Recensioni involontarie: Le Sultane 6

togneChi è il nuovo involontario recensore che mi ha mandato un commento sulle Sultane? Lo scrittore Simone Togneri che ringrazio di cuore.
“Cara Marilù,
posso dirti che sono rimasto molto colpito da questa storia e da come l’hai raccontata. Ne parlavo anche con Marco Piva ieri sera a cena, ne abbiamo parlato a lungo. Perché quello che hai scritto accende un sacco di interruttori. Il primo è l’interruttore della curiosità. Hai saputo creare attesa, mi hai fatto leggere un libro di 230 in una sola giornata. Una giornata in cui sono stato a Suzzara e poi a Mantova. Muovendomi in macchina, non in treno. L’ho letto mentre mangiavo, seduto in riva al Mincio a godermi il sole di Mantova, al bar mentre bevevo un aperitivo e infine a casa, quando sono tornato. Ho letto le ultime 80 pagine alle 3 del mattino, perché non riuscivo a dormire senza sapere come sarebbe andata a finire.

Il secondo interruttore è quello della solidità. Hai costruito un meccanismo inattaccabile in cui anche i piccoli gesti creano enormi reazioni. Mafalda che regala i birilli di Carmela a i nipoti l’ho trovato geniale. Un gesto semplicissimo che si scontra con la casualità del momento. Una combinazione assolutamente reale. Quante volte succede che incontriamo una persona proprio nel momento in cui non vorremmo incontrarla?
Terzo interruttore: la crudezza della realtà. Cosa si nasconde in casa del nostro vicino quando chiude la finestra? Mi viene in mente quella signora che aveva rinchiuso la figlia nell’appartamento di un condominio, mi pare a Napoli, e il condominio era trafficatissimo, addirittura aveva il portiere, e nessuno se ne era accorto. Questa donna portava da mangiare tutti i giorni alla figlia entrando con un sacchetto della spesa e uscendo senza, e nessuno ha mai sentito un lamento, un odore. Niente. Terrificante.
Quarto: la sopravvivenza. Io non sono riuscito a detestare Mafalda, Wilma e Nunzia. Non ci sono riuscito. Anzi, alla fine mi è dispiaciuto per Mafalda, che ha scelto di lasciarsi morire accanto al marito. Tre donne costrette dal fatto a diventare complici (una a sua insaputa) di un delitto e di un rapimento. Con i loro problemi fisici e familiari, con le ansie, le paure, le superstizioni, i ricordi e i rimpianti, gli odori dei loro corpi un po’ lasciati andare non solo a causa degli anni.
Mi rendo conto che più scrivo e più ci sarebbe da scrivere. Ieri sera con Marco ogni tanto tornavamo a parlare del tuo libro tirando fuori qualche aspetto di cui non avevamo ancora parlato. E lui doveva trattenersi perché io ancora non avevo finito di leggerlo.
Io credo che tu abbia scritto qualcosa di davvero autorevole, un ritratto spietato e fin troppo vero della provincia italiana. Non lo dico perché sto parlando con te, ma credo che il tuo libro sia stato uno dei migliori che abbia mai letto. Lo metto decisamente a una posizione molto alta in classifica. E posso solo immaginare il lavoro che c’è stato dietro. Io non sarei affatto capace di affondare così tanto nell’animo umano. Io spero davvero che avrai il riconoscimento che meriti. Perché se non lo hai tu, allora io non so proprio chi dovrebbe averlo”.
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2 risposte a Recensioni involontarie: Le Sultane 6

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    🙂 bene

  2. Libroguerriero ha detto:

    🙂 ciao cara Patrizia

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