VOGLIO SCRIVERE UN LIBRO

altrimenti detto… Voglio fare la rockstar di Marilù Oliva

I capitani che si incagliano con le navi sugli scogli, causa inchini dovuti alla loro vanità, ammazzano gente. Poi scrivono libri.

I calciatori sgrammaticati scrivono libri.

I cantanti scrivono libri, alcuni pure belli.

Micolguitarok

I presentatori non vogliono essere da meno, quindi scrivono libri.

E anche le soubrette e, in testa, i comici.

Le porno star, giustamente, scrivono libri.

Le assassine redigono memoriali che diventano best seller.

Chi viene rapito e liberato pure: deve raccontare la sua esperienza, ci sta.

I cuochi scrivono libri e per fortuna. Altrimenti come faccio a imparare la ricetta del tiramisù?

I giardinieri scrivono libri di botanica.

I medici scrivono libri per aiutarci a restare in forma.

I professori scrivono manuali scolastici, son d’accordissimo. Chi meglio di loro, che praticano la materia quotidianamente?

Però.

C’è un però.

Ma continuiamo.

L’amico della madrina del cugino di Topo Gigio ha un manoscritto nel cassetto.

Il mio vicino di casa vuole scrivere un libro – non ho niente contro il vicino di casa, tranne quando il suo cane abbaia alle 3 di notte.

La mia parrucchiera vuole scrivere un libro – naturalmente non ho niente nemmeno contro le parrucchiere, che ritengo indispensabili.

Il mio collega vuole scrivere un libro, anzi l’ha già scritto e vorrebbe trovare l’editore che puntasse su di lui: è sicuro che basterebbe un po’ di pubblicità e andrebbe alle stelle. Beato lui.

La bisnipote del mio macellaio vuole scrivere un libro.

Il mio dentista dice che è pieno di appunti che si potrebbero tranquillamente raccogliere in un volume. Anzi, lo farà suo figlio. Che infatti vuole scrivere un libro.

Insomma.

Non è polemica la mia, solo constatazione.

In fondo anch’io, prima di pubblicare i miei romanzi, volevo scrivere un libro.

Però c’è qualche conto che non torna.

Molti aspiranti scrittori non leggono, ecco cosa non torna: la moda dell’improvvisazione, del: so fare tutto io, tanto è facile. Facile un corno, ragazzi.

Come fai a scrivere, se non leggi? È come se prendessi in mano una chitarra senza aver mai ascoltato musica: non può funzionare.

Se scrivi e non leggi, cosa produrrai mai?

Allora non dire: “voglio scrivere un libro”, di’ piuttosto: “voglio mettere su carta uno sfogo del mio ego”, che è un po’ diverso: un libro serio contempla il destinatario, uno sfogo egotico è concentrato solo sul mittente.

A te che non leggi gli altri autori (o li leggi poco) non interessa un piffero del lettore interessa solo farti bello e buttar giù brandelli scempi di quella che credi la tua creatività.

Micolguitarok2

Questo è quanto.

Non conosco una persona che non conosca qualcuno che

non sia aspirante scrittore o già scrittore.

Va bene.

Però poi nessuno mi rompa il cazzo

se voglio fare la rockstar.

– – – – – – – – – –

Aggiungo alle mie le riflessioni, molto interessanti,

del Premio Italo Calvino: 

«Indubbiamente il numero delle persone che “scrivono” in Italia è altissimo e interrogarsi sui motivi è sempre appassionante. Tra i tanti: è indubbio che viviamo in un’epoca in cui il senso di esclusione (dal consorzio umano, dai processi decisionali) è molto forte, così come molto diffusa è la tendenza al non-ascolto del prossimo, anche nelle faccende più banali… Lo “scrivere” , con la sua implicita richiesta di “essere letti” diventa forse anche, in questo momento storico, un attestato di esistenza. La rivendicazione di un diritto di cittadinanza che per altre vie è negato. Una richiesta di attenzione per il nostro modo di essere (e per il nostro modo di esprimerlo) che, messo nero su bianco, non potrà più essere ignorato. Ma, esattamente: in uno scenario in cui le persone hanno un grado di attenzione e di ascolto verso il prossimo pari allo zero, perché dovrebbe stupire che siano molti di più quelli che scrivono rispetto ai pochi che leggono?»

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17 risposte a VOGLIO SCRIVERE UN LIBRO

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Anch’io voglio fare la rockstar

    ________________________________

  2. Milvia ha detto:

    Voglio fare la parrucchiera che vuole scrivere un libro su sua nipote che vuole scrivere un libro sul vicino di casa che vuol scrivere un libro sul portiere del suo stabile che vuole scrivere un libro sui condomini che vogliono scrivere un libro collettivo sull’amministratore che vuole scrivere un libro sull’adetto alla manutenzione della caldaia, che è un tipo strano, perché è l’unico che in casa ha una libreria e non vuole scrivere niente.

