, tuttavia, che l’unico modo per mettersi nei panni di un clochard sia esserlo. Mi sono quindi arresa all’evidenza del fatto che non avrei mai potuto comprendere davvero e mi sono concessa il lusso di inventare di sana pianta, pur correndo il rischio di essere inesatta.

La donna si sdoppia in un ossimoro: tanto il suo aspetto è ripugnante quanto i suoi modi sono eleganti. Come hai scelto il nome di Bianca, che rimanda a qualcosa di candido, di puro e incontaminato?

L’ho scelto proprio per questo. Nella vita amo i contrasti: mi piace il blue cheese col miele, mi piace il caramello salato, mi piacciono i mobili antichi in una casa ipermoderna. La scelta del nome è stata istintiva e immediata.

E rispetto ad Alex cosa ci racconti? Come è nato?

Conosco un solo poliziotto e, dovendo crearne uno di carta, mi sono inevitabilmente ispirata a lui. Si chiama Alex e in comune col mio Lotoro ha anche quella simpatia coatta che lo rende irresistibile. Col tempo, però, il mio personaggio ha preso la propria strada e si è allontanato molto dal suo omonimo vivente: oggi, se si incontrassero, non si riconoscerebbero.

Le ambientazioni: perché hai scelto Milano e non un tranquillo paesino brianzolo?

Tutto è partito da una stazione ferroviaria: ero a Roma Termini quando nacque l’idea della mia Barbona. Poi decisi di ambientare la storia a Milano perché la Stazione Centrale è più bella. Avrei potuto ambientarla in un tranquillo paesino brianzolo, ma – con rispetto parlando – l’hai vista la stazione di Lissone-Muggiò?

Sei anche editor. Una cosa che ti piace del mondo editoriale.

Le persone. Ogni incontro ha qualcosa da raccontare, insegnare, trasmettere. Le possibilità di crescita interiore sono immense e inesauribili.

selmi

Una cosa che invece non sopporti.

Le persone. Questo settore attira gli egocentrici e i narcisisti, come il miele le api. Molti tra coloro che ronzano attorno ai libri si danno un sacco di arie, non si sa perché. Nessuno di noi salva vite: è l’editoria, non la neurochirurgia.

Due tuoi difetti e due pregi

Sono diffidente e non ho un briciolo di costanza. Sono ironica e ho una vitalità inesauribile.

L’ultima volta che hai mentito. Ce la racconti, la bugia?

Ho detto a uno scrittore che il suo manoscritto era meraviglioso, perché non volevo ferirlo. La verità è che il suo libro è banale e autocentrato, e lui troppo insistente.

L’ultima volta che ti hanno ingannata

Sono talmente tante le volte che mi hanno ingannata che, per prenderla con filosofia, mi dico che forse avevo capito male io all’inizio. Quindi: mai, non sono mai stata ingannata. Però fraintendo spesso.

L’ultimo sogno realizzato

Aver pubblicato un romanzo giallo.

L’ultima volta che hai pensato ne valesse la pena  

Credo che non ne valga mai la pena. Faccio le cose perché mi va di farle, senza pensare a come andrà a finire: mi godo il percorso, e quindi ne vale sempre la pena.

L’ultimo sorriso

Pochi minuti fa, rispondendo alla domanda 13, perché il mio sogno si è realizzato.

Progetti?

Sto lavorando al seguito della Barbona, in cui si scoprirà qualcosa di più sul passato di Bianca. Mi hanno anche chiesto di scrivere altre cose, e vorrei avere il tempo e la concentrazione per farlo.

Salutaci con una citazione da “La terza (e ultima) vita di Aiace Pardon”.

«Non ti piaccio, Lotoro», gli disse, piatta, arrestandosi all’improvviso.

Anche lui si bloccò, spiazzato.

«E non perché sono sporca, sdentata, maleodorante. Ma perché sono intelligente. È questo che non ti piace, perché sfugge alla tua capacità di comprensione. Capacità, invero, piuttosto limitata. […]»

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Una risposta a ALESSANDRA SELMI

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Interessante

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