GIULIANO PASINI

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ATTIVITA’:  Il pigro più attivo del mondo. Scrivo dalle 5 alle 7, dalle 8 alle 20 mi occupo di comunicazione. Il resto (poco, ahimé) è tutto per la mia famiglia.

SEGNI PARTICOLARI:  riga in mezzo particolarmente larga, sorriso.

LO TROVATE:  sul treno delle 7.12 da Treviso a Milano

Le tue origini e la tua città.

Le mie radici sono a Zocca, in Appennino, il più bel mare d’Italia secondo il compaesano scrittore Marco Santagata. Ora vivo a Treviso, nella marca gioiosa et amorosa. Il cuore si perde tra i vigneti e le chiese romaniche della Borgogna.

Cosa rispondevi da piccolo, quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

Il camionista, come mio padre.

E adesso cosa dici?  

L’agricoltore, come mio nonno. Anche se, in realtà, voglio trovare il modo di vivere senza lavorare. Anzi, se qualcuno avesse suggerimenti…

Leggendo il tuo curriculum si resta colpiti dai numerosi premi acquisiti in un lasso di tempo relativamente breve. E dal numero di pubblicazioni: avevi dei manoscritti nel cassetto o sei molto prolifico?

Aspetta, aspetta. “Venti corpi nella neve” (Fanucci/TimeCRIME) è l’edizione in cartaceo, riveduta e corretta, de “La giustizia dei martiri” con cui vinsi la pubblicazione in ebook nella prima edizione del concorso “Ioscrittore” del gruppo GeMS. “Die Toten im Schnee” (Piper Verlag) è l’edizione in lingua tedesca dello stesso romanzo. Poi c’è “Io sono lo straniero” (Mondadori) e un racconto: “La storia di Primo e di Terzo” in “Alzando da terra il sole”, antologia di Mondadori il cui ricavato è andato alla ricostruzione della biblioteca di Mirandola colpita dal sisma del maggio 2012. Quindi, sinora, si tratta di due romanzi (il terzo esce nel 2015) e un racconto in quattro anni (o in otto, se conti da quando ho iniziato a scriverli). Prolifico non posso dire di essere, scrivendo due ore al giorno e prima dell’alba. I premi sono gradite pettinate all’ego, anche se io non sono mai arrivato in cinquina a Courmayeur 😉

L’anno scorso è uscito per Mondadori “Io sono lo straniero”. Un sottotitolo al libro.

La storia, vestita da giallo, delle conseguenze terribili che possono avere idee folli di superiorità di una persona su un’altra per puro diritto di nascita.

Il protagonista, commissario Roberto Serra, già presente in “Venti corpi nella neve” è tornato anche in “Io sono lo pas2straniero”. Una sua peculiarità è che necessita di medicine per controllare la Danza. Puoi spiegare a chi non ti ha letto di cosa si tratta?

È un’estrema forma di empatia verso le vittime (e anche gli assassini, che hanno tratti da vittima) che fa sentire a Roberto, addirittura vivere, ciò che hanno provato; è qualcosa che va oltre quello che gli occhi vedono, e che resta inspiegabile razionalmente… per quanto spiegabile su base medica.

Le ambientazioni si sono spostate dall’Emilia dell’Appennino al Veneto, tra i vigneti di Termine e Treviso. Si tratta di ambientazioni a tutto tondo, che abbracciano non solo i luoghi, ma anche le persone e i sapori…

Alla fine, quello che facciamo è raccontare storie. O, ancora meglio, mettere su carta storie che ci hanno raccontato. E le storie le raccontano le persone, a parole, ma anche i luoghi, le atmosfere, i vini, i piatti…

Sollecitato da Francesca, il commissario Serra decide di occuparsi di una giovane sparita nel nulla, ma un po’ alla volta saltano fuori, dal paese degli scomparsi, alte donne giovanissime e straniere. Come ti sei documentato per una questione attualissima come questa e quanto hai ripreso dalla cronaca?

In “Venti corpi nella neve” racconto una storia “piccola”, quella del minuscolo borgo di Case Rosse attraversato dalla Linea gotica per un gioco del destino; nel romanzo successivo volevo occuparmi della storia “grande” dei campi di sterminio. Nella mia testa erano stati un blackout in un percorso storico dell’uomo che, altrimenti, era improntato (quando più, quando meno) a valori positivi. Ma studia, studia, mi è diventata palese una cosa che probabilmente già sapevo ma rifiutavo di ammettere: i lager non sono stati una stortura in una linea diritta. Teorie di superiorità di una razza su un’altra poi diventate pratiche aberranti di sterminio mascherate da nobili opere di pulizia si sono proposte decine di volte, e si ripropongono tuttora, con tratti di una somiglianza inquietante, primo tra tutti l’idea di eliminare le cosiddette “vite indegne di essere vissute”. Quindi, più che la cronaca, direi che è stata la storia a guidarmi. Anche se ambientare un romanzo nel 2000, nella città dello “sceriffo” Gentilini, quello che lanciò la “pulizia etnica contri i culattoni”, (chissà se conosceva il significato dell’espressione “pulizia etnica”) e parlare di certi temi… no, non è un caso.

