SIMONE TOGNERI

ATTIVITÀ:  Mi occupo di alberi e libri. In fondo sono la stessa cosa.

SEGNI PARTICOLARI: Un fuoco acceso, un sigaro e un bicchiere di vino.

LO TROVATE SU: Quando non sono disperso nei boschi sono su Twitter e su simonetogneri.wordpress.com/

togneriLe tue origini e la formazione

Sono nato a Barga e sono cresciuto nella Valle della Corsonna. Anche se i percorsi di formazione e di lavoro mi hanno spesso portato lontano, mi sono sempre sentito di appartenere a questi luoghi. Ho amato fin da piccolo la pittura, tanto da diplomarmi all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Inoltre, già dai tempi di mio nonno Giuseppe, la mia è una famiglia di musicisti, per cui la musica ha sempre avuto un’influenza molto importante nella mia vita. Questo spiega anche perché ho sempre amato un certo tipo di vita un po’ fuori dai soliti canoni. A un certo punto però musica e pittura si sono unite ed è venuta fuori la scrittura. Ha preso il sopravento su tutto. Forse perché invece di farne male tante, ho preferito farne male una sola.

Cosa rispondevi da piccolo quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

Rispondevo che avrei voluto fare qualcosa di creativo. Mi sarebbe piaciuto fare il musicista, il pittore, il disegnatore di fumetti. Anche l’archeologo. Qualcosa che comunque portasse lontano da gesti ripetuti meccanicamente tutti i giorni e che mi permettesse di esprimere quello che avevo dentro. La cosa buffa è che di un fatto ero sicuro: non avrei scritto libri. Non avevo la più pallida idea di come si potessero mettere insieme così tante parole.

E adesso cosa rispondi?

Che, a parte il disegnatore di fumetti e l’archeologo, ho fatto il musicista e il pittore senza forse averne le qualità. Ho fatto anche l’autista magazziniere e il commesso di negozio, e qui ho dimostrato invece di saperci fare. Me la cavo anche con la terra. Non mi spaventa sporcarmi. Dico sempre che le mie braccia sono state restituite all’agricoltura da cui erano state rubate. Se mi sono avventurato a scrivere libri lo devo alla lettura e alle voci che sento nella testa. Sono loro che dettano le storie, io mi limito ad ascoltare. Quindi prendetevela con loro.

Vivi in un luogo lontano dal traffico, in mezzo alla natura:

Ho sentito il bisogno di tornare a una dimensione più semplice, alla mia vallata, ai miei alberi, al mio torrente dove facevo (e faccio) il bagno, alle poiane che strillano nel cielo sopra la mia testa. Le mie radici affondano in questa terra. Quando parlo di radici mi piace citare Mauro Corona, che le paragona a un elastico: puoi allontanarti e tenderlo come una corda di violino, ma alla fine ti riporta sempre indietro.

È da poco uscito per Fratelli Frilli “Arnoamaro. Un’indagine di Simòn e Mezzanotte”. Il fiume sembra togneri2quasi un personaggio, pur coi suoi segreti e i suoi silenzi. Come lo hai assorbito, tu, scrittore, e come hai voluto consegnarlo ai lettori?

Negli anni dell’Accademia ho vissuto a Firenze, sul Lungarno del Pignone. Dalla finestra vedevo il fiume e il parco delle Cascine da un lato e i palazzi del centro storico dall’altro. Ero come in bilico tra due dimensioni, quella della Natura e quella dell’Uomo. L’Arno scorreva in mezzo, placido, come un sovrano consapevole del potere assoluto che ha su tutto. Un sovrano capace di dare lustro alla città o portare distruzione, fonte di vita o di morte. L’acqua nasconde mille segreti che non può raccontare perché non ha memoria. È un’immagine che mi porto dentro da allora e che ho cercato di raccontare nel mio libro.

Simòn Renoir e la sua passione per l’arte hanno qualcosa di attinente con te, a parte il nome?

C’è sempre qualcosa di me in quello che scrivo, anche quando non vorrei. Renoir, oltre al nome, ha in comune con me il percorso di studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, compreso il tormento del non riuscire a superare le difficoltà tecniche, oppure certe incomprensioni con gli insegnanti o con i compagni, e i sensi di colpa del non aver fatto tutto il possibile. Però mi riconosco anche in Mezzanotte. Sia lui che Simòn rappresentano due lati opposti di me. Mezzanotte è la parte più decisa, rabbiosa e a volte ruvida. Quella da sopravvivenza. Simòn è quella più insicura, più fragile, però capace di osservare e ascoltare. Se non coesistessero la prima sfocerebbe nel cinismo, la seconda finirebbe calpestata.

