MARTA SANZ

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ATTIVITA’: Scrittrice.

SEGNI PARTICOLARI: Normalità assoluta. Alla mano e leale. Una voglia sulla coscia destra. Tenera e violenta – nella stessa misura.

Le tue origini e la tua città

Le mie origini e la mia città coincidono: Madrid. Anche i miei genitori sono nati qui. Ma per comprendere la mia letteratura è molto importante sapere che ho trascorso otto anni della mia infanzia a Benidorm, una grande Manhattan affacciata sul Mediterraneo.

Cosa rispondevi, da piccola, quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

Ho desiderato essere successivamente “fata, cassiera di supermercato, ballerina, canaglia, farmacista, professoressa, ho desiderato non essere niente e ho desiderato scrivere”. Così finisce uno dei capitoli del mio romanzo autobiografico La lección de anatomía.

E adesso cosa dici?

Credo che questo significhi che ho sempre desiderato scrivere.

Ho letto il tuo ultimo romanzo, uscito per Nutrimenti nel 2014 e tradotto da Luigi Scaffidi, “Un buon detective non si sposa mai”. Un sottotitolo al libro.

Te ne do diversi:

Gli amori platonici sono una porcheria

Le nuove rosse di Hitchcock

Tutto succede sempre nella casa a fianco

Mi ha colpito molto la tua scrittura, che mi ha ricordato Vázquez Montalbán per la sua potenza evocativa e per la capacità di passare dal narrato alle atmosfere con una disinvoltura quasi lirica. La mia impressione è che alle spalle di questa scrittura originalissima ci siano molte letture attente. Quali sono i tuoi maestri?

Mi piacerebbe aver imparato qualcosa da Henry James, Marguerite Duras, Patricia Highsmith, Vladimir Nabokov, Wilkie Collins, Simenon, Gadda e anche Vázquez Montalbán. Ma in fondo credo che tutto sia espressione di un desiderio…

sanz2Il tuo detective, Arturo Zarco, è reso melanconico dal ricordo di Olmo ed è riempito dall’onnipresenza della sua ex moglie: Paola la zoppa, sempre molesta. Questa triade imperfetta (imperfetta perché non giungerà mai a compimento) è caratterizzata da un’assenza che ricostruisce la sua presenza in un continuo divenire. Sei d’accordo?

Assolutamente. L’assenza funziona come forma di presenza quasi fantasmagorica. Zarco non prova attrazione sessuale per Paula, però è probabilmente la persona più importante della sua vita, a tal punto che la “somatizza”, la interiorizza, e la ascolta come se fosse un parassita interno al suo corpo. Un callo, un piccolo tumore che svolge le funzioni di un Grillo Parlante. Come scrittrice, mi interessa molto l’aspetto fisico, materiale: non mi sento identificata con la spiritualità della vita interiore caratteristica dei poeti che si ritengono “creatori”.

Nel romanzo troviamo anche delle gemelle, figure molto affascinanti e letterariamente molto spendibili. Tu le tratti con maestria, cedendo alla tentazione di riportare alcune leggende in merito alle stesse: “I gemelli non vanno vestiti uguali. Non vanno lasciati soli per troppo tempo. Non devono fare i compiti insieme, giocare al buio in camera o innamorarsi di una stessa persona”.

È così. Il mondo dei gemelli mi affascina per la sua dimensione sinistra e spaventosa. Quale elemento del genere di terrore che ci conduce alla paura per la duplicità: l’amore, il vampirismo, gli specchi, i riflessi, le statue di cera, i quadri, la propria scrittura come rappresentazione di altro, ciò che è e non è lo stesso… Quel dissolversi dell’identità attraverso la duplicazione, che è una metafora della morte.

Questo libro è come un tempio dedicato alle parole, oltre che al narrato, in cui il lessema “parole” compare diverse volte, anche in senso metaforico, a riprova dell’alone di sacralità di cui tu le rivesti. Il tuo messaggio è: attenti, alle parole, perché possiedono un valore altissimo. Ma non sono solo sacre, vanno inseguite, interpretate (ecco che diventano “labirinto”) e, per assurdo, devono anche piegarsi alla banalità delle situazioni della vita. E così?

Cara Marilù, ti ringrazio della tua interpretazione, con la quale mi identifico molto. Voglio aggiungere che il grande protagonista del libro è esattamente il linguaggio. Il linguaggio che, come la cultura in generale, è uno strumento che ci aiuta a vedere meglio o, al contrario, può confondere, rendere tutto impreciso. Credo che nel tempo del postmodernismo si sia abusato dell’idea che tutto fosse linguaggio e che non potessimo vedere al di là. A me sembra che questo sentimento di intermediazione costante, determinato dal potere e dalla capacità del linguaggio di essere permeabile al potere – “Non è importante quello che le parole significano, è importante sapere chi le pronuncia”, diceva l’uovo Humpty Dumpty –, che questa sensazione ci tenga a volte con le mani legate, rendendoci incapaci all’azione. Ma siamo in un periodo in cui bisogna cambiare parecchie cose, ed è necessario usare le parole con proprietà e pensare che la letteratura sia una forma dell’azione.

