#Nessuna più, gli incipit 7

MIA
di Fabrizio Lorusso

sugarschioNon ho dormito nemmeno stanotte. La quarta consecutiva, straziante. E non ce la faccio più. L’amico, il collega, l’unico che lo sa, l’unico a cui l’ho detto. E ti consola, ci prova. Al telefono ti dice che in fondo non è niente, sminuisce. «Siam stati mollati tutti nella vita, pure dopo dieci anni di storia, vedrai vedrai…
ci son tutte le altre ancora da provare».
Ma io non le vedo, non ci vedo più. Non ci provo più. Ne fisso una sola. Si ripete mille volte, rimbalza nel cranio che esplode. Ho l’emicrania e la voglio. Gliel’ho detto chiaro e tondo:
«Ti voglio, per sempre, perché siamo due, siamo uguali, o no?».
Silvia è come me, non può stare senza di me. Ma dice il contrario, fa quella indipendente. Siamo andati a vivere assieme perché ci amiamo, punto. Niente giochetti. Solo un bel progetto lontano dal paese. Su a Milano, periferia della periferia.

– – – – – – – – – – – – –

QUALCUNO DI TROPPO IN FAMIGLIA
di Loriano Macchiavelli

Dalle mie parti non guardavano tanto per il sottile. Se due si piacevano, si mettevano assieme e se c’erano i soldi si sposavano, se no… Erano più le volte che i soldi non c’erano. Come per le famiglie di Milcare e di Felicina.
La madre di Milcare morì che lui aveva sedici anni e otto tra fratelli e sorelle, e per suo padre diventò un problema serio mandare avanti un podere senza una donna che si occupasse della casa.
Nella famiglia di Felicina, il padre morì che lei aveva dodici anni e sei tra fratelli e sorelle, e per sua madre diventò un problema serio mandare avanti un podere senza un uomo che organizzasse il lavoro, mantenesse un minimo di ordine fra tanti figli e tentasse, se non altro, di calmare alla meglio le prepotenze del padrone.
Dalle mie parti si moriva giovani, per un motivo o per l’altro.
La miseria era il motivo principale.

– – – – – – – – – – – – –

LADY LAZAR
di Lara Manni

Quando sale sul furgone ha in mente due cose: la prima è che per fortuna ci sono i riscaldamenti accesi, perché per fare in fretta ha messo i pantacollant leggeri e fuori faranno meno cinque a dire poco. La seconda cosa – intanto frega le mani gelate una contro l’altra, ha dimenticato anche i guanti – sono le branzoaice da infornare. A sua madre venivano benissimo, le branzoaice: si chiamano rose di formaggio, diceva, perché bisogna stendere le palline di pasta dolce fino a farne un cerchio, poi tagliarlo in spicchi e ripiegarli come se fossero petali.
Stavolta è stata brava quasi come lei. Si è svegliata alle tre di pomeriggio con l’idea delle branzoaice, perché certe volte vengono
pensieri proprio strani, che rotolano fuori dalle serate d’inverno come una palla di pasta trasparente, e dentro la palla c’è lei, nella luce giallo-uovo della cucina, mentre alza la testa dal quaderno per sbirciare le mani di sua madre che ritaglia cerchi quasi perfetti dalla sfoglia.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in femminicidio, Nessuna più e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a #Nessuna più, gli incipit 7

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    grazie

    ________________________________

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...