MAURO MAGGIORANI

maggioLe tue origini e la formazione

Ho studiato Storia contemporanea all’Università di Bologna e mi sono dottorato, sempre in storia all’Ateneo di Pavia; un ciclo di studi ampi, terminato giusto venti anni fa con la pubblicazione della tesi di dottorato. Poi ci sono state altre esperienze altrettanto formative al di fuori dell’ambito accademico, in campo giornalistico e archivistico.

Cosa rispondevi da piccolo quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

Beh, ricordo che da molto piccolo, a una precisa domanda di mia madre, risposi “il ladro”: all’epoca (inizio anni Settanta) andava moltissimo in tv la serie di Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo. Era una figura che mi affascinava. Successivamente le mie aspirazioni per il futuro, fortunatamente, sono cambiate. Ma prima di decidere veramente quale sarebbe stata la mia strada ho dovuto attendere la maggiore età (ammesso di averlo davvero capito).

E adesso cosa rispondi?

Vedi io scelsi a suo tempo la facoltà di Storia unicamente perché amavo la scrittura e amavo il Novecento, in tutte le sue manifestazioni: storiche, artistiche, politiche, culturali. Ho sempre avuto la voglia di misurarmi con cose e discipline diverse. Devo dire che, per il momento almeno, sono riuscito a fare ciò che volevo. Quindi dovrei risponderti: avere la possibilità di cominciare sempre nuove cose.

Visto che insegni all’Università, ci racconti in due righe in che direzione sta andando l’istruzione?

Vorrei intanto sfatare l’idea che i giovani non sono preparati e non si interessano. C’è la consuetudine a dire che era meglio in passato, che gli studenti erano più appassionati, che c’era più volontà. Non sono d’accordo. Ci sono giovani (parlo di ventenni e trentenni) che hanno delle qualità straordinarie. Semmai è la nostra società che non offre loro molto e non sa aprire prospettive. L’istruzione dovrebbe essere al primo posto delle politiche di un paese che resta tra i big della terra a livello economico. Invece la scuola e gli insegnanti sono maltrattati. Serve un cambio di rotta, ma non mi pare vi sia in alcuna cultura politica la volontà reale di fare questo.

I primi 3 provvedimenti che prenderesti se tu fossi nominato Ministro dell’Istruzione.

Accidenti! La domanda è super-impegnativa, ma rispondo con leggerezza perché non starei in quel ruolo neppure incatenato. 1) revisione dei programmi (con obbligo di insegnamento della storia degli ultimi 50 anni; solo così si possono far crescere cittadini consapevoli); 2) aumento (a livello europeo) degli stipendi del corpo docente, ma con contemporanea costante verifica della qualità degli stessi; 3) introduzione obbligatoria per tutti, a tutti i livelli, delle arti: musica, scrittura, pittura, ecc.

Hai pubblicato “Ballata del tempo sottile” con Gremese. Se ti chiedessi un sottotitolo a ciascuna delle due storie in cui è diviso il libro?

Penso parli di due storie perché c’è un intreccio storico e una vicenda intima-personale. Quest’ultima la chiamerei “un corpo in frantumi” (citando un passaggio del testo); la prima si potrebbe chiamare “un’ombra dal passato” (titolo cui, con Gremese, si era in realtà anche pensato).

maggio2

La tua passione per la storia si evince anche dall’ intreccio narrativo che si dispiega per differenti piani temporali. Entriamo più a fondo di questa scelta…

Ci sono persone che attorno alla memoria e alla rielaborazione del passato costruiscono la loro identità; e al contrario c’è chi non ricorda o non vuole ricordare. Per ragioni legate alla mia attività di storico (oltre all’essere da anni attivo nell’associazione dei partigiani italiani, ANPI) mi sono trovato spesso di fronte a entrambe queste categorie di persone. E’ stato proprio riflettendo attorno al tema della memoria che ho sviluppato la trama del libro; una trama che corre sottotraccia ma che è fondamentale per il libro. A questo punto, fatta questa scelta, il lavorare su due piani  temporali differenti (gli anni ’40 e gli anni 2000) è stata una conseguenza più che una scelta. Una scelta, voglio però aggiungere, intrigante e che mi ha aperto strade che neppure immaginavo all’inizio della scrittura.

Leandro Zaniboni è un tipografo sessantenne tormentato da alcune domande, tra cui: chi