GEMMA TREVISANI

ATTIVITA’: editor

SEGNI PARTICOLARI: curiosità e irrequietezza

LA TROVATE SU: twitter (@GemmaTrevisani) e sul blog officinamasterpiece.corriere.it

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Le tue origini e la tua città

Sono nata e cresciuta a Bologna e, anche dopo tutti questi anni a Milano, le radici rimangono solidissime.

Cosa rispondevi, da piccola, quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

Penso di aver detto qualsiasi cosa. La trapezista, l’infermiera (eppure se vedo un ago svengo), la cantante e la giornalista. L’editor mancava, però.

E adesso cosa dici?

Voglio lavorare con i libri. Con gli scrittori e con i libri. Quindi mi reputo contenta.

Quando sei approdata a Rizzoli? 

Avevo ventidue anni quando ho iniziato a fare la lettrice per Rizzoli. Nel frattempo studiavo Lettere: per un lungo periodo, mentre ero a Parigi a scrivere la tesi, leggevo romanzi di ogni tipo (spesso molto brutti) al computer, visto che i reader erano ancora merce rara. Appena finita l’università Michele Rossi mi ha offerto la possibilità di uno stage, mi sono trovata benissimo con lui e con Stefano Izzo. Sono passati quattro anni e la sintonia è la stessa.

Quali sono le qualità o, in generale, i percorsi formativi per rivestire il ruolo che occupi, al di là dell’esperienza che si matura direttamente sul campo?

L’esperienza sul campo è la cosa più importante. Perché ogni libro ha una storia a sé, e ogni scrittore un modo diverso di concepire la scrittura e il lavoro sul testo.

Il lavoro di editor si può svolgere secondo prospettive molto diverse, ma penso che la curiosità, la capacità di lasciarsi stupire e l’intraprendenza siano quasi indispensabili. Alla base quindi, oltre ai libri, devi amare le storie e gli incontri.

Cosa ti piace, del mondo editoriale?

Le vicende, spesso davvero romanzesche, legate alla nascita di un libro. Sia in casa editrice, perché le idee vengono fuori nei momenti e nei modi più inattesi. E ancora di più negli incontri con gli scrittori: a volte sfidandoli con una proposta, che stravolgeranno fino a farla diventare altro, si ha l’onore di osservare come nasce una storia.

Cosa invece non mandi giù?

Chi in questo mondo si prende sempre e costantemente sul serio.

Ma alla fine… chi decide le regole di mercato? Editori, lettori, scrittori… o si tratta di sinergie?

I lettori hanno sempre l’ultima parola, e la più importante. Le copie vendute hanno tanto valore anche perché indicano che un autore è gemma01riuscito a incontrare un pubblico.

E poi certo: gli editori hanno la responsabilità di proporre progetti forti, e soprattutto coerenti. La cosa essenziale è non tradire i lettori, per questo il publishing di un libro è centrale. Se ti prometto un femminile leggero e divertentissimo, quello deve essere. I lettori non puoi prenderli in giro. E questo vale anche per gli scrittori: se danno al loro pubblico il libro sbagliato rischiano di essere abbandonati.

Se dovessi stilare le tre condizioni imprescindibili cui si attiene Rizzoli per scegliere o escludere gli autori, quali diresti?

Non esistono condizioni a priori: davvero, ogni libro e ogni autore hanno una storia a sé.

Com’è il lettore medio italiano?

Se si potesse dire con precisione, saremmo tutti capaci di sfornare best seller in continuazione. Credo che la sfida complicatissima per editori e scrittori sia proporre storie che intercettino un’aria del tempo e che raccolgano un interesse diffuso.

Ci anticipi tre prossime uscite che hai curato?

È appena uscito il bel romanzo di Massimiliano Virgilio, Arredo casa e poi m’impicco, libro spietato e divertentissimo sull’inclinazione tutta italiana all’immobile. Il suo protagonista, Michele, si trova alle prese con un mutuo, la muffa alle pareti e una Maradona delle pulizie. Insomma, perfettamente in linea con il modello di vita dei suoi genitori, che pensava di aver rifiutato… Dal 29 gennaio è in libreria anche La felicità sta in un altro posto di Sara Loffredi, la storia di una giovane donna che, con il terremoto d’inizio secolo a Reggio-Calabria, perde tutto e deve ricostruirsi una vita e un’identità a Napoli. Sara ha un scrittura sinuosa e una grande capacità di emozionare.

Il 12 febbraio esce il libro di Francesca Del Rosso, Wondy, che racconta l’esperienza autobiografica di una “wonder woman” che ha sconfitto il cancro al seno. È riuscita in un’impresa molto difficile:  andare al cuore di un vissuto così doloroso, pur mantenendo una prosa lieve e una buona dose di ironia.

Quella con la quale ti sei più divertita a lavorare e perché.

La più divertente non saprei, perché sono stati tanti i momenti da ricordare. E l’ottima sintonia che si crea a volte è impagabile. È stato così per esempio con Giusi Marchetta. Durante l’editing del suo L’iguana non vuole, ci siamo ritrovate qualche sera a lavorare fino a tardi nella torre rcs, con fuori la nebbia. Una volta, quando ci siamo accorte che stavano spegnendo le luci del palazzo, abbiamo capito che era arrivata l’ora di lasciare riposare i personaggi e concederci una bottiglia di vino rosso.

Quella che ti ha arrecato più preoccupazione.

Tengo moltissimo a ogni libro e, arrivati al giorno dell’uscita, vivo sempre la stessa tensione.

Una che ti ha sorpresa.

Non smette di sorprendermi Questa libertà di Pierluigi Cappello, per me un libro eccezionale. A mesi di distanza dall’uscita continua a suscitare un grande interesse: ricevo settimanalmente lettere di sincera gratitudine (io, figuriamoci l’autore!) ed è stato segnalato tra i libri più interessanti del 2013 sia dal “Corriere” sia da “Repubblica”.

Un libro pubblicato da altri che avresti voluto pubblicare

Un libro non c’è. Ci sono scrittori con i quali mi piacerebbe molto lavorare, ma su progetti nuovi e condivisi. Vediamo se ci si riesce.

Possiamo cominciare anche con le domande meno letterarie/editoriali e o sei contraria alla leggerezza?

Senza leggerezza come si fa?

Bene. Partiamo. L’ultima volta che ti sei arrabbiata

Qualche mese fa, quando mi hanno rubato l’ennesima bicicletta. Un odio feroce.

L’ultima volta che hai tentato inutilmente

Il problema è che sono molto testarda. Non si tenta mai inutilmente, se non riesco riprovo.

L’ultima volta che hai tentato con successo

Per la prima volta ieri ho cucinato un ottimo sugo di pesce.

L’ultima certezza

Sarò banale, le persone. Quelle che ci saranno sempre.

L’ultimo sorriso

Stamattina davanti al caffè fumante.

L’ultimo dubbio

Dubbi ne ho a volontà, sempre. Rimetto in discussione tutto costantemente.

Due pregi e due difetti

Sono testarda e ingorda, pregi e difetti insieme.

Progetti?

Sapere di più di vini, viaggiare di più, andare a più concerti. E pubblicare libri meravigliosi.

Salutaci con una citazione e visto che abbiamo parlato anche troppo di libri, va bene anche quella di una canzone.

Comme on n’a pas le choix il nous reste le coeur.

È un verso bellissimo e vero.

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Una risposta a GEMMA TREVISANI

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    grazie

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