LORIANO MACCHIAVELLI

ATTIVITÀ: vorrei poter scrivere ‘romanziere’. Si capirà?

SEGNI PARTICOLARI: sono uno come tanti.

LO TROVATE: dove meno ve lo aspettate.

macchia1Cosa rispondevi da piccolo quando ti chiedevano che lavoro volevi fare da grande?

L’attore. Mi piacevano gli attori che vedevo al cinema del dopolavoro ferroviario del mio paese, seduto sulle panche con i miei coetanei a far casino e ad applaudire quando arrivavano i nostri … Fate conto Cinema paradiso.

È da poco uscito per Einaudi Stile Libero un libro scritto a quattro mani da te e da tua figlia Sabina, E a chi resta, arrivederci. Sottotitolo: Monologhi per Leucò: si tratta di ventidue storie, un incontro di generazioni che racconta come è cambiato il nostro Paese. Ci fai un esempio – in riferimento a un tuo racconto – di come è cambiato?

Anni fa, quando le cose non andavano, ci si arrabbiava e si scendeva in piazza. Ne sono morti molti nelle piazze d’Italia perché noi potessimo vivere meglio. Ci stanno riprendendo tutto e non si muove foglia. Mi vergogno di me e dei miei connazionali.

E un esempio tratto da un racconto di Sabina?

Il modo con il quale io vedevo (e vedo ancora oggi) la guerra che mi stava attorno e il modo con il quale Sabina ha visto quella nell’ex Jugoslavia, che in qualche modo l’ha toccata.

Com’è stata la stesura? Vi siete confrontati in itinere o avete proceduto parallelamente?

I racconti sia miei che suoi erano già pronti, pubblicati qua e là. È stata Sabina che si è accorta di come noi due avevamo raccontato, in modi diversi e con diverse ottiche, storie che toccavano stessi argomenti come la guerra, l’emarginazione, la droga, la solitudine, il razzismo… La differenza sta nelle due generazioni.

Una caratteristica che contraddistingue tutta la tua macchia2produzione è l’attenzione per la memoria e per le tracce lasciate del tempo. In quest’ultimo libro – a maggior ragione – sembra che la discrasia generazionale provochi un ulteriore approfondimento sul tempo e su come esso imponga i suoi cambiamenti, i suoi punti di vista. Sei d’accordo?

D’accordissimo. Basta leggere un mio racconto e l’analogo di Sabina. Ci si troverà una rabbia, una tristezza, dei sentimenti … diversi che danno la misura del tempo passato.

Sarti Antonio, tua creatura letteraria, personaggio poliziesco più longevo d’Europa, come sta? Sta meditando qualcosa, come… un suo prossimo ritorno?

Ci siamo già parlati con Sarti Antonio: abbiamo concordato la prossima storia.

In un mondo di strilloni e attaccabrighe, tu conduci una vita molto schiva e riservata. Fa parte del tuo carattere o è una scelta voluta?

Sono stanco di urla, di futilità, di bugie … Perché aggiungere le mie alle troppe che già sentiamo e ci raccontano?

Una cosa che non ti piace del mondo editoriale.

La mancanza di onestà professionale di chi pubblica tutto ciò che potrebbe dare (spesso, quasi sempre, non accade) risultati economici.

Una cosa che invece ti piace.

Ne ho tante e non voglio togliere importanza a quelle che non potrei citare.

Una cosa che non sopporti, in generale.

Anche qui ne avrei troppe. E poi, cambierebbe saperlo?

Una cosa che mandi giù a malincuore.

Le medicine.

Una cosa che ti fa stare bene.

Sono tre e sono inscindibili e quindi una: scrivere, leggere e ascoltare chi racconta belle storie.

Secondo te qual è il male della nostra epoca, se c’è un male?

Di mali ce ne sono tanti. Uno dei peggiori: la presunzione.

Se un bambino ti chiedesse cos’è il male, cosa risponderesti?

Ciò che ti fa soffrire. E non nel corpo.

Due pregi e due difetti.

Non ho né pregi né difetti.

L’ultimo dubbio.

Piaceranno le mie risposte a Marilù?

Una certezza.

Sono sicuro di sì (a proposito di presunzione).

L’ultima volta che ti sei arrabbiato.

Domani, quando scriverò al mio editore.

Noi restiamo. Ci saluti con un arrivederci? Ti chiedo una citazione da E a chi resta, arrivederci.

“Mi ha fatto piacere. Potrete tornare quando vorrete. E non per caso, la prossima volta”. (Da Ti conosco, sei Fufo)

E adesso ci saluti come ci saluterebbe Sarti Antonio, sergente?

Ragazzi, che Natale di merda.

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Una risposta a LORIANO MACCHIAVELLI

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Il grandissimo adorabile Loriano. Grazie

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