Nuovi finanziamenti alla scuola privata?

Gentile Ministro Stefania Giannini,

le scrivo perplessa dalle sue ultime (e prime) dichiarazioni, lette su un articolo di Repubblica.

Ho accolto con piacere la sua sfida per la rivalutazione del ruolo (e dello stipendio) degli insegnanti, ma l’entusiasmo è durato poco: è bastato scorrere l’articolo di qualche riga per ricevere una bella doccia fredda. Sì, perché il discorso è caduto subito sulla questione delle scuole private: pare che l’orientamento del Governo sia di sostenerle non solo a parole (intanto ieri sono stati sbloccati i 223 milioni di euro stanziati per le scuole non statali).

sch1Gentile Ministro Giannini,

cosa intende, lei, esattamente, quando rilancia l’idea dell’uguaglianza tra scuole pubbliche e scuole paritarie? Intende uguaglianza di sovvenzioni? O uguaglianza di offerta formativa? In entrambi i casi, non sarebbe meglio puntare sulla nostra scuola pubblica che risente dei tristissimi, disastrosi, recenti tagli e necessiterebbe di un sommario intervento sia agli edifici che al comparto insegnanti? Parlo di scatti, ma anche di stabilizzazione dei precari, di assunzione sicura di nuove figure quali docenti di sostegno, educatori, insegnanti di italiano L2/LS, senza i quali oggi è improponibile trasmettere conoscenze in classi che contano un numero elevato di studenti di lingua straniera.

Gentile Ministro Giannini,

ieri, nel corso di una trasmissione radiofonica su Radio1, ha dichiarato che la scuola  “Statale e quella non statale devono avere uguali diritti”. Perché mai? Perché mai lo Stato italiano, che già non riesce a far fronte a tutti i bisogni della sua scuola – quella pubblica, quella cui si rivolgono non solo gli studenti che la scelgono ma anche quelli che non hanno altra scelta – ecco, dicevo: Perché mai lo Stato, che già non riesce a far fronte ai bisogni della sua scuola deve sobbarcarsi anche gli oneri della scuola privata, che già, di suo, riceve finanziamenti dagli studenti iscritti? Studenti che, ricordiamolo, spesso provengono da famiglie facoltose o comunque in grado di permettersi di spendere una cifra consistente di un minimo di qualche migliaio di euro all’anno. Senza contare che molte delle scuole paritarie si fregiano del titolo di “istituti religiosi”: senza aprire l’annosa questione delle ricchezze di un Vaticano già altamente beneficiato dall’esenzione fiscale, dovrebbe bastare il buonsenso per capire che in questo modo si andrebbe a rimpinguare le casse di chi è meno bisognoso. Come al solito, pioverebbe di nuovo sul bagnato.

Gentile Ministro Giannini,

forse qualcuno potrebbe dire che sputo nel piatto in cui mangio, lavorando io sia in una scuola pubblica che in una scuola privata. Ma non è così. Proprio perché sto toccando con mano le due realtà posso parlare con cognizione di causa. Metà settimana lavoro in una scuola privata molto seria e onesta (lo preciso, perché non sono tutte così, almeno nella mia città), con insegnanti preparati e appassionati, pagati molto meno rispetto a quelli statali. E l’altra metà lavoro in un liceo pubblico, con insegnanti altrettanto preparati, alcuni stanchi, altri appassionati, certo tutti molto preoccupati per la continua opera di logoramento cui è sottoposta la scuola. Poi, per carità: io non sono contraria alle scuole private: sono contraria alle sovvenzioni statali destinate alle scuole private e religiose.

SCUOLA

Ad oggi, in Italia, la scuola pubblica offre un servizio qualitativamente molto più alto rispetto agli scarsi mezzi di cui dispone e anche rispetto alle scuole private: quest’ultime, stando ai rapporto OCSE, sono le peggiori d’Europa (Girolamo De Michele, La scuola è di tutti, minimum fax p. 71) e la priorità dovrebbe essere semmai quella di mantenerlo e potenziarlo, quel grandioso servizio della scuola pubblica.

Gentile Ministro Giannini,

lei si propone di regalare altri soldi alla scuola privata, aggiunge che le famiglie potranno scegliere dove iscrivere i loro figli e auspica una “libertà di scelta educativa”. Mi scusi se la correggo, Ministro, ma libertà non significa avere la possibilità di iscrivere un ragazzo a una scuola costosa.

La vera libertà è quando io, cittadino italiano, anche se indigente, posso far studiare mio figlio – nonostante il mio stipendio non me lo permetterebbe  – e posso fargli raggiungere un traguardo sociale da me mai nemmeno visto col binocolo.

Libertà è che mio figlio, se lo desidera, può scegliere un percorso lungo di studi – come medicina – anche se io sono disoccupato e senza casa, ad esempio.

Libertà è, in sostanza, permettere ai giovani di superare la disuguaglianza sociale che ci rende, in Europa, uno dei paesi in cui la mobilità sociale è più ferma (Going for Growth, 2010).

Libertà, in conclusione, è fornire i nostri giovani – tutti – dei mezzi per riscattarsi, per vivere dignitosamente e non solo sopravvivere, per puntare alla felicità, magari, per riconoscere la realtà ma anche l’inganno, per vivere civilmente e ribellarsi, anche, quando vengono sottratti loro dei diritti. Questa libertà è un percorso lungo che, per molti, parte proprio dalla scuola. La scuola pubblica. Ecco perché, forse, la si sta tanto depauperando.

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Una risposta a Nuovi finanziamenti alla scuola privata?

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Grazie

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