#Nessuna più, gli incipit 8

Nessuna più. 4IL TRILLO DEL DIAVOLO
di Marina Marazza

Sotto le luci dorate dell’antico caffè Pedrocchi, luogo ideale per gli eventi più prestigiosi, i capelli lucidi e lunghi di Bruno mostravano qualche filo argentato che non faceva altro che accentuare quel suo fascino un po’ tenebroso da artista maledetto.
Madgalena sollevò con le due mani guantate il gran collo di pelo del cappotto scuro, nascondendo la faccia dentro la volpe morbida. Lo seguiva da lontano, come una qualunque fan venuta a rendere omaggio a uno dei più promettenti violinisti del mondo. Alla conferenza stampa al Pedrocchi Bruno avrebbe presentato la sua attesa autobiografia, intitolata Il Trillo del diavolo, dal nome della famosa e difficilissima composizione del Tartini che lui sapeva eseguire così bene.
Il libro lo aveva scritto Madgalena. Come era potuta esistere prima di incontrarlo? Non era stata vita, quella. Solo un’attesa inconscia.

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LA FORMA DI CIÒ CHE SONO
di Marco Marsullo

Avrei voluto non essere così come sono, l’avrei voluto davvero.
Avrei voluto che, per magia, diventassi neve, diventassi crema, panna, e invece no. Sono fatto di ferro, sono un coltello.
Avrei voluto che la mia lama si aprisse, a metà, disegnasse due curve, due esse, che si separassero per non incontrarsi mai più.
Avrei voluto questo. Vorrei tanto che voi mi credeste. Tanto, perché sono di ferro, ma non sono bugiardo.
Quel giorno io me lo ricordo. Mi ricordo quando mi strinsero dal manico, la presa forte, una pinza, non una mano. Ricordo del tempo, non so dirvi quanto, era la prima volta che uscivo dalla mia cucina. Ero agitato, quando conosci un mondo non contempli l’esistenza di un mondo più grande, ignori l’evoluzione positiva dello spazio. Io ero un coltello da mondo domestico, da cassetto, al massimo da pane.

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AL DI QUA DELLA PORTA
di Massimo Maugeri

La saluto tenendomi a distanza. Un lieve gesto della mano, per dirle che ci sono. Lei ricambia regalandomi uno sguardo dei suoi, stringendosi le spalle dentro il Gi e serrando le labbra nel suo tipico sorriso indecifrabile. Sembra perdersi, all’interno di questa sorta di saio bianco; ma avevamo deciso di comprarlo un po’ più grande, così avrebbe potuto indossarlo anche l’anno successivo. A dire il vero, non so se continuerà. Magari deciderà di interrompere tra qualche settimana. In fondo, il fatto di trovarsi qui è frutto di una mia richiesta… non di un suo desiderio. A ben guardarla, del resto, sembra un po’ tesa.
Si tratta dell’inevitabile disagio dell’attesa, mi dico. Quella sensazione
di straniamento, frammista ad ansia, con cui bisogna fare i conti quando si comincia a intraprendere un’attività di cui si conosce poco. Qualcosa di passeggero, comunque; destinato a sfumare tra le gratificazioni dei primi risultati conseguiti. Tuttavia, sebbene le abbia raccontato i miei trascorsi, spiegandole i rudimenti teorici della disciplina, per il momento Anna continua a sembrare smarrita.

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Una risposta a #Nessuna più, gli incipit 8

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    grazie

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