Intervista su Thriller Magazine

foto_ppIn un momento sociale in cui le donne tra di loro faticano a fare rete e in cui, in generale, vengono oggettivizzate e infamate appena muovono un dito, in cui sono declassate o sottopagate – e il gender pay gap è uno solo dei livelli di misurazione delle discriminazioni –, in cui non hanno voce in capitolo nelle alte sfere politiche e dirigenziali, in un paese in cui la fanno da padrone il clientelismo e i favoritismi, una donna che si rimbocca le maniche e lavora onestamente perché ha deciso che vuole fare della scrittura il perno della sua vita, verrà facilmente criticata. In questo caso “arrivismo” è il termine che i mediocri usano al posto di  “ambizione”: perché la donna, se ambiziosa, è elemento di disturbo, soprattutto quando fa un po’ di strada.

Vorrei scardinare l’assunto che scrivere sia facile. Non è vero. Il mestiere dello scrittore è bellissimo e prezioso, ma è difficile. Per me è difficile convogliare in ordine delle idee e una fantasia completamente indisciplinate. È difficile la costanza, ma paga. Quando non sei affermato a livello nazionale, è difficile rapportarsi a una quotidianità che ti considera un animaletto strano. È frustrante collegarsi e scollegarsi in continuazione da quei mondi paralleli che alimentano l’estro creativo, così come è tragica la precarietà della nostra condizione di lavoratori a metà. Non veniamo pagati tanto quanto spendiamo in ore di lavoro/energie/emozioni, non abbiamo contratti fissi, garanzie sul futuro, ci troviamo a investire sulle nostre opere in un periodo economico pessimo, dipendiamo dall’incognita di un lettore non prevedibile e, delle volte, dipendiamo anche dal capriccio di chi decide.

Mi mantengo insegnando lettere alle superiori e sono abbastanza svincolata da urgenze economiche. I soldi non mi interessano, la gente ricca non esercita alcuna attrattiva su di me – molto fascino esercitano invece gli individui curiosi, quelli dall’animo nobile, quelli pazzi, quelli colti ma non i presuntuosi che, al contrario, non reggo.

Ho letto ultimamente dei libri pieni e ricchissimi, ne ho anche scartati parecchi che non parlano di niente e si limitano ad autoglorificazioni, neppure troppo nascoste, degli autori.

L’ambiente letterario è variegato. Conosco persone meravigliose, da cui ho imparato tanto e sto continuando a imparare. Cito, tra loro, Valerio Evangelisti, Loriano Macchiavelli, Massimo Carlotto, Colomba Rossi, Simone Caltabellota, Filippo Casaccia, Fabrizio Lorusso, Lorenza Ghinelli e tutta la redazione di Carmilla.

Di contro, però, ci sono anche personaggi da cui stare alla larga. La mia sensazione è che in giro ci sia un diffuso disimpegno verso questo tempo, disinteresse verso l’altro e ciò si riflette anche nelle arti. Ho visto scrittori darsela a gambe, quando c’era da prendere una posizione. Li ho visti glissare, inchinarsi alle scelte più comode, trincerarsi dietro un moralismo fasullo solo per dare l’impressione di aver qualcosa di importante da dire. Non sono tutti così, per fortuna.

su Thriller Magazine l’intervista integrale

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2 risposte a Intervista su Thriller Magazine

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    OTTIMO

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