#Nessuna più, gli incipit 10

nexunaIO SONO LA CHIESA
di Marilù Oliva

Io sono la Chiesa.
Non immensa ma massiccia. La mia facciata reca traccia, nella recente pietra a vista, dell’antica sobrietà cui furono obbligati i primi costruttori. In finto neoclassico, con quel portale ad architrave tra due nicchie vuote scandite da lesene e capitelli compositi, lascia l’idea di una possanza romanica che non c’è più, se non nel ricordo. Domino la piazza e le strade che mi toccano i fianchi da quasi mille anni, alcune hanno cambiato il nome, altre nemmeno esistevano.
Sono la Chiesa intitolata alla Santissima Annunziata: il nodo inesplicabile del concepimento verginale. Quante volte è stato
menzionato sull’altare, questo termine carico di mistero. Una dedica illimitata mi è stata tributata, se non fosse che non ne capisco la destinazione: dei poteri di cui gli uomini mi investono, io non mi curo. Non seguo i loro slanci verso le divinità, le atmosfere d’incenso e devozione, le omelie: questi uomini, per quanto si sforzino di toccare i cieli, restano sempre con i piedi impantanati nel fango.

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NON SCEGLIERE LA PAURA
di Cristina Orlandi

È sera, abbiamo appena finito di cenare, quando, a bruciapelo,
affronto la nonna con domande dirette. Devo sapere. Sto impazzendo
con i brandelli di ricordi che mi tormentano. Oggi, alla mensa della scuola, sono svenuta. Un piatto con il cibo caduto accidentalmente per terra mi ha riportato alla luce quello che è meno di un ricordo.
È un déjà-vu, una sensazione. Una manciata di immagini, a tratti sfuocate, a tratti più nitide. Vedo una donna giovane, bella, con lunghi capelli castani, che urla «Da dove salta fuori questo numero?», mentre le cade dalla mano il piatto che reggeva.
Perché è così arrabbiata? E soprattutto, chi è?
Ho diciassette anni e vivo con i nonni da quando ne avevo uno, cioè da quando i miei genitori hanno perso la vita in un tragico incidente. 

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LA SANTA
di Flavia Piccinni

L’odore della pelle che viene sciolta nell’acido sa di menta. È un odore forte, pungente, che entra in tutte le stanze e si appiccica
alle pareti. Dura per ore, questo odore di morte. Il tempo che la pelle si sciolga piano nella vasca color amaranto, e i tessuti del corpo si sfilaccino fino a diventare sottili, fino ad assomigliare a capelli.

L’odore di un corpo che muore per un colpo di pistola è polvere da sparo. Entra nelle narici, pizzica un poco. Intanto, nelle orecchie risuona il rumore della revolverata: la canna della pistola, il dito che preme il grilletto, il proiettile che parte e lucido attraversa il corpo. Produce un fischio che dura un istante: il tempo di ammazzare.

L’odore di un cadavere che viene seppellito sa di muffa e di terra. Il rumore è quello della pala che scava, nella campagna milanese, una notte d’autunno. Non ci sono alberi, né macchine; un lampione illumina un pezzo di strada più in là, oltre la curva.

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2 risposte a #Nessuna più, gli incipit 10

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Bello

    ________________________________

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