FRANCESCO MUZZOPAPPA

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ATTIVITÀ:  autore, copywriter

SEGNI PARTICOLARI: pugliese vivente

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blogspot.it/ e in libreria.

Cosa rispondevi da piccolo quando ti chiedevano che lavoro avresti voluto fare da grande?

Volevo fare il cuoco. Ogni settimana comperavo numeri del GuidaCucina e li spolpavo per imparare i segreti della buona tavola. Quando poi ho capito che la mia allergia gastronomica al formaggio, ai funghi e l’astio verso alcune verdure a foglia larga mi avrebbero impedito di cucinare in libertà, ho deciso che sarei diventato DJ.

E adesso, cosa dici?

Che ho sempre scritto. In maniera inconsapevole. Senza scopo. Sui banchi di scuola, in quaderni zeppi di appunti per progetti mai nati, frasi zoppe, racconti troncati, un abbozzo di romanzo a sedici anni. La cosa si è fatta seria quando nel 2010 nel giro di qualche mese sono stati pubblicati diversi miei racconti su alcune riviste letterarie e antologie. Lì ho capito che avrei dovuto per lo meno provare a considerare l’opportunità di provarci sul serio. Tenendo le dita incrociate, pare la cosa al momento stia funzionando.

È uscito qualche mese fa, per Fazi, “Affari di famiglia”. Ti chiedo un sottotitolo al libro.

“Povera contessa”.

Oppure “Come sopravvivere a un figlio scemo salvando l’onore di famiglia”

Partiamo dal personaggio della contessa Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, senza dubbio una protagonista inedita e originale. Come l’hai costruita?

Si è autocostruita unendo diversi tasselli. C’è dentro un po’ di Agnes Browne, un po’ di Zia Mame, un po’ di Dowton Abbey, un po’ di Wodehouse, un po’ di Tom Sharpe, un po’ di Monty Python e tanto surreale rubato prevalentemente a Karl Valentin e Daniil Charms.

Se sbucasse fuori all’improvviso dal libro, cosa ti direbbe?

Di non provare a scrivere un seguito, perché non vuole più vedermi. Abbiamo molto litigato, io e lei. Mi ha tenuto sveglio di notte, mi ha tirato giù dal letto al mattino presto per mesi, voleva un marito vivente e io glil’ho ucciso, le ho regalato un figlio più idiota dell’ammissibile e un valletto inutilmente appassionato di poesia, seppur servizievole. E poi, alla fine, dopo avermi schiaffeggiato con un guanto, mi offrirebbe del vermouth per fare la pace.

muzzo2Molto interessante anche il duo Contessa e figlio. A cosa è dovuta la stoltezza di lui?

È la parodia di alcuni maschi che pascolano in certi programmi della tv del pomeriggio. Satira sociale, direbbero quelli bravi. È un quadro grottesco della superficialità dilagante che occupa alcune menti. Il dato spaventoso è che certe volte, gratta gratta, al di là dei muscoli e delle sopracciglia ad ali di gabbiano non rimane molto altro. Volevo rappresentare questo vuoto, accordandolo in maniera dissonante al carattere della contessa, per creare un corto circuito generazionale.

L’ironia in letteratura. Per te è rigore o liberazione?

Rigore assoluto. L’ironia è una cosa molto seria. Si tratta di scrivere equazioni matematiche con un bel vestito appariscente, ma sempre di algebra si tratta. Il meccanismo della risata va studiato, affinato, calibrato, accelerato dal ritmo della prosa, ancorato però saldamente a terra facendo leva su tic e manie reali della società. Altrimenti si sconfina troppo nel surreale, genere che in Italia non ha mai avuto particolare fortuna, purtroppo.

Curiosità: hai un cognome lungo. Te l’hanno mai storpiato?

Ti riferisci a Mezzazappa, Muzzopuzza, Muzzo Papa o Zappa Muzzo?

Una cosa che non ti piace del mondo editoriale.

Le piccole invidie inutili. Il mondo è grande abbastanza da contenerci tutti.

Una cosa che invece ti piace 

L’amicizia con alcuni autori fighissimi.

Una cosa che non sopporti, in generale.

L’omologazione. E il formaggio.

Una cosa che ti fa impazzire.

In senso buono, la mozzarella di bufala.

Nell’altro senso, le persone negative. Sprecano tempo.

Due pregi e due difetti.mozzo3

I miei pregi sono anche i miei difetti: sono stacanovista e idealista.

L’ultimo dubbio.

Su un nuovo progetto che lancerò ad aprile. Funzionerà?

Una certezza.

I miei affetti.

L’ultima volta che ti sei arrabbiato.

Non mi arrabbio quasi mai. Prima ancora dell’ira subentra la delusione.

A cosa stai lavorando, ora?

Al nuovo romanzo. A un racconto importante. A un nuovo progetto inedito di microletteratura. A dei format radiofonici. E devo ancora fare il bucato.

Salutaci da “Una posizione scomoda” (tuo primo romanzo, uscito sempre per Fazi editore, 2013). Allora mi tocca chiedere a Fabio e Romina di mettere in pausa la lavorazione di “I toccabili” e “Io speriamo che me la chiavo” e dedicarti del tempo. Li chiamo e ti faccio sapere.

Adesso salutaci come ci saluterebbe Orlando, il maggiordomo della Contessa dal Pozzo della Cisterna.

Con una poesia intitolata “Uno spuntino al mare”:

Pieno d’acqua

È questo mare

Che sciaborda

Con le onde

Che si ferma

All’orizzonte

Che sospira

Ad ogni flutto

Ma che fame

Di prosciutto.

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