VIVIANA VIVIANI

ATTIVITA’:   Ingegnere  e scrittrice

SEGNI PARTICOLARI: Nessuno visibile

LA TROVATE SU: https://www.facebook.com/IlCantoDellanatroccolo?fref=ts

Viv1Le tue origini e la tua città

Nata a Ferrara, vivo a Bologna

Cosa rispondevi da piccola quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

Il genio della lampada

E adesso cosa dici?

Scrivere. Ma mi piacerebbe anche un giorno fondare una casa editrice specializzata in esordienti.

Hai scritto “Il canto dell’anatroccolo” (Corbo Editore, collana Isola Bianca): il plot in non più di due righe.

Le vite di due uomini e due donne si intrecciano in una catena di eventi, alcuni quotidiani, altri drammatici, spesso al limite tra fantasia e realtà, fino all’agnizione finale che svelerà i loro destini.

Nel romanzo si intrecciano le storie di quattro bambini: Arianna, Rosa, Andrea e Alvise. Perché, secondo te, il tema dell’infanzia è così calamitante, in letteratura?

Nel corso del libro i quattro personaggi diventano adulti, la prima parte della vita rimane però fondamentale della loro evoluzione. Credo che l’infanzia contenga già buona parte di quello che saremo, per questo forse nei libri se ne parla tanto. L’attitudine alla gioia o al dolore, ad esempio, sono convinta venga da lì. Quando conosco qualcuno mi chiedo sempre come fosse da bambino.

Come è nata questa storia: la covavi da anni, è sorta da un’intuizione o cos’altro?

Si dice che il primo romanzo sia dentro da sempre e credo sia stato così.

Viv2

Arianna ha inventato degli amici immaginari, gli Oprini. La fantasia può essere un’arma per scansare una realtà che non ci soddisfa?

E’ un modo per reinventarsi la vita ogni giorno, così come la scrittura. Da quando scrivo nessun ostacolo mi abbatte: da ogni accadimento può nascere un nuovo racconto, una nuova idea. Il capo arrogante, l’amico che tradisce, il compagno che abbandona saranno i cattivi del prossimo romanzo.

Ma chi sono e che fanno, gli Oprini?

Gli Oprini erano davvero i miei amici immaginari da piccola, paradossalmente l’elemento fantastico è il più realista e autobiografico del libro. Per Arianna sono i compagni di gioco di un’infanzia solitaria, come di certo erano per me. Nel libro si lascia intendere che accompagnino le fasi estreme della vita e che se Arianna, da vecchia, sarà di nuovo sola, gli Oprini torneranno. Sinceramente lo spero anch’io.

Ci parli della malattia di Rosa? Si tratta di una malattia molto originale: si potrebbe dire che è allergica al contatto fisico con un uomo…

Rosa diventa allergica alla pelle degli uomini a causa di un profondo senso di colpa: da adolescente ha lasciato morire senza soccorrerlo il padre-padrone. Questa strana malattia, che non si sa se sia di origine psicologica o dipenda da una maledizione lanciatale dal padre, la rende di fatto la vergine virtuosa che lui voleva. E’ la metafora di un percorso femminile di liberazione dalla sessuofobia e dai sensi di colpa che spesso nascono in famiglia. Inoltre Rosa è il contraltare di Arianna: una ambisce a sfuggire dalla banalità che la circonda, l’altra a ritrovare la normalità che non ha più.

L’ultima volta che ti sei arrabbiata

Ad un colloquio di lavoro in cui dopo avermi fatto tanti complimenti per il curriculum mi hanno detto che in realtà non cercavano nessuno e mi avevano voluta incontrare solo per curiosità. Allora potevano invitarmi a cena, no?

L’ultima volta che hai tentato inutilmente

Potare la siepe da sola. Invidio molto chi ha la dote della manualità

L’ultima volta che hai tentato con successo

La riconciliazione con un amico quasi perduto

Un consiglio che daresti a chi si sente anatroccolo e non sa nemmeno cantare…

Non abbattersi, le trasformazioni avvengono per caso e all’improvviso

L’ultima botta di adrenalina, droghe escluse

Ogni volta che qualcuno mi scrive che ha letto il mio libro e gli è piaciuto

L’ultima risata

Con gli amici. Ho un piccolo manipolo di persone antidepressive.

Due pregi e due difetti

Ironica e tenace

Disordinata e a volte irascibile

Progetti?

Un secondo romanzo mio e la partecipazione a un romanzo collettivo

Salutaci come ci saluterebbe un Oprino.

Con un sorriso invisibile che si sente dentro e dà coraggio

E adesso salutaci con una citazione dal libro.

“Ogni volta Rosa porgeva la mano con la stessa speranza e la ritraeva con la stessa delusione. Con il tempo si era resa conto che la sensazione non era sempre la stessa e aveva suddiviso gli uomini in tre categorie, a seconda del grado di dolore che le procuravano.

I debolmente urticanti, generalmente anziani e poco attraenti, lasciavano sulla sua mano un prurito intenso ed un leggero arrossamento, che scompariva pochi minuti dopo aver interrotto il contatto.

I mediamente urticanti, che erano la maggior parte, le davano la sensazione che aculei appuntiti penetrassero nella sua carne, tanto che, se indugiava nella stretta, il dolore perdurava almeno un giorno.

C’erano poi i fortemente urticanti che, forse per suggestione  o per ironia della sorte, erano i più giovani e affascinanti, e lasciavano sulla sua pelle un bruciore talmente profondo e doloroso da costringerla a ritrarsi con estrema rapidità.  Rosa sentiva che l’effetto di quelle mani sul suo corpo sarebbe stato devastante e che un rapporto fisico avrebbe messo a rischio la sua stessa vita, così portava ogni giorno per le strade della città la sua bellezza inutile e la sua castità obbligata, mentre gli sguardi e i complimenti degli uomini, invece di lusingarla, iniziavano a riempirla di amarezza.

Poi arrivava sera, aiutava zia Mirella a cambiarsi per la notte e si chiudeva nella sua stanza. Allora si spogliava e si guardava allo specchio, controllava se c’erano nuove ferite e se quelle vecchie stavano guarendo. E’ incredibile, pensava, quanto male si può fare a qualcuno senza accorgersene, solo sfiorandolo per caso“.

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5 risposte a VIVIANA VIVIANI

  1. Milvia ha detto:

    Mi incuriosisce molto il romanzo, e, molto, mi sono piaciute le risposte (e anche le domande).

  2. Patrizia Debicke ha detto:

    Il 3 torno in Italia e il 7 vado già  a parlare del mio svizzero con le copie civetta a Tutti i sapori del giallo a Langhirano. Dal 12 al 14 sarò a Sassari al Festival Mediterraneo. Poi il 19 a Firenze,  al Park Palace  alle 19 (alle 2 a Pistoia per l’intervista a TVL Pistoia con Giuseppe Previti.   bacio patrizia

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