CHRISTIAN RAIMO

raimoATTIVITÀ: educatore

SEGNI PARTICOLARI: grande conformismo

LO TROVATE SU: in macchina, in giro per Roma

Le tue origini e la tua formazione

Vengo da nonni contadini e proletari, genitori borghesi e ho avuto un’ottima formazione nella scuola e nell’università pubblica

Cosa rispondevi da piccolo quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

Lo sceriffo

E adesso cosa rispondi, quando ti chiedono di cosa ti occupi?

Dico che faccio sei-sette lavori.

Nel 2012 è uscito Il peso della grazia, (Einaudi, collana Supercoralli), dove ruolo importante hanno la precarietà dell’esistenza, la distrazione da concentrazione di Giuseppe, fisico precario, e una lingua mai ovvia. Ho trovato questo libro molto significativo, dal punto di vista della storia, delle introspezioni, delle metafore. Ma non solo. L’ho trovato perfetto come saggio di scrittura, nonostante sia un romanzo. Una scrittura pulita ma ricchissima, uso vario e interessante della sintassi, ottima tenuta dei dialoghi. Mi sembra, correggimi se sbaglio, che ci sia molta tensione tra la mancanza di equilibrio cui siamo sottoposti noi – specchiati nei personaggi del romanzo – e il desiderio di adesione a un ordine. In questo senso la tua scrittura ristabilisce l’ordine, perché comunque – al di là della distrazione di Giuseppe e del caos dell’esistenza – questa resta una certezza.

Sì, sicuramente è voluto questo livello metaforico, nel senso che la letteratura è il tentativo – sempre fallimentare ma ambizioso – di mettere ordine al caos del vissuto. Le metafore sono, ad esempio, l’amore che cerca di dare stabilità alla precarietà dei sentimenti o lo stesso studio che porta avanti Giuseppe per trovare una stabilizzazione alle fiamme turbolente. Riflettono il tentativo della letteratura di dare ordine al caos, un ordine assolutamente provvisorio e vacuo e parziale.

graziaTi chiedo di approfondire il tema del dialogo come passaggio dal narrato alla vita, perché così di fatto è: noi facciamo dire ai nostri protagonisti anche quello che pensiamo. O assunti collegati anche in negativo col nostro pensiero. A pag. 16 scrivi: «Non riusciamo a chiarirci su tutto quello che pensiamo, non ci riescono le coppie sposate, non ci riescono i genitori con i figli, gli insegnanti con gli studenti, che idea utopica ho io del dialogo come strumento capace di avvicinarci ai nostri simili?».

Il lavoro che fa la letteratura è paradossale, nel senso che viviamo in una società di iper-comunicazione, quindi il lavoro della letteratura non è dare voce a qualcosa che non ha voce, ma piuttosto trovare significativa parte di questa grande chiacchiera. Ma non è solo questo. È qualcosa che ha che fare con la nostra condizione di essere umani: ci confrontiamo con degli analoghi, che sono gli altri, ma questa analogia la possiamo esplorare solo attraverso la parola.

C’è un momento della storia in cui Giuseppe, decaduto dal ruolo di insegnante di recupero, si propone come uomo delle pulizie e, da parte di chi abita in casa, viene portato avanti quasi una sorta di compiacimento nei confronti di questo declassamento. Tu usi addirittura la parola “sfregio”.

L’idea era quella di un personaggio borghese universitario simile al lettore del libro che si ritrova da una condizione di precarietà intellettuale a scivolare verso un disagio sociale. Fino ad arrivare a un punto in cui forse non potrà fare il percorso contrario, ecco: mi interessava questa forma di reale affratellamento che intercorre tra gli sfruttati oggi.

Il rapporto del protagonista con la città. Roma che si dilegua, Roma che gli sfugge come una creatura distaccata. A pag. 37 dici «Le città, le sue mutazioni… producono su di me tutta una serie di cose… A te alle volte non ti fa arrabbiare, non ti prende allo stomaco, non ti senti tradita… alle volte?».

Roma è un personaggio come Peppe e come Fiora, volevo che fosse così e ho lavorato tanto perché lo fosse. Penso che le città siano delle creature vive, per questo è così importante conoscerle, amarle, detestarle, arrabbiarsi con loro. Non esistono per me i non-luoghi, esistono le non-relazioni, ma i luoghi si possono abitare, sentire, se uno ha la voglia di mettersi in gioco da un punto di vista anche politico, rispetto al tempo e al luogo in cui vive.

