#Nessuna più, gli incipit 13

nessuna più fabrizioSARA
di Vittoria A.

Sara non aveva paura. Forse. E se anche l’aveva si era sempre
imposta di non dare ascolto a quell’istinto che ogni tanto le suggeriva di scappare, di non tornare più. Non poteva ascoltare.
Troppi contavano su di lei, avevano bisogno di lei. Un bisogno reale, una questione di sopravvivenza. E poi, lontano dove? Ancora di più? Lei era già molto lontana: un altro paese, un’altra lingua, altre abitudini e una vita nascosta. Segreta, di cui nessuno era a conoscenza. Per i pochi che la vedevano di giorno Sara era una figura sfuggente, incantevole e silenziosa.
Parlava poco e solo con la sorella, al telefono, ogni sera. La sorella che era rimasta al paese natale, con tre bambini avuti da un ex marito manesco e fuggitivo che l’aveva abbandonata senza un soldo. Quelli erano i suoi affetti, il calore che nel profondo le dava il coraggio, la sera, di trasformarsi nella donna bellissima che senza mai lamentarsi, senza mai farlo pesare, risollevava le sorti di tutti, risolveva ogni problema per sé e per le persone a cui voleva bene incondizionatamente.

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ANCORA UNA VOLTA IL TUO RESPIRO
di Cristina Zagaria

Sorride come una bimba che ha leccato la marmellata sui biscotti
appena sfornati. Sorride e si tiene la pancia con tutte e due le mani mentre corre verso casa. Il vento è tagliente, carico di mare e di sale, proprio come quel giorno. È il vento del primo autunno, quello con il cielo ancora spaccato dal sole. Bianca indossa un maglione scuro, lavorato a punti larghi, su una camicia bianca. I capelli sono raccolti in una coda veloce, che lascia scivolare i riccioli neri da ogni lato. Corre felice. È uscita da casa di sua madre, in corso Umberto, piano piano, in uno di quei rari momenti in cui tutti avevano qualcosa da fare e si sono dimenticati di lei.
Ieri sera Patrizia, sua figlia, le ha fatto vedere la foto di una
culla. Un cesto candido di vimini con un fiocco azzurro che passa
tra i bastoncini pittati di bianco.

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