  3. Giacomo Brunoro ha detto:

    Io avrei voluto tanto fare la rockstar… e comunque il 90% delle categorie sopra elencate “si fa scrivere un libro” 😉

  4. David Frati ha detto:

    “Una richiesta di attenzione per il nostro modo di essere (e per il nostro modo di esprimerlo) che, messo nero su bianco, non potrà più essere ignorato”. Voglio dare una notizia agli aspiranti “scrittori”: saranno ignorati anche dopo aver pubblicato un libro, perché nessuno lo leggerà.

  5. Lilli Luini ha detto:

    Ogni tanto, diciamo spesso, su Anobii mi trovo il messaggio di uno sconosciuto. Essendo nata cretina, mi dico ogni volta “Che bello, un nuovo amico” oppure – scusate, è umano – “Che bello, un nuovo lettore che mi ha letto. Né l’uno né l’altro, mai. E’ sempre qualcuno che mi chiede di leggere il SUO libro. E sono tutti talmente sicuri di sé da non far precedere la richiesta almeno da una bugia: ho letto il tuo libro, trovo che tu sia brava, vorrei farti leggere il mio e sapere cosa ne pensi. Nossignore, la solfa è sempre la stessa: tu che leggi molto, troverai interessante il mio libro.
    Ma no, dici davvero?

    • libroguerriero ha detto:

      Lilli, rientra nel personaggio: se non leggo gli altri e pretendo di essere pubblicato, automaticamente pretenderò di esser letto da chi ha più esperienza di me, senza aver letto i suoi libri. Così purtroppo ragionano.
      Che poi non è un discorso di scambio, attenzione. Se tu – esordiente – bussi a uno scrittore senza aver letto il suo libro, sbagli prima di tutto perché potresti aver bussato alla persona sbagliata. Prima conoscilo attraverso la sua scrittura, così capisci se il tuo libro gli può interessare e poi, eventualmente, con molta umiltà, bussa.

  6. Maria Grazia ha detto:

    Poi, finalmente approdano in una casa editrice che pubblica esordienti. Magari la storia è bella e siccome sono esordienti si cerca di guidarli a scriverla meglio, poi gli si fa un editing accurato – che di solito prevede l’eliminazione delle d eufoniche messe solo “perché fa parlar fino”, la giustizia sommaria degli avverbi, una giustizia altrettanto sommaria dei modi di dire messi alla come viene viene, per non parlar della cosecutio e delle pistole lasciate sul tavolino al terzo capitolo che non hanno mai sparato ora della fine del libro, la sistemazione dei dialoghi improbabili (segue infinita serie di eccetera) – e ti senti dire: ma questo non è il mio stile! (ma quale stile, asino, non hai uno stile), i dialoghi scritti così non fanno parte della mia cifra narrativa (ma ti do una cifra di botte, altro che storie), ma io ho già pubblicato e ho avuto splendide recensioni (sì, certo, in autoeditoria, e le recensioni le hanno scritte tua sorella, il fidanzato di tua sorella e quello che ti si vuol trombare).
    Una prece

    • libroguerriero ha detto:

      sei fortuna anche ad essere stata seguita così bene: non capita a tutti gli esordienti!
      ps. quanto a recensioni, è vero: la tendenza è screditarle. c’è gente che dice che non contano niente. per qto riguarda la mia esperienza, son contate tantissimo

      • Maria Grazia ha detto:

        Certo che le recensioni contano, purché siano oneste.
        Purtroppo molte non lo sono, sono marchette, e questo vale per la recensione “di quello che ti si vuol trombare”, come ho detto scherzosamente prima, così come la recensione dello scrittore che ti recensice bene in cambio di un analogo trattamente, e pure per la recensione dell’agente letterario che fa il critico sotto pseudonimo e così facendo vuole promuovere certi suoi scrittori, soprattutto se non valgono una cippa lippa

      • libroguerriero ha detto:

        molte non sono oneste, è vero, ma anche quando lo sono chi non le riceve insinua che ci sia sotto una marchetta. è non è solo questione di recensioni: ci sono proprio dei rapporti di vassallaggio che in qche modo riflettono lo stallo del nostro paese. (il commento carino della groupie su facebook, il mi piace dell’aspirante al direttore editoriale che ha il suo manoscritto, etc, potrei stilarti un libro di esempi che vedo quotidianamente e che mi fan vomitare). ma per fortuna non è sempre così!.

  7. cristina bove ha detto:

    ho scritto un libro.
    sta per uscire. Chissà chi sono!…

  8. cristina bove ha detto:

    però leggo tantissimo, eh!

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