#Nessuna più, gli incipit 12

wordpMINNIE E MICKEY: UN LUNGOMETRAGGIO
ANIMATO IN TRE ATTI
di Susanna Raule

Chiamiamoli Minnie e Mickey, anche se non sono americani e non sono cartoni animati. Per niente. Minnie e Mickey vivono in una città che chiameremo Topolinia, anche se non lo è. A Topolinia, per farvi capire, la gente non ha grandi orecchie nere bidimensionali e la continuazione della specie non si basa solo su saldi rapporti di parentela tra zii e nipoti. Inoltre, Minnie e Mickey non sono fidanzatini storici. Sono sposati e hanno due figli. Mickey non fa l’investigatore e Minnie non va in giro con i mutandoni in bella vista.
In realtà. Minnie e Mickey non se la passano tanto bene. Due figli sono costosi da mantenere, fuori dai cartoni animati, e i soldi
scarseggiano. Per di più, Minnie è di nuovo incinta. Questo non è un fumetto per bambini, qua la gente scopa e si riproduce. I topolini
che nascono devono mangiare, studiare, avere dei vestiti sempre diversi e, in un mondo ideale, essere amati e sostenuti dai loro genitori.

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PAROLE PER I CODARDI
di Matteo Strukul

Guardò lo schermo che aveva davanti.
Le parole non arrivavano. Restavano in fondo alla mente,
da qualche parte, rifiutandosi di uscire.
Avrebbe scommesso che, mettendosi al lavoro, sarebbe accaduto
qualcosa. Di solito avveniva così. Era una specie di regola non scritta. Fino a quel momento i pensieri si attorcigliavano confusi e ribelli dentro di lui, ma poi i fatti, le fonti, il mestiere, rigorosamente in quest’ordine, lo aiutavano a mettere il pezzo nero su bianco.
Guardò l’immagine della donna uccisa: così bella, innocente e felice in quella foto. Sembrava guardare lui e il mondo con occhi talmente puliti da far apparire tutto il resto come un’unica, insopportabile gabbia sporca.
Ed era come esserci chiuso dentro.
Nella gabbia.
In quel momento.
Ricordò di aver letto in qualche vecchia enciclopedia che, nel Medioevo, al condannato imprigionato nella gabbia veniva legato un gatto selvatico all’addome. Poi, le guardie aizzavano la bestia affinché, piena di furia e tormento, tentasse di aprirsi un varco, fino a dilaniare le viscere dell’uomo.

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IO L’AMAVO…
di Marco Vichi

«Non so… Non lo so…».
«Si spieghi meglio».
«Mi deve credere… Non volevo…».
«Mi racconti».
«Non so cosa mi è successo… È stato più forte di me…».
Era vero, non aveva mai pensato che lui, proprio lui… Fatto sta che… Quel sorriso… Perché lei si era messa a sorridere in quel modo?
«Io l’amavo… E lei, invece…».
«E dunque lei ha pensato che dovesse farlo».
«Non è questo… Non è solo questo…». Non aveva nessuna intenzione di mentire… La faccenda era un’altra, e anche lui voleva cercare di capirla… C’erano molti modi di sorridere… E a
un tratto lui non ci aveva più visto… Quel sorriso era come se… Come se tutto il mondo ridesse di lui… Si era sentito talmente
umiliato… E poi era vestita in quel modo così… Non l’aveva mai vista vestita così provocante… da puttana… sembrava una puttana, con quel trucco e quella gonna che faceva vedere tutto… Dio mio… Dov’era la ragazza dolce e comprensiva, la ragazza semplice acqua e sapone che aveva conosciuto sette anni prima? Si ricordava bene i suoi occhi innamorati, che lo guardavano con ammirazione… Si erano sposati, avevano diviso lo stesso letto per anni e anni, si erano scaldati sotto le lenzuola… Com’era possibile che una donna potesse trasformarsi in quel modo?

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2 risposte a #Nessuna più, gli incipit 12

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Viva Topolinia

    ________________________________

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