PIPPO RUSSO

pippATTIVITA’: Sociologo, giornalista, scrittore

SEGNI PARTICOLARI: Introverso cronico

LO TROVATE: Quando non lo cercate, come i calzini spaiati

Le tue origini e la tua città:

Sono nato a Agrigento un anno prima della Frana. Ci sarà un nesso?

Cosa rispondevi da piccolo, quando ti chiedevano che lavoro volevi fare? 

Ci crederesti che non lo ricordo? Forse sarebbe più interessante chiedere a ciascuno di noi cosa vorrebbe fare se tornasse piccolo.

E adesso cosa dici?

Adesso dico che vorrei poter scrivere tutto il giorno senza dovermi preoccupare d’altre cose.

E’ da poco uscito il tuo libro L’importo della ferita e altre storie. Frasi veramente scritte dagli autori italiani contemporanei. Faletti, Moccia, Volo, Pupo e altri casi della narrativa di oggi, (Clichy, 2013). Non ti chiedo un sottotitolo perché già c’è. Ti chiedo il messaggio di fondo.

Il messaggio di fondo è che il lettore dovrebbe imparare a essere più esigente. Ne ha il diritto, ma anche il dovere. Acquista un prodotto dal quale deve esigere degli standard elevati di qualità. E se quegli standard non vengono garantiti egli deve chiederne conto, non soltanto per se stesso ma anche per ogni altro lettore reale o potenziale. Nell’editoria viviamo tempi di produzione di massa, il che è paradossale se si pensa che è anche un tempo in cui gli indici sulla lettura si attestano su livelli sempre più bassi. L’unica costante è il precipitare della qualità dei prodotti, sia in termini di contenuti che di confezione del prodotto. E se sui contenuti si può essere relativamente tolleranti – i gusti non sono in discussione, ciascuno ha i propri – non altrettanti si può dire riguardo alla confezione. Bisogna pretendere che l’editing sia impeccabile, che l’utilizzo della lingua sia pulito, che ogni equivoco o incongruenza spariscano dal testo. E di tutto ciò il lettore deve essere, in ultima analisi, responsabile. Non ci sarebbero pessimi libri e pessimi autori se non ci fossero pessimi lettori.

La letteratura deve essere per forza alta o di qualità, quindi in qualche modo edificante? Non potrebbe semplicemente esistere una letteratura più impegnata e una meno?

Non capisco il distinguo fra una letteratura di qualità e una “non di qualità”, così come non colgo quale sia la presunta “letteratura impegnata”. Una classica telenovela brasiliana può essere al tempo stesso racconto popolare e analisi sociale. Il contenuto è il medesimo, cambiano le letture del singolo fruitore. Allo stesso modo si può dire della cosiddetta “letteratura rosa”. Ultimamente sto alimentando un interesse per questo segmento pubblicistico, e forse un giorno vi dedicherò uno studio . Il modo in cui viene rappresentato l’immaginario sentimentale femminile, dentro quelle pagine, è una spia di quello stesso immaginario. Inoltre, uno studio comparativo fra le diverse stagioni editoriali della letteratura rosa italiana potrebbe regalare una visione sul mutamento dell’immaginario sentimentale femminile, o quantomeno su quello che viene disegnato attraverso le pagine di quei prodotti editoriali. Con tutto ciò intendo dire che non esiste un distinguo fra letteratura di qualità e letteratura priva di qualità. Tutta la letteratura dovrebbe presentare degli standard di qualità, e con questo intendo dire che ogni prodotto editoriale di narrativa dovrebbe avere degli standard minimi garantiti in termini di scrittura, contenuti, trama, editing. E in questo senso anche un prodotto editoriale con pretese d’essere “alto e impegnato” può rivelarsi ampiamente deficitario.

Il problema è a monte o a valle? E’ una questione di lettori o di marketing? Se gli editori puntassero meno su questi scrittori, secondo te i vari Volo & company venderebbero di meno?

Volo e company venderebbero di meno se i lettori fossero esigenti. Purtroppo viviamo un’epoca dominata da un lettore che vede nel libro un’altra forma di reality, o di spettacolo nazional-popolare. Quanto agli editori, hanno ormai quasi del tutto perso ogni velleità pedagogica per dedicarsi alla ricerca dei grandi numeri.

Hai mai abbandonato un libro perché ritenuto del tutto illeggibile?

Se è illeggibile non lo abbandono di sicuro…

Prospettaci una soluzione, anche in qualità di sociologo.

Ahimé, i sociologi sono più bravi a trovare nuovi problemi laddove non si ha idea che ve ne siano, anziché trovare soluzioni ai problemi esistenti. L’opera di critica serrata è la sola difesa. Ma questa critica pippo russova fatta partendo da una conoscenza approfondita dei testi. Per questo dico sempre che i critici dei vari “Faletti-Volo-Moccia” che denigrano questi autori per partito preso, e senza averli mai letti, rendono loro un grande servigio. La critica – ogni critica – deve partire dalla conoscenza approfondita. Altrimenti è meglio non dire. Per esempio, io non andrei mai a vedere un film di Checco Zalone, ma proprio per questo motivo non ne parlo male. Semplicemente, non ne parlo perché non ho gli strumenti per giudicare quei film. Il giorno in cui volessi criticarli dovrei prima vederli e magari scoprirei pure che sono meno peggio di quanto immaginassi. Da qui deriva un principio che per me è imprescindibile e che dovrebbe valere per chiunque: quando vuoi parlare male di qualcosa devi prenderla sul serio, molto più di quanto faresti rispetto a una cosa della quale pensi di dover parlar bene.

