Recensioni involontarie: Le Sultane 2

Commento a caldo della scrittrice e storica Marina Marazza, che ringrazio di cuore.

mm

Cara Marilù,

premessa importante: devi sapere che sono nata in via Xxxx  a Milano in una casa dell’Istituto Autonomo Case Popolari.

Be’, a fare i precisini sono nata in clinica Macedonio Melloni, ma poi da frugola di pochi giorni quella è stata la mia prima casa, lì sono cresciuta, lì sono stata fino ai vent’anni, quando facendo l’università come studente lavoratore mi sono affittata un bilocale vicino alla Fabbri dove lavoravo come redattore, dall’altra parte della città,  ho alzato le tende e da lì ho veleggiato altrove.  Mia madre vive ancora in via Inganni nell’appartamentino che nel frattempo le ho comperato. Quando vado a trovarla (spessissimo) trovo che tutte le giovani spose che sono arrivate lì negli anni cinquanta ora ne hanno ottanta e passa, quasi tutte vedove e diversamente pazzerelle. Sotto la mia mamma sta una famiglia di emigrati che fa dei fritti che impestano allegramente la tromba delle scale. La mia mamma ha compiuto gli 88, è vispa come un grillo, ha più memoria di me, è magra come un chiodo e comandina, tortura verbalmente la sua colf sudamericana buona e lenta come un caracol e ricorda per filo e per segno tutte le liti, i bisticci, i pettegolezzi e i dissapori avuti negli anni con le altre famiglie della scala.

Leggere le tue pagine mi ha buttata dentro una macchina del tempo da una parte, ma anche in una realtà contemporanea.

Sono rimasta colpitissima dalla tua geniale intuizione di parlare di un tema come questo, quest’universo ricchissimo, e di averne voluto vedere un risvolto noir particolare.

Diventar vecchi vuol dire accentuare molto certi aspetti del carattere, esattamente come accade alle tue eroine. La cosa bella è che loro sono amiche nel bene e nella nefandezza, cosa che sulla scala C non avviene mai: le vecchie si salutano col sorriso tirato ma si destano, sparlano l’una dell’altra, si sentono superiori, una cosa terrificante.

Come conduci il gioco è pazzesco: parti facendo immaginare delle cose e approdi da tutt’altra parte, imprevedibilissima.

Si legge d’un fiato, quell’alternanza dei modi di narrare ti inchioda, aspetti la Wilma, insomma, mi pare di conoscere queste signore come quelle che mi salutano quando vado dalla mamma, mostruose, a modo loro, qualcuna enorme ed elefantiaca, qualcuna con la ricrescita bianca alta due dita, qualcuna scheletrica o con le scarpine di vernice strizzate sui piedi deformi per l’età, tutti dettagli che tu cogli, caricature terribili di quel che erano, insanamente curiose, cattivissime, ma anche splendide, con una forza vitale prorompente che forse non scorre più nelle nostre vene più giovani. Sultane, certo, giusto.

Grazie, Marilù, il tuo libro è bellissimo. E’ commedia, è orrore, è dramma. Come parli degli orribili splendidi figli, della solitudine, della vecchiezza, della povertà.  Mi ci sono ritrovata dentro, invischiata, in questa Bologna così simile a questa mia Milano, ma soprattutto in questa tua sensibilità che sento tanto, sempre, incredibilmente vicina, tenerissima, lucidissima, spietatissima, capace di immedesimarsi trasversalmente nelle generazioni ma anche di un distacco pietoso e nobilmente umano.

Scusa se ho divagato, un emozionato abbraccio

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2 risposte a Recensioni involontarie: Le Sultane 2

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    🙂

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