Un sottotitolo al libro

Una storia d’amore

«Dov’ eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro?», è una raccolta di racconti pubblicati per Minimum Fax nel 2004. Otto esistenze segnate dalla solitudine, esistenze in biblico tra la vita e la morte, bambini affascinati dal mondo degli assassini. Ti rivolgo una domanda che faccio spesso, ma che resta quasi sempre sospesa. Perché il male (o il conflitto) è vitale in letteratura, lo scrittore lo rincorre, mentre nell’esistenza l’uomo lo scansa e lo teme?

Perché il male è un motore di conoscenza, se non ci fosse il male noi non ci metteremmo a conoscere nulla. Può essere risolto con un’ambizione gnostica: in fondo Adamo vuol prendere il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Può essere risolto anche contemplando un mistero – che è il peccato originale –, per quanto riguarda l’uomo. Rispetto a questa contemplazione, la letteratura può fare molto, perché nella vita in qualche modo dobbiamo sopravvivere e non possiamo a metterci a contemplare questi misteri.

La funzione della letteratura?

Ci aiuta a sentirci simili ad altre persone in una condivisione emotiva.

Sei editor per minimum fax, e collabori con diverse riviste. Cosa trovi prezioso del mondo editoriale?

La capacità educativa rispetto a un mondo culturale, il dover selezionare dei testi che vale la pena leggere, tradurre, cercare di far conoscere.

Cosa invece non ti convince?

Lo scollamento dal mondo dell’educazione, della scuola e dell’università e l’eccessiva vicinanza al mondo del mercato.

Cosa cambieresti, se ne avessi la possibilità?

Proporrei varie forme di finanziamento pubblico per l’editoria.

Roland Barthes ha definito la critica una decifrazione del testo. Tu che definizione dai?

Difficile dare una definizione migliore di Barthes. Faccio un esempio per farti capire quanto sia ardua la definizione della parola. Ogni volta che cerco un sinonimo abbastanza efficace di “critica”, non lo trovo. È un’attività di altissima ingegneria intellettuale che non saprei come riprodurre dal punto di vista dei software.

Se volessimo generalizzare, per come è la critica oggi in Italia, quanto spazio ha il parere soggettivo rispetto all’onestà intellettuale?

È difficile farlo generalizzando. Ci sono diversissime correnti critiche. Quello che per me è molto evidente è la non-soggettività della pubblicità. Il problema non è interno: è soprattutto esterno. La pervasività di forme pubblicitarie rispetto a forme critiche.

In che scuola insegni?

In un liceo classico, filosofia e storia

Se il Ministro dell’istruzione ti chiedesse una consulenza, cosa gli consiglieresti di fare per migliorare la scuola in Italia?

Corsi di aggiornamento obbligatori per insegnanti. Una formazione di qualità. Scuole aperte tutto il giorno, didattica localizzata. Valutazione degli insegnanti, progetti con l’estero.

Sei stato tra i capofila del manifesto politico-culturale TQ redatto da un centinaio di intellettuali. Oggi, a due anni di distanza, prova a tirare le somme: l’intento programmatico procede?

È stato un momento molto importante di incontro e ha partorito un grande movimento di consapevolezza e un’esperienza politica importante – non direttamente, ma in maniera derivata. Oggi alcuni temi di TQ sono sul piatto della politica. Quando si cominciava ad essere complessi, si cominciava a essere in disaccordo.

Una cosa che non faresti mai

Non lo so, sono un essere umano debole.

Una cosa che fai malvolentieri

Mettere a posto i registri.

L’ultima volta che ti sei arrabbiato

Quando ho visto come è andato questo concorso.

L’ultima incertezza

Ora.

Salutaci con un riferimento a Il peso della grazia.

Ci sono un piano di frasi che non sono riuscito a inserire.

– Una è di Benjamin:

Allora siamo stati attesi sulla terra

– E un’altra è un pezzo del discorso al Nobel Camus quando dice che la nostra generazione non è chiamata a fare rivoluzioni, ma a riparare i conflitti ch hanno fatto gli altri.

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Una risposta a CHRISTIAN RAIMO

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    grazie

    ________________________________

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