STEFANO IZZO

ATTIVITA’: Editor alla Narrativa Italiana RizzoliIzzo1

SEGNI PARTICOLARI: fiorentino, nel bene e nel male

LO TROVATE SU: su Twitter @StefanoIzzo1

Le tue origini e la formazione

Nato a Firenze tre mesi prima degli anni Ottanta. Un giorno (piuttosto tardi, a dire il vero) ho scoperto che leggere era divertente, e non ho smesso più.

Cosa rispondevi, da piccolo, quando ti chiedevano che lavoro avresti voluto fare?

I miei genitori mi avevano messo in testa di fare il notaio, “perché il notaio guadagna un sacco di soldi”. Così l’ho ripetuto a pappagallo per anni, ogni volta che qualcuno mi chiedeva cosa volevo fare da grande. Poi non saprei dire, esattamente, quand’è che il mio senso per gli affari è così drasticamente naufragato.

E adesso cosa rispondi?

Il notaio!

Quando sei approdato a Rizzoli?

Fortuna sfacciata, all’inizio. Nel 2005 ho conosciuto per caso, nell’agriturismo in Toscana gestito dai miei, Stefano Magagnoli che all’epoca era un pezzo grosso della Mondadori, e che poche settimane più tardi si sarebbe spostato in Rizzoli. Ero laureato da un anno e arrancavo in un call center della Tim, sognando di poter lavorare coi libri. Gli dissi proprio questo, lui mi guardò negli occhi e rispose che aveva bisogno di uno “affamato e fuori dai soliti giri”. Da allora tante cose sono successe, ho fatto tutta la gavetta editoriale e credo di aver pareggiato i conti con la fortuna.

Le tre qualità imprescindibili di un editor

Curiosità, empatia, concretezza.

Le tre cose che non deve mai fare

Pensare di essere il coautore dei libri che pubblica.

Innamorarsi troppo delle proprie idee.

Smettere di leggere.

Cosa ti piace, del mondo editoriale?

Gli incontri che capita di fare.

Cosa invece non mandi giù?

C’è spesso falsità nei rapporti umani.

Ma alla fine… chi decide le regole di mercato? Editori, lettori, scrittori o si tratta di sinergie?

In realtà le regole del mercato non le decide nessuno. Editori (tutti) e scrittori (molti) vorrebbero poterlo fare e ci provano senza sosta, ma non esistono formule per il successo, e guarda caso i mega-seller sono quasi sempre libri che esplodono al di là di ogni previsione o strategia di marketing.

Ci sveli un trucco del mestiere?

Andare in libreria, parlare con il libraio, osservare i suoi clienti, sbirciare la concorrenza. Ripetere l’esercizio una volta alla settimana.

Un errore che hai commesso

Posso appellarmi al quinto emendamento?

Una mossa di cui sei soddisfatto

Più che una mossa, una decisione maturata nel tempo e applicata ogni giorno: continuare a essere me stesso anche nel lavoro, attingere alle mie risorse caratteriali, cercare di fare la differenza con armi che soltanto io posso avere.

Com’è il lettore medio italiano?

È una lettrice.

Ci anticipi tre prossime uscite di cui ti sei occupato?

Te ne dico due, per non bruciare troppo i tempi.

I semi del male: la prima antologia noir mai pubblicata da Rizzoli, con maestri del calibro di Marcello Fois, Giancarlo De Cataldo.

La riedizione di un capolavoro della narrativa italiana contemporanea: La chimera di Sebastiano Vassalli, un grande scrittore e anche una guida.

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Un libro con cui avete osato

Resistere non serve a niente di Walter Siti. Perché pubblicare un autore di qualità può essere relativamente facile (certo, non è che come Siti se ne trovino a ogni angolo), ma per farlo scoprire al grande pubblico e per vincere il più importante premio letterario italiano è necessaria una certa dose di coraggio.

Un libro che ti ha stupito

Acciaio di Silvia Avallone, quando un giorno sulla spiaggia di Antibes l’ho visto in edizione francese tra le mani di una ragazza che ne divorava avidamente le pagine, e ho capito che quella storia era capace di valicare confini senza perdere potenza.

Un libro che non pubblichereste mai

Un libro offensivo

Un autore che vorreste tra i vostri

Qua rispondo d’istinto e secondo gusto personale: Cormac McCarthy.

Ci dai una definizione della voce “scrittore”?

Il fulcro di una casa editrice.

Un consiglio a un aspirante, quando propone il manoscritto

Idee chiare e determinazione.

Una cosa da evitare (altro consiglio all’aspirante, per quel benedetto manoscritto)

Lettere di presentazione vaghe e lunghissime.

Ma poi voi li leggete, i manoscritti che arrivano via posta, o è vero che finiscono al macero?

Per anni abbiamo letto tutto quello che ci arrivava e abbiamo risposto a tutti gli autori, e quasi mai con le solite formule di rito. Oggi purtroppo non è più possibile farlo, quindi siamo costretti a selezionare. Ma solitamente bastano pochi minuti per capire se un manoscritto può essere interessante – e non parlo solo di qualità ma anche di corrispondenza alle esigenze della casa editrice – oppure no.

L’ultima volta che ti sei arrabbiato

Lo scorso sabato, quando la Fiorentina ha subito il secondo gol.

L’ultimo sorriso

Un secondo fa. (In effetti la tua domanda mi fa pensare che per fortuna sorrido molto.)

L’ultimo dubbio

Se rispondere o no alla domanda sull’errore commesso.

Due tuoi pregi e due difetti

Pregi: curiosità e ambizione.

Difetti: timidezza e pigrizia.

Salutaci con una citazione e – visto che abbiamo parlato anche troppo di libri – va bene anche estrapolata da una canzone. O da un film, visto che anche tu sei appassionato di serie e cinema…

Non sarei a posto con la mia coscienza se non citassi il mio idolo Walter White, protagonista di Breaking Bad, quando dice a sua moglie: “Non sono in pericolo, Skyler: io sono il pericolo. Apro la porta e mi becco un proiettile: è così che mi vedi? No. Io sono quello che bussa”.

 

 

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2 risposte a STEFANO IZZO

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    🙂 Bravo e simpatico

  2. Stefano Izzo ha detto:

    Grazie Patrizia! (hai notato i segni particolari?)

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