L’ultima volta che ti sei arrabbiato

Quando Sky Italia ha tolto dal bouquet delle tv estere la RTP portoghese (figli di troia!).

L’ultima volta che hai tentato inutilmente

Ancora stamattina, come tutte le volte che cerco di ricordare dove ho parcheggiato.

L’ultima volta che hai tentato con successo

Il libro-inchiesta sulla ristrutturazione del calciomercato globale. Non immaginavo di riuscirci.

L’ultima botta di adrenalina, droghe escluse

Adrenalina non mi ha mai picchiato.

L’ultima risata

Quando un mio contatto Facebook mi ha riferito alcuni parametri usati dagli internauti per trovare il suo blog. Ma sono irriferibili…

Due pregi e due difetti

Pregi: introverso e malinconico. Difetti: introverso e malinconico.

Parliamo di critica letteraria, inserendo nel calderone anche chi non è un critico blasonato. In Italia ci sono diverse scuole. C’è chi recensisce bene solo gli amici o le case editrici che in qualche modo ripagano e poi, magari, come faceva Don Abbondio, si rifà sui meno potenti, sferzando i piccoli autori senza protezione. C’è chi parla solo per denigrare e sfottere, perché mettersi un gradino al di sopra dell’autore gli conferisce quel pizzico di autorità che gli manca nella vita. C’è chi, come me, sceglie di parlare solo dei libri che piacciono, perché i libri considerati brutti li lascia alla decima pagina e non vi vuole più investire tempo. C’è chi, come te, se un libro non lo convince spiega perché senza peli sulla lingua, ma onestamente, presentando prove e non chiacchiere. Secondo te la critica in Italia oggi è differente rispetto a 50 anni fa? In cosa?

Se mi chiedi della critica letteraria ti rispondo che non so cosa sia. Secondo me è un canone esoterico e anche per questo ha finito con l’essere scalzata dal marchettificio. Non mi ha mai appassionato. Io faccio altro: analizzo testi, e lo faccio in modo minuzioso. Non so se questa possa essere definita critica letteraria. E se qualcuno dirà che non lo è perché non risponde ai canoni della critica tradizionale, ribatto che ne sono ben contento. Quanto al finire un libro che ti uccide, sono determinato ai limiti del masochismo. Il libro è una sfida da condurre fino in fondo. Ne ero convinto prima di iniziare a fare il mio lavoro di analisi dei testi, lo sono tanto più adesso.

Cosa ti piace, del mondo editoriale?

Poco. Mi piacciono le piccole case editrici che hanno ancora voglia di sperimentare. Per fortuna esistono ancora, ma non so fino a quando.

Cosa invece non mandi giù?

Il fatto che le grandi case si occupino soltanto di grandi numeri e pubbliche relazioni

Progetti?

Sto scrivendo diverse cose. Del libro sul calcio ho detto. E’ già pronto il sequel del mio primo romanzo, Il mio nome è Nedo Ludi. Spero di pubblicarlo presto.

Hai scritto diversi saggi sul calcio. Salutaci con una frase lapidaria sulla situazione calcistica.

Il calcio non esiste più. Ormai si tratta soltanto d’affari.

Tra questi, con Isabella Croce e Paolo Piani hai scritto Tempi Supplementari. Le problematiche del dopo carriera per i calciatori professionisti italiani, Franco Angeli, 2011. Cosa fa un calciatore a fine carriera?

Questo è un problema gigantesco, che esiste dacché esiste il calcio. C’è un’immagine generalizzata del calciatore come giovanotto ricco e viziato, ciò che porta a credere si stia parlando di una classe d’individui messi al riparo dalle traversie tipiche d’ogni settore del mondo del lavoro. Ma a quel profilo di calciatore corrisponde un 1% dell’universo dei calciatori. Nella maggior parte dei casi si parla di atleti dagli ingaggi non elevatissimi – se non addirittura equiparabili a un medio stipendio da quadro aziendale – e comunque soggetti alla conclusione precoce della carriera. Un calciatore smette di giocare mediamente intorno ai 33-34 anni, e nella quasi totalità dei casi non ha accumulato in carriera una ricchezza sufficiente a vivere di rendita né delle competenze buone a ricollocarlo nel mondo del lavoro. Inoltre, il sistema-calcio non può offrire opportunità sufficienti a ricollocare al proprio interno tutti I calciatori a fine carriera. Si tratta di un problema serio, ma per lungo tempo sottovalutato.

E adesso salutaci con L’importo della ferita e altre storie. Una frase indicativa.

Basta citare la frase da cui tutto nasce, contenuta a pagina 298 di “Niente di vero tranne gli occhi” di Giorgio Faletti: “Alla luce della torcia, che aveva appoggiato sul tetto della macchina per avere le mani libere, l’uomo, con un gesto istintivo, sollevò la manica della tuta per controllare l’importo della ferita”.

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2 risposte a PIPPO RUSSO

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    grazie e abbraccio

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