Intervista a Marcelo Figueras

Intervista di Massimo Ricciuti,

a partire dal romanzo: Kamchatka, ed. L’asino d’oro.

kam1Hai dichiarato che Kamchatka è un lavoro d’amore e questo trapela dalle pagine, anche quelle più dure. L’amore – e con esso la speranza – si avverte tra le righe, ma non si riesce a spiegare: ce lo spieghi tu in che senso è un romanzo d’amore?

Come scrittore cerco sempre di trovare delle risposte alle mie ossessioni. Rispetto a Kamchatka ho sentito proprio l’esigenza di provare a scrivere un romanzo su questo tema tragico, ma con la speranza di trovare, appunto, una speranza. In qualche modo Harry bambino cerca di salvare la propria vita, Harry adulto la propria anima. Entrambi cercano di salvarsi. Questo cerco di scrivere in un romanzo che racconta di una tragedia che in Argentina inizia negli anni ’70 e va avanti tuttora o almeno sino agli anni’90. Ed io cerco di trovare una speranza.

La voce del protagonista è di una genuinità e di una verosimiglianza disarmanti. Come ci sei arrivato: è stata studiata o è stato un processo spontaneo?

Stavo cercando di scrivere il trattamento per la sceneggiatura di un film e come al solito per ogni trattamento scrivevo in terza persona. Ma alla terza riga ho iniziato a scrivere in prima persona e la voce era quella di Harry. Ho provato a correggermi, ma inutilmente, perché tornava sempre la voce di Harry. Ho continuato a scrivere ed è venuta fuori una storia di 60/70 pagine. L’ho sottoposta al regista Marcelo Pineyro dicendogli: «Non sono sicuro che questo sia il film che vuoi fare tu, ma di sicuro sarà il mio prossimo romanzo». Da questo punto di vista è stata per me la più piacevole scrittura di fiction perché dovevo solo ascoltare la voce di Harry e scrivere.

La storia del singolo è intrappolata in quella dei suoi tempi: non ce ne si può lavare le mani. Eppure oggi, spesso, molti intellettuali si disinteressano del proprio tempo, magari perché ritengono di vivere in un paese senza problemi. Tu che percorso hai seguito?

Per me Alien di Ridley Scott è stata una grandissima lezione narrativa, perché in quel film si è terrorizzati da un qualcosa che non si vede. Lo stesso percorso che ho seguito per Kamchatka, in cui la minaccia mi sembrava più forte nel momento in cui non la personalizzassi in un cattivo della storia. E questo era quello che provavo io all’epoca, benché i miei non siano poi scomparsi perché non erano politicamente impegnati in quegli anni. Però avevo comunque paura, per una sorta d’intuizione. Ogni volta che scendevo per strada sentivo che stava succedendo qualcosa di terrificante, magari dietro porte chiuse. E così la minaccia in Kamchatka, pur essendo invisibile, credo sia una delle più terribili.

Perché non hai voluto inserire i nomi dei personaggi?kam2

Fino a quel momento non c’erano stati film o romanzi che raccontassero la dittatura attraverso gli occhi dei bambini o comunque dei figli dei desaparecidos. Se avessi inserito un nome, si sarebbe infranto il tentativo di far sì che ogni figlio o figlia sentisse che quella era la propria storia e quindi ho voluto che ognuno sentisse che il nome di Harry fosse il proprio.

Al di là dell’esperienza della dittatura e quindi del contesto socio-politico, ti chiedo: cosa c’è di autobiografico nel sistema di relazioni dei personaggi?

Non la parte più drammatica della storia, ma l’infanzia di Harry è la mia: la stessa età, più o meno, gli stessi giochi, gli stessi libri. Il Nano è mio fratello, la mamma è la mia ed anche il nonno. Per fortuna non il finale … che poi non è un finale.

Perché hai suddiviso i capitoli nominandoli con materie scolastiche?

Il processo di Harry che scrive da adulto è un tentativo di reimparare, soprattutto cose molto basilari che gli sono state trasmesse dai genitori. Innanzitutto l’amore, la generosità ed il rispetto verso gli altri. In questo processo di riemersione dei ricordi entrano i primi insegnanti di Harry ed il fatto di dover reimparare tutte le nozioni affrontate nei primi anni di formazione (è anche un mio omaggio ai miei insegnanti). Harry dice che i suoi maestri non sono solo quelli che gli hanno fornito dei semplici dati nozionistici ma anche coloro che l’hanno “infettato” con la sete del sapere e l’hanno plasmato fino ad oggi, perché lui vorrà sempre imparare qualcosa, fino all’ultimo suo respiro.

In generale: qual è la funzione di un libro? Deve scuotere, deve far riflettere, deve concedere evasione o cosa?

Penso che la letteratura debba essere fatta di emozioni, debba essere meno cerebrale, debba avere valore di testimonianza e non solo di evasione dalla realtà.

Esiste una tua Kamchatka, reale o ideale?

Sì, certamente. Credo di essere sopravvissuto per tutta la dittatura proprio perché mi trovavo all’interno di una sorta di bolla fantastica, composta dai libri, dai film, dalla musica che amavo che mi ha impedito di vedere quello che stava accadendo e di schivare i colpi di quel periodo terribile. Allo stesso tempo, questo strumento narrativo mi ha distratto ma mi ha anche dato modo di capire cosa fosse la Kamchatka per me e di trovare, alla fine, una luce nell’oscurità. Mi ha aiutato molto a scoprire la mia voce come scrittore.

A cosa stai lavorando adesso?

Ad ottobre uscirà un romanzo in Argentina, Spagna, Colombia e Messico. Un romanzo d’avventura che ho sempre sognato di scrivere fin da piccolo, un misto di fantasy ed horror il cui titolo in italiano è “Il re delle spine”. Inoltre, un nuovo romanzo a cui sto già lavorando ma che non ha ancora un titolo.

Ti va di scegliere un brano musicale che faccia da accompagnamento alla lettura di quest’intervista?

Certo, scelgo “A day in the life” dei Beatles.

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in interviste, Uncategorized e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Intervista a Marcelo Figueras

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    grazie

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...