E adesso un po’ di domande personali. L’ultima volta che hai tentato inutilmente

Ogni anno, di ritorno dalle vacanze estive, mi propongo di trovare un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata. Il fatto che lo ripeta ogni anno dà l’idea del successo che ottengo. Dura una settimana, a essere generosi. Però l’anno prossimo, dopo le vacanze…

L’ultima volta che hai tentato con successo

Il nostro primo bambino, Alessandro, è venuto talmente bene che io 20e mia moglie Sara (mia prima lettrice, mia più feroce critica) abbiamo pensato di tentare di nuovo. Ehm… Sara aspetta due gemellini, maschio e femmina. Arriveranno a febbraio.

Ma che meraviglia! Tante felicitazioni. Raccontaci una cosa che ti fa ridere ogni volta che ci pensi

Diverse cose, per fortuna. Ne racconto una natalizia, dato il periodo. La mattina di un Natale di alcuni anni fa, avrò avuto sì e no sei anni, mia madre mi venne a svegliare: «È nevicato sull’albero» mi annunciò. Saltai giù dal letto e corsi a piedi nudi in salotto. E sull’albero era nevicato per davvero. Devi sapere che allora abitavamo a Zocca, in Appennino (mia mamma sta ancora lì, beata lei!) dove nevicava parecchio, e l’albero da addobbare veniva preso nel bosco dietro casa e lì ripiantato dopo l’epifania. E la neve nel salotto altro non era che cotone. Ma ai miei occhi era neve vera… e il fatto che fosse caduta in salotto era pura magia. Potenza delle storie. Ecco, ai lettori mi piacerebbe far vedere la neve su un albero di Natale chiuso in un salotto.

Una cosa che ti fa arrabbiare

In questo caso vado più sul generico. Detesto l’arroganza, in ogni ambito: lavoro, vita privata, passioni. Tòla dòlza, come si dice in Emilia. Prendila dolcemente.

Consigliaci un prosecco, visto che nel tuo ultimo libro questo vino è presente.

Senza dubbio il “Frizzante Naturalmente” di Casa Coste Piane. Loris Follador, oltre a essere un filosofo della vite e della vita, è anche la guida di Roberto Serra tra le colline del prosecco… un personaggio di “Io sono lo straniero” che esiste per davvero, e vi invito ad andare a trovarlo in cantina. Passerete ore meravigliose.

L’ultima amarezza

Proprio mentre rispondevo a questa intervista, mi hanno comunicato che abbiamo perso una gara per acquisire un cliente molto bello. Avevo dedicato nottate a stendere quel progetto. Non è servito, peccato.

Una cosa dove ti senti molto forte

Essendo fondamentalmente una persona serena, mi dicono che trasmetto serenità.

Ti hanno mai fatto un bello scherzo?

Oddio, sono sempre stato grande e grosso e piuttosto permaloso. Diciamo che la puntualità non era il mio forte (poi il lavoro e mia moglie mi hanno raddrizzato, anche se continuo a sostenere che il ritardo è genetico e quindi non è responsabilità del ritardatario) e tutti mi comunicavano gli appuntamenti sempre con mezz’ora di anticipo. Se era alle 20, mi dicevano 19.30. Una volta sono arrivato puntale e mi sono arrabbiato. Ma è successo una volta sola.

Due pregi e due difetti

Do il 110% nelle cose che faccio, mi piace raccontare storie, non sono capace di perdonare e sono permaloso. Scegli tu quali sono pregi e quali difetti!

Cosa ti piace, del mondo culturale italiano?

Amo la provincia, in tutte le sue forme. Là trovo l’Italia più bella e vera. Ammiro, per restare nel nostro ambito, la passione che ci mettono certi librai di provincia. Penso a Flavio di Pieve di Soligo (TV), o a Salvatore di Massafra (TA), due belle persone, che si fanno un culo come una capanna (si può dire?) per fare quello che fanno. Ma non solo i librai, penso a Monica a Casale sul Sile con la sua rassegna estiva, all’iniziativa organizzata da Gabriella e Maria Grazia al Punto lettura di Cognento (MO) o alle serate di Teresa sempre a Pieve di Soligo. Per non parlare della straordinaria esperienza vissuta a Viterbo grazie all’associazione Mariano Romiti, o a quel che sono riuscite a fare le “Nine Volanti” per la prima edizione del CartaCarbone, il festival letterario di Treviso. E a quella banda di fenomeni che sono gli SugarPulp a Padova!

Cosa invece trovi faticoso?

Il rovescio della medaglia è che le cose meravigliose di cui ho parlato prima, spesso sono frutto di iniziative individuali o di piccoli gruppi privati che, quando va bene, contano su un sigillo pubblico a cose fatte. Manca un vero sostegno delle istituzioni alla cultura. Siamo il Paese in cui un ministro dell’economia ha detto che di cultura non si mangia. Una stronzata (questo si può dire, anzi si deve!) così roboante che l’eco si sente ancora a distanza di anni. Se non di cultura (in senso ampio) di cosa dovrebbe vivere l’Italia?

Progetti?

A febbraio nascono i gemelli, a maggio il nuovo romanzo con Roberto Serra. Si prospetta un 2015 spumeggiante… perciò, credo sarà difficile raggiungere il mio vero obiettivo: dormire di più.

Ci saluti come ci saluterebbe il commissario Serra?

“Voglio vedere, pur tra mille ragioni, chi sarà assunto in cielo tra noi e la massa dei rompicoglioni”. Roberto userebbe una citazione di una canzone di un cantautore, come fa quando non trova le parole, e gli succede spesso. Questa è “Gli amici” di Francesco Guccini. Mi sembra un bell’auspicio.

 

 

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2 risposte a GIULIANO PASINI

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Concordo!

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