CRISTINA LATTARO

ATTIVITA’:  Ingegnere & scribacchina . Come ingegnere lavoro alla Micron di Avezzano, come scribacchina mi rinchiudo in taverna a casa mia, a Rieti. Da poco ho aperto due associazioni cultirali. La prima è a stretto giro familiare per allestire una web TV, attualmente sto aspettando gli scenari, il nome è bookeco, ossia book & CO. La seconda si chiama Amarganta e ha molte ambizioni in campo editoriale e cinematografico… insomma ci proviamo!

SEGNI PARTICOLARI:  tendenza a ingrassare, purtroppo…

La TROVATE SU: www.cristinalattaro.net e www.cristinalattaro.me, www.bookeco.it (in allestimento)

lattaroLe tue origini e la tua città

Sono metà reatina e metà napoletana, un mix (non sto ironizzando) difficile da gestire perché la fredda razionalità dell’una si scontra con la pulsione ad “agire di pancia” tanto che mi sento divisa tra due opposte personalità. Il novanta per cento delle volte faccio vincere la ragione, una prevalenza che ho deciso a tavolino. Il restante dieci per cento delle decisioni le prendo assecondando gli impulsi ma solo se sono sicura di non danneggiare nessuno, rischiando di persona.

La mia città è Rieti, umbilicus italiae, nell’alto Lazio. È molto graziosa, ricca d’acqua (abbevera la capitale da cui non riceve un soldo di quanto dovuto), ma priva di mezzi e in deperimento. Personalmente ho deciso di pendolare per restarvi perché la amo con i suoi pregi e i suoi difetti.

Cosa rispondevi da piccola quando ti chiedevano che lavoro volevi fare? 

Volevo fare l’archeologa. Se ai miei tempi fosse esistito un corso di laurea ben definito per diventarlo, l’avrei preso in seria considerazione (a parlare è la seconda personalità, la prima mi avrebbe dato una pedata e con intransigenza avrebbe insistito per ingegneria).

E adesso cosa dici?

Sono contenta di aver intrapreso il mestiere di ingegnere perché ho avuto la fortuna di lavorare fin dalla stesura della tesi in un reparto di Ricerca & Sviluppo, dove dunque la creatività è di casa. Si tratta di un ambiente caratterizzato da una forte competitività ma disciplinato da regole meritorie. Ho avuto la fortuna di avere un capo con alle spalle una tripletta di valore madre/moglie/figlia che lo rende immune da pregiudizi.

In cosa consiste esattamente il tuo lavoro di ingegnere? 

Inizialmente ho lavorato in un gruppo che ha progettato il software per il riconoscimento dei caratteri manoscritti, ossia che riconoscesse quanto tracciato da una pennina speciale sul display di un tablet. Poi ho iniziato a progettare parti di circuiteria delle memorie. Infine sono riuscita a entrare nel gruppo CAD che si occupa di gestire sia i programmi che devono utilizzare i progettisti, adattandoli alle specifiche del reparto, che l’acquisizione dei server impiegati per simulazioni, l’accesso in rete ecc. ecc. Io mi sono capita ma insomma tant’è…

Ti possiamo seguire i giovedì dalle 18.15 alle 19.00 via DTT 677 in diretta tv nel Lazio o anche qui . Ci parli del tuo lavoro televisivo?

È un’esperienza molto bella perché porta a contatto di un mondo diverso, dove umanità e tecnologia vanno a braccetto. La parte che preferisco è il collegamento skype con l’autore del libro che si sta esaminando,  è meraviglioso sentire sulla pelle l’orgoglio dello scrittore in questione ma anche saggiare la passione di chi ha investito in termini economici (intendendo in quest’ultimo caso l’editore e non l’autore come per le realtà EAP).

È uscito da pochissimo, per Runa Editrice, il tuo libro “Agricolae – Contadini”, dove affronti, tra le altre cose, il tema spinoso dell’omofobia e dei pregiudizi. In villaggio dell’alto Lazio negli anni ’50, Alessio uccide Gianni, un compagno di giochi proibiti. Solo Graziano, con cui ha una relazione, può aiutarlo a sfuggire dalla vendetta dei compaesani decisi a farsi giustizia da sé. Un sottotitolo al libro.

A volte un grande amore nasce da una fiamma esile

Hai scelto un’ambientazione che conosci bene, la terra laziale… che legame ha, la tua scrittura, col territorio?

Un legame molto stretto per due motivi. Il primo è connesso all’amore che ho per i luoghi della mia infanzia. Non posso fare a meno di tornare alla casa dove ho abitato da piccola, mi piace emozionarmi alla vista dell’edificio dove ho frequentato le elementari e via di questo passo. Poi, Rieti offre una moltitudine di scorci incredibili, ha una storia antichissima che traspare da molte testimonianze ed è per me un’opportunità avere sotto gli occhi una simile varietà di scenari.

Come ti sei documentata per ambientare una storia negli anni ’50?

