Recensioni involontarie: Le Sultane 7

cateLa scrittrice Caterina Falconi mi ha mandato una lunga, meravigliosa lettera su Le Sultane. Potevo io lasciarla nel mio pc e non condividerla con voi? No, sia per un discorso di vanità (non lo nego), sia perché è redatta così bene che merita di essere divulgata. Un grazie di cuore a Caterina anche per aver dimostrato un’ennesima volta, concentrandosi su Mafalda, il suo cuore grande e la sua attenzione speciale verso gli esclusi o gli “apparentemente incomprensibili”.

“Li covano tutti, i vizi capitali, le Sultane di Marilù Oliva, mentre trascinano in una parvenza di normalità il resto della vita zavorrate da corpi invecchiati. E la normalità, per una donna anziana, è segnata dal rammarico, si riflette nello sguardo compassionevole o sprezzante dei giovani. La dimensione della progettualità e del desiderio è negata, pena il ridicolo. A una certa età, le aspettative di questo nostro presente impietoso obbligano ad abbassare il reostato della vivacità. Tale sembra essere il destino delle tre amiche di via Damasco. Finché un incidente, un atto impulsivo, non apre una crepa nell’esistenza della meno eccentrica. Fino a quel momento il romanzo fila sommesso e incantevole, inchioda il lettore a riflessioni inedite sulla vecchiaia. Ma subito dopo, improvvisamente, decolla in un susseguirsi di colpi di scena che ribalta i ruoli e piega gli eventi in direzioni comiche e sconcertanti. Accade un incidente, un’aggressione involontaria. L’arrogante Carmela, ragazzotta molesta, viene abbattuta a padellate dalla dolente Wilma. A scatenare il gesto, forse, lo sbocco di una rabbia sedimentata negli anni. La manifestazione di un’ira altamente vitale disdicevole in un’anziana. Irrompe sulla scena l’avarissima Mafalda. A muoverla, più che il desiderio di aiutare Wilma, è l’inaspettata occasione di arricchirsi. Ed ecco che, davanti al ritrovamento di un bottino in casa della vittima, la psicosi di Mafalda conclama vertiginosamente trasformando la sgangherata vecchia in una micidiale macchina criminale che non fallisce un colpo. E in un personaggio indimenticabile, che giganteggia nel romanzo. Risoluta, geniale, temeraria, Mafalda prende in pugno la situazione. Fronteggia gli imprevisti, mente, briga, agisce. Non ha mai avuto altre interdizioni che lo spreco la sultana spilorcia, e altri imperativi che l’accumulo del danaro e il controllo di chi le vive accanto. E adesso questa perversa sapienza, che non sa tenere conto della morale comune, la sorregge in peripezie che fanno impallidire quelle dei celebri protagonisti scentrati di altri romanzi.

Il lettore non può che seguirla, vagamente ripugnato dal suo aspetto, incatenato al fascino depravato delle sue trovate, divertito dal grottesco e dagli equivoci disseminati nelle pagine.

Sulla scia delle comiche ed efferate gesta di Mafalda si incuneano le altre due sultane, Wilma e Nunzia, trascinate, ma anche finalmente evase dalla prigione di un corpo consumato e delle convenzioni, e determinate ad assecondare ciò che a loro è più proibito: il desiderio. Marilù Oliva, dopo le imprese della Guerrera, torna a sedurci prendendo le difese delle sconfitte per eccellenza: le vecchie. A ribadire il loro diritto alla carnalità, alla gioia e al sogno. Ed è singolare che a farlo, nel firmamento degli autori italiani, sia proprio lei, tanto giovane, vitale e bella. Del resto non è una novità che Marilù si butti a capofitto nella tessitura di storie scomode, trasformandole in romanzi incantevoli, che danno dipendenza.”

Caterina Falconi

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Una risposta a Recensioni involontarie: Le Sultane 7

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    🙂

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