ANTONIO MENNA

ATTIVITA’:  giornalistaMenna

SEGNI PARTICOLARI:  scontroso

LO TROVATE SU: http://www.antoniomenna.com

Le tue origini e la formazione

Nasco a Potenza da famiglia napoletana. Vivo lì fino all’età di dieci anni poi si torna tutti a Napoli. Ho fatto l’istituto magistrale: mille ragazze, cinque ragazzi. Una grande scuola. All’università, Scienze politiche. Poi un master in progettazione sociale. Iscritto all’Ordine dei giornalisti dall’età di 21 anni. Prima a lungo pubblicista, poi professionista. Ho scritto il primo pezzo sul Mattino di Napoli a 19 anni. Un grande amore, quello per il giornalismo. Un amore infelice. Molti libri letti in casa, da adolescente, tra i classici trovati sugli scaffali. Poi il mio cammino da lettore vorace, con amori folgoranti e abbandoni repentini, salti di genere, viaggi.

Cosa rispondevi, da piccolo, quando ti chiedevano che lavoro avresti voluto fare?

Il giornalista e lo scrittore.

E adesso, quando ti chiedono cosa fai?

Mi arrangio. Ho pudore a definirmi sia l’uno sia l’altro. Non ho mai smesso di sentirmi abusivo. O incompiuto.

É da poco uscito per Guanda “Il mistero dell’orso marsicano ucciso come un boss ai quartieri spagnoli”. Non ne avrebbe bisogno perché già c’è un titolo lungo – ma molto attraente – però ti chiedo, come da tradizione, un sottotitolo al libro.

Si fa presto a dire verità.

Protagonista è il giornalista Tony Perduto: nomen omen? Ovvero: c’è una qualche forma di smarrimento in lui?

Sì. Ho voluto giocare un po’ con i nomi. Tony è Perduto perché si sente così; forse perché ha davvero smarrito il passo, come molti della mia generazione. Ha perso i sogni. Anche il nonno, ovviamente, si chiamava Perduto, ed era un gran giocatore di carte. Con esiti che si possono immaginare.

Nel tuo libro parli dei Quartieri Spagnoli quasi fossero un microcosmo a sé, distaccamento della parte più propriamente convenzionale della città: è così?

Io la chiamo Repubblica autonoma dei Quartieri Spagnoli di Napoli. É uno stato sovrano. Ha una sua Carta costituzionale – materiale, non scritta -, un suo codice, un suo corpo di vigilanza. Qui lo Stato italiano non entra. Alcune regole sono condivise con la Repubblica italiana ma solo perchè nell’autonomia si è deciso di farle proprie. Non è un posto senza legge. Ha le SUE leggi. I Quartieri sono a due passi dal Municipio di Napoli, sono un labirinto tra il corso nobile intitolato a Vittorio Emanuele e la strada commerciale più nota di Napoli, Via Toledo. Siamo a cento metri da piazza Plebiscito, da Palazzo reale e dal San Carlo; vicino alla zona bene di Chiaia, e a trecento metri dal mare. Siamo al centro esatto di Napoli ma c’è gente che quando esce dai Quartieri si sente sperduta. Come uscire dal cortile e affrontare il mondo.

Ti chiedo di parlarci del tuo lavoro sulla lingua e della scelta stilistica di arricchire il narrato – e soprattutto i dialoghi – con contaminazioni dialettali partenopee. Come lettrice, ti dico che sortisce una più intensa musicalità e in generale, dà molta soddisfazione, perché crea un impatto più realistico. Come ci lavori sopra?

Il romanzo è ambientato, ovviamente, a Napoli e attraversa molto i quartieri popolari, dove il dialetto è assai parlato. Anche quando si usa l’italiano lo si mescola al napoletano. Nei dialoghi ho provato a riprodurre questa sonorità, una cadenza, perché mi interessava rendere realisticamente il clima, il sentimento dei luoghi. Per il resto, invece, ho usato uno stile molto descrittivo, che indugia anche sui particolari, perché mi piace costruire la scena e portarci il lettore. Faccio sempre, poi, uno sforzo di semplificazione. Non amo la retorica della parola ricercata a tutti i costi. Mi piacciono, invece, le sonorità. La parola che suona.

Menna_1aIl fatto dell’orso marsicano risale a una qualche suggestione di cronaca, anche trasposta? Da dove hai preso spunto? Certo non un orso, ma… come ti è venuto in mente?

Non ci sono fatti di cronaca, che io ricordi, che collocano orsi nel centro di Napoli. Animali feroci, sì. Sono state trovate tigri nelle ville di camorristi. Leoni. Ovviamente, serpenti. Ma orsi no. Forse proprio per questo ho costruito una scena così. Mettere una cosa insolita in un posto dove succedono molti fatti strani come fossero normali. Poi c’è la suggestione degli animali, questo sì. Il romanzo ne è pieno. Ma anche i Quartieri Spagnoli ne sono pieni. Non c’è un tipico basso napoletano senza un animale: cani e cardellini, soprattutto.

Dal momento che nel tuo poliedrico curriculum leggo che sei stato anche assessore alla cultura, ti chiedo: se tu venissi nominato ministro della cultura, quali sono i primi tre provvedimenti che prenderesti?

Come assessore sono stato abbastanza scarso, quindi penso che come ministro lo sarei anche di più. In verità mi mancano sia il senso pratico sia la capacità di leadership. Al Comune, soffrivo la burocrazia, i riti della politica, le diplomazie varie, le lotte per il potere. Figuriamoci al Governo.

E ora parliamo di te. Due tuoi pregi e due difetti

I pregi sono generosità e onestà. I difetti sono timidezza e disfattismo cosmico.

Cosa non sopporti in generale?

La maldicenza, l’arroganza e il moralismo. La gente che cova rancore, quelli che soffrono il successo degli altri e devono demolire per dare un senso a loro stessi. Quelli che insultano, provocano, aggrediscono. Quelli che si sentono sempre superiori e devono darti lezioni di morale, generalmente senza averne una.

Cosa invece ti piace molto?

Il sorriso delle donne.

Raccontaci l’ultimo dubbio

Chi vuoi che lo compri, questo libro?

L’ultima certezza

Non sarò mai sereno.

L’ultimo/a autodivieto/autolimitazione

Carboidrati. Ingrasso solo a dirlo.

L’ultima volta che hai riso di gusto (e perché)

Un esame superato brillantemente mentre poche ore prima morivo di paura. Sono uscito ridendo. Ridendo di me, della mia ansia ingiustificata. Ma anche di felicità. Ci tenevo moltissimo e non avevo il coraggio di ammetterlo.

L’ultimo sogno ad occhi aperti

Faccio sempre lo stesso sogno. Il direttore di un giornale importante che mi chiama e mi dice, vieni, ho una proposta per te.

A cosa stai lavorando, adesso?

Un nuovo romanzo. Punto.

Salutaci con una citazione da “Il mistero dell’orso marsicano ucciso come un boss ai quartieri spagnoli”.

Ho passato più tempo a parlare alle mie angosce che alle persone. Le ho pure catalogate. Cinque angosce, tutte sul futuro. Una per ogni giorno feriale. Puntuali. Angosce svizzere. Le ho chiamate «migliori amiche».

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