Ho letto della realtà contadina di quegli anni sul web, ho cercato di comprendere quali fossero i ritmi delle campagne, quali gli attrezzi usati, quale il clima. Ho vissuto a stretto contatto con la vita rurale degli anni ’70 i cui motivi risuonano ancora nella mia mente legati alle lunghe vacanze trascorse da mia nonna. Nella mia testa, la distanza tra le due “epoche”, a parte l’incedere dell’industrializzazione, in termini di  mentalità e necessità, non è molto accentuata e ho attinto quindi molto anche dai miei ricordi.

Sei una scrittrice prolifica (qui il curriculum) e imprevedibile, nel senso che ti piace spaziare. Come nasce la saga di “Biglia di vetro”?

Mio padre, sottufficiale dell’aeronautica, un pezzo di pane come uomo, ha fortemente “disciplinato” la mia educazione e quella di mia sorella. In età adulta molti spigoli si sono smussati in virtù del vivere di tutti i giorni, tuttavia la mia scrittura risentiva fortemente di alcuni vincoli mentali. Ho così deciso di osare e mi sono introdotta in punta di piedi in un ambito, quello del genere erotico, per cercare di “sciogliere la penna”. Il lavorio accanto alla editor che mi ha affiancato nella saga, per essere sincera, mi ha spinto anche al di là dei limiti che mi ero riproposta di valicare e a oggi ne sono soddisfatta poiché mi ha fornito mezzi espressivi potenti che starà poi a me imbrigliare senza confini preimpostati.

Diversi tuoi titoli sono in latino, come mai?

Mia madre era un’insegnante di latino e quand’ero bambina la ascoltavo mentre dispensava lezioni casalinghe. Era bellissimo sentirla leggere pezzi di versioni tradotte e ho atteso fremente il liceo per gustare il piacere offerto da una lingua che sembrava viva.  Con grande dispiacere i miei due ragazzi hanno optato per lo Scientifico Tecnologico anche perché non c’era il latino…

L’ultima volta che ti sei arrabbiata

Sono una che non si arrabbia facilmente, sono permalosa ma questa è un’altra storia… Diciamo col tizio dell’officina Opel che mi ha rimproverata martedì perché ho ripreso la macchina alle 19.15 invece che alle 19.00 visto che un paio di volte mi ha fatto aspettare per due ore dopo essere arrivata in sede esattamente quando fissato. 

L’ultima volta che hai tentato inutilmente

È una settimana che tento inutilmente visitare il negozio di pelletteria dove ho comprato un paio di scarpe vinaccio. L’obiettivo, se mai vi entrerò, è quello di ottenere la calzatura del piede sinistro visto che a casa ho scoperto che nella scatola c’era solo quella del destro.

L’ultima volta che hai tentato con successo

Ho avuto un colloquio meraviglioso con la direttrice della biblioteca comunale di Rieti assieme alla mia socia (abbiamo fondato un’associazione culturale di nome Amarganta), e si sono schiuse molte strade… Incrociamo le dita…

L’ultima botta di adrenalina, droghe escluse

Allo Sugarpulp di Padova. Un clima eccezionale, momenti deliziosi, la possibilità di incontrare persone interessanti e di grande levatura intellettuale. Sono rimasta gasata per due giorni.

L’ultima risata

Anche cinque minuti fa quando è esplosa una capsula di caffè nella macchinetta che avevo appena sottoposto a manutenzione straordinaria. Era meglio lasciarla come stava.

Due pregi e due difetti

Mi piace mettermi nei panni degli altri e questo mi rende molto tollerante, almeno credo. Attribuisco un grande valore solo agli affetti e all’amicizia. Difetti… ne ho un campionario assortito. Sono molto orgogliosa e permalosa, per primo. Poi, se c’è qualcosa che mi impensierisce tendo a ossessionarmi a discapito del sonno.

Cosa ti piace, del mondo editoriale?

Mi piace l’entusiasmo di chi scrive e di chi pubblica quasi il libro fosse un ggetto davvero prezioso, meritevole di cura e di attenzione.

 Cosa invece non mandi giù?

Odio l’editoria a pagamento,  la ritengo un modo ozioso e truffaldino di fare soldi a discapito di persone vanitose ma che non per questo meritano di essere spennate da tipografi senza scrupoli.

Progetti?

Un milione. Dalla web TV che sto allestendo in taverna, a quelli che sto seminando con l’associazione Amarganta sempre legati al mondo dei libri.

Salutaci da strega, come ci saluterebbe Strix Julia (Runa Editrice).

Qui agiterei la bacchetta magica facendo comparire tante lucette colorate.

E adesso salutaci da Agricola

Io spero che me la cavo!

Grazie Marilù per questa bellissima intervista!

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5 risposte a CRISTINA LATTARO

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Grazie e un abbraccio. Martedì  alla 18 sarò a Bologna alla Libreria Trame con Alfredo Colitto

    ________________________________

  2. Grazie Marilu’, donna straordinaria e generosa!

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