Sei venuta in Italia, dove tra l’altro è stato anche tradotto – sempre da Nutrimenti – il tuo precedente romanzo “Black black black”. Ti chiedo che aria hai respirato qui da noi. Molti degli intellettuali si lamentano del clima chiuso e anche un po’ tendenzialmente reazionario del nostro paese, non solo politicamente parlando, ma anche sul versante culturale. Tu sei riuscita a farti un’idea?

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Non ho avuto tempo di esaminare la realtà italiana così in profondità, ma sono abbastanza sicura che nessuno sia indenne dalla violenza strutturale ed economica di cui è vittima l’Europa, come tutto il mondo, e la letteratura non rappresenta un’eccezione. Suppongo che se la letteratura è una forma ideologica, in Italia succeda la stessa cosa che in Spagna: è sempre più difficile scrivere e pubblicare letteratura “impegnata”, che contraddica gli schemi del mercato e del neoliberismo. Suppongo che la spettacolarità dei testi si sostituisca al loro modesto potenziale educativo o innovatore. Suppongo che la quantità si sostituisca alla qualità e suppongo che la letteratura abbia un ruolo sempre meno importante nella vita della gente, soprattutto perché ha rinunciato alla sua capacità di ampliare la visione del mondo dei lettori, adeguandosi al dettato prevedibile della retorica televisiva e della facilità, intesa nel senso negativo della parola.

Ora alcune domande su di te. Raccontaci l’ultima volta che ti sei arrabbiata (e perché).

Quando nel mio paese il Ministero della Salute ha negato ai malati di epatite un farmaco – il Sovaldi – che può curarli. Lucrare sulla malattia e la vita della gente, marcare una differenza tra ricchi e poveri su questioni di salute, mi sembra qualcosa di assolutamente ripugnante. In Spagna abbiamo un sistema sanitario pubblico invidiabile che i governi di destra stanno distruggendo.

L’ultima volta che hai riso di gusto (e perché).

Ogni volta che mi faccio una birra con gli amici, ogni volta che ho la conferma che i miei genitori stanno bene, ogni volta che condivido un momento con mio marito.

Raccontaci l’ultima volta che hai tentato inutilmente.

Nel far tradurre in italiano gli altri miei romanzi. Quelli che non sono noir.

L’ultima volta che hai tentato con successo.

Ogni volta che partecipo a un club di lettura e posso parlare con persone che hanno letto i miei libri è per me un successo assoluto. Ultimamente sono stata a un club di lettura di un carcere e a un club di lettura di persone cieche. Sono state due esperienze incredibili.

L’ultimo desiderio.

Sono gli stessi di sempre: la fine della violenza economica che infanga tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana. Lavoro. Salute e serenità per tutti. Che diminuisca tra la gente il consumo di ansiolitici, tranquillanti, sonniferi e anestetici.

L’ultima malinconia.

La sensazione di diventare prematuramente vecchia perché il mondo sta cambiando a una velocità vertiginosa e ci sono una quantità di oggetti, atteggiamenti e forme di relazione che mi fanno sentire obsoleta.

Due pregi e due difetti.

Sono una gran lavoratrice, e questa è una virtù come un difetto. Lo stesso vale per la vulnerabilità: credo di essere una persona vulnerabile e a volte può essere un bene, altre un male. Così come un modo di osservare le cose che a volte mi fa male. Difetti assoluti: a volte il malumore, il nervosismo che non si nota e quasi sempre l’ipocondria. Punti forti assoluti: credo di essere affettuosa con la gente a cui voglio bene. E leale.

A cosa stai lavorando ora?

Sto finendo un romanzo sugli attori in Spagna. Su quella che noi chiamiamo Farándula – lo “show business” – che è un universo nel quale si concentra il massimo del glamour con le cifre più allarmanti di disoccupazione nel mio paese. L’80% degli attori in Spagna è disoccupato. Questo paradosso tra il glamour e la precarietà credo che spieghi molte cose del nostro mondo. E di tutti noi.

Salutaci come ci saluterebbe Arturo Zarco.

“Ciao, buongiorno. Malgrado forse sia grigio, nuvoloso, nero, tenebroso, con lampi violenti e prematuramente oscuri” – Pauli si ridesta aggrappata a un pelo della mia narice e si dimostra ipercritica verso la mia conoscenza della gamma cromatica: “Zarco, sei un imbecille e oggi è martedì”.

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Una risposta a MARTA SANZ

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Interessante

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