La coppia investigativa Simòn e Mezzanotte funziona anche grazie alle singole peculiarità e alla loro differenza: quali coppie letterarie hai trovato interessanti?

Parlare di Sherlock Holmes e Watson o Nero Wolfe e Archie Goodwin sarebbe fin troppo elementare per cui tralascio. Cito Hap e Leonard, di Lansdale, Lincoln Rhyme e Amelia Sachs di Deaver. Di Dennis Lehane voglio esagerare e citare addirittura un trio, anche se non propriamente investigativo: Jimmy Marcus, Dave Boyle e Sean Devine di Mystic River, un romanzo che amo sopra tutti gli altri. In Italia vado a scomodare il commissario Soneri di Valerio Varesi e il suo fidato ispettore Juvara . Non sono investigatori, ma hanno a che fare anche loro con il crimine: il Freddo e il Libanese di Romanzo Criminale.

Cosa chiedi al tuo stile? Essenzialità, precisione, capacità di attraversare il lettore o cos’altro?

Più dell’avere un mio stile mi importa di trasmettere con le mie storie le stesse emozioni che vivo io nello scriverle. Non scrivo mai solo per me, per me faccio altro. Una passeggiata nei boschi, per esempio. È nello scambio con il lettore che l’atto dello scrivere per me completa il suo percorso. Scrivere è faticoso e quando chi legge mi rimanda indietro le emozioni provate aggiungendo il proprio filtro personale, la fatica acquista un senso. Tengo più a questo che al marchio editoriale sulla copertina. A volte sul mio piccolo spazio virtuale metto a disposizione di chiunque voglia leggerli racconti e interi romanzi. E un consiglio o una critica sono sempre ben accolti

Una cosa che non ti piace del mondo editoriale.

Non mi piacciono gli autori a tutti i costi e non mi piacciono le case editrici che soddisfano il loro ego chiedendo loro cospicui contributi. In America la chiamano “vanità da stampa”. È un meccanismo che punta sull’effimero, svuota le tasche e non porta da nessuna parte. Certi sedicenti scrittori dovrebbero capirlo. Scrivere secondo me è importante, tutti dovrebbero farlo. Potrei allargare il cerchio e parlare di creatività più in generale. Che sia con la scrittura, la danza, la pittura o la musica, se ciascuno di noi avesse un piccolo giardino creativo da coltivare, forse saremmo tutti un po’ meno rabbiosi e un po’ più attenti. Dovremmo avvicinarci con umiltà al processo creativo, invece ci prendiamo subito sul serio e pensiamo a come farci qualche soldo. Questo è quello che ci frega.

Una cosa che invece ti piace 

Mi piace il confronto con i lettori, con gli editor, con gli altri autori. Per fortuna, almeno per la mia piccola esperienza, ci sono persone che hanno molte cose da dire e le dicono senza gridare. In un mondo dominato dal marketing dei grossi gruppi editoriali ci sono piccole realtà che investono le loro risorse nella ricerca della qualità e soprattutto hanno il coraggio di puntare su autori sconosciuti. Sono rare, ma ci sono. Bisognerebbe avere la pazienza di cercarle e il coraggio di accettare anche esiti negativi.

Una cosa che fai malvolentieri:

Guardare l’orologio. Infatti non lo porto mai.

Una volta che hai perso la testa

Quando ho deciso di cambiare tutto.

L’ultima volta che hai rinunciato

Ho la testa dura, per cui è difficile che molli prima di averle tentate tutte. Vado perfino oltre il sano limite del buon senso.

L’ultimo sorriso

Da poco ho un cane che sorride. È un trovatello, si chiama Flick. Ogni volta che sorride lui, non posso fare a meno di farlo anch’io. È successo anche poco fa.

Raccontaci un successo:

Ogni volta che taglio una pianta e questa cade nel punto dove dico io. Soprattutto non sulla mia testa.

E ora una fatica

Abbandonare il mio Altrove nei momenti in cui sarebbe bello restarci. Per quello spesso faccio tardi agli appuntamenti.

L’ultima incertezza

L’ultima parte del nuovo libro che sto scrivendo. E, a pensarci bene, anche la prima.

Cosa ti spaventa?

Sono terrorizzato all’idea di incontrare gli alieni.

Progetti?

Una casa da sistemare e un orto da coltivare. E poi ci sono le voci da ascoltare, che non allentano mai la presa.

Mandaci un saluto da Simòn

Per come lo conosco, Simòn sorriderebbe senza dire niente perché sul momento non gli verrebbero le parole.

E adesso da Mezzanotte

Uno con il mio cognome l’ottimismo se l’è dimenticato da un pezzo.

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2 risposte a SIMONE TOGNERI

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    🙂

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