ANNARITA BRIGANTI

ATTIVITA’:Giornalista culturale (freelance) e scrittrice

SEGNI PARTICOLARI:Mi occupo di qualsiasi cosa abbia a che fare con la letteratura. credo nei sogni. amo le storie, i dolci e a volte gli uomini.

LA TROVATE SU:tutti i media cartacei e digitali di repubblica, in libreria con il mio esordio “non chiedermi come sei nata” (cairo) e in giro per il mondo a presentare i miei libri e quelli degli altri.

Annarita Briganti fotografata da  Marina Alessi

Annarita Briganti fotografata da Marina Alessi

Quando da piccola ti chiedevano che lavoro avresti voluto fare, cosa rispondevi?

Giocare a tennis a livello professionistico (ora ho appeso la racchetta al chiodo) e scrivere. Intervistavo anche il fruttivendolo, fin da piccola.

E quando te lo chiedono ora?

Scrivere e vivere, un duro ed entusiasmante mestiere.

È da poco uscito il tuo libro “Non chiedermi perché sei nata” (Cairo): la protagonista, Gioia, è una giornalista culturale freelance di un importante quotidiano italiano. Come hai costruito questo personaggio e quanto di autobiografico hai aggiunto?

Il mio romanzo è basato sulla vita vera, addolcita dalla magia della letteratura. “Non chiedermi come sei nata” inizia con la perdita di un bambino che la protagonista non sapeva di aspettare, prosegue con la fecondazione assistita, tra rotture e nuovi amori tipo il film di Gabriele Muccino “L’ultimo bacio”, finisce con un bellissimo percorso di risalita. Il primo capitolo s’intitola “Mai abbassare il livello di glamour”. L’ultimo “Il finale più lieto possibile”.

La denuncia dell’Italia che non funziona neanche quando devi formarti una famiglia, dei politici che non ci chiedono se siamo felici, è vera e molto documentata, con un approccio giornalistico. La precarietà professionale e sentimentale la sconto sulla mia pelle ogni giorno, come tanti di noi, maschi e femmine. Ma Gioia è molto più forte di me, si rialza sempre, crede che qualsiasi traguardo sia possibile ed ha ragione, ce la fa. Io ogni tanto resto sotto le delusioni, non mi capacito dei voltafaccia, piango sul latte versato da altri.

Se ti chiedessi un sottotitolo al libro?

Una storia d’amore e tube per sentirsi meno soli, che va dritto al cuore.

Gioia si trova intrappolata nella difficoltà di non avere figli. La questione della fecondazione assistita in Italia.

Non potrei riassumere qui dieci anni di battaglie contro la legge 40 che regolava ovvero impediva la fecondazione assistita in Italia. Io, per motivi anagrafici, mi sono scontrata contro questi limiti a “frittata” legislativa fatta ed ho pagato un prezzo altissimo in termini di ricerca della maternità. Il mio libro ha portato fortuna. Due settimane dopo la sua pubblicazione la Corte Costituzionale ha dichiarato illegale il divieto di fecondazione eterologa, demolendo una legge già bocciata una quarantina di volte da tribunali italiani ed internazionali. Restano ancora esclusi dalle tecniche fecondative i single, siano essi eterosessuali, gay o lesbiche, e le coppie omosessuali. Lotterò perché anche queste restrizioni vengano meno, finché vivrò.

L’idea dell’amore di Gioia si divide tra più uomini: il brigantimessaggio di fondo è che l’amore, quello utopistico, è inafferrabile?

Il suo fidanzato storico si chiama Uto ovvero l’Utopia dell’Amore con la maiuscola, oltre ad essere un omaggio al libro di Andrea De Carlo più sottovalutato. La vera rivoluzione è la normalità, bisogna rivalutare l’amore con la minuscola. Gioia ha tante presenze maschili – il compagno ufficiale Uto, il suo nuovo amante Alberto, Luca con cui ha un flirt, il ginecologo Andrea che le fa da padre putativo -, ma tutti insieme non potrebbero sostituire un vero e proprio compagno. Le manca la perfezione di una relazione pulita, che funziona. È circondata da uomini, ma si sente sola. Odia quello che chiamo “consumismo sentimentale”, è complice ma subendolo del “fast food” dell’amore. C’è ancora un po’ di strada da fare.

E adesso cambiamo argomento. Ci dai una definizione della voce scrittore?

Colui che scrive. Gli altri sono impostori.

Nell’ambito della tua professione di giornalista sei precaria. Vedi lontana la stabilizzazione o è prossima?

La speranza di migliorare la propria situazione dovrebbe accompagnarci sempre.

La situazione lavorativa, in generale, per te in Italia è paritaria tra uomini e donne?

Noi donne dobbiamo lottare ogni giorno contro mille soffitti, ma anche gli uomini non se la passano bene con la disoccupazione italiana a livelli patologici. Quello che consiglio a tutte è di non vendersi mai. Non ho mai puntato sul mio culo per avere un lavoro, anche se avrei potuto.

Una cosa che ti piace del mondo giornalistico.

Tutto, anche le occhiaie quando lavoro 24 ore al giorno, tipo ora.

Una cosa che non sopporti.

I vampiri, che si prendono tutto e poi ti lasciano sola. Ma vale anche nella vita privata.

Ci sveli un trucco del mestiere?

Fatica, disciplina, umiltà.

Due tuoi difetti e due pregi

Mi fido, ne godo i benefici (pochi), ne pago le conseguenze (molte). E leggo tutti i libri del mondo, al contrario dei alcuni colleghi che non alzano il culo dalla sedia.

L’ultima volta che hai mentito. Ce la racconti, la bugia?

I segreti devono restare tali.

L’ultima volta che ti hanno ingannata

Tre mesi fa e sì, non me l’aspettavo. È ancora scioccante.

L’ultimo sogno realizzato

Il prossimo.

L’ultima volta che hai pensato ne valesse la pena (e per cosa)

Ne vale sempre la pena. C’è sempre qualcuno che ci aspetta, un progetto, un bel ricordo, un altro mondo altrove, come scrivo nella parte finale di “Non chiedermi come sei nata”.

L’ultimo sorriso (e per cosa)

Pochi, ma buoni, ultimamente. Un amico mi ha appena scritto: “Ti vedo fragile, fragile”. Devo mettere meglio la maschera, ma mi hanno fatto molto piacere le sue parole, dolcissime.

Progetti?

Vedi alla voce segreti.

Salutaci con uno scoop

Poi chi glielo spiega ai miei capi?! Per gli scoop leggete i miei articoli ed i miei libri!

E adesso salutaci come ci saluterebbe Gioia

Gioia direbbe che è stata un’intervista molto empatica, lo racconterebbe a tutti, ne parlerebbe con uno dei suoi uomini, se ne bullerebbe un poco. Sarebbe appunto gioiosa. Chiuderebbe con il suo motto: Ho creduto in un sogno ed ho fatto bene. E anche: L’amore vince tutto.

 

 

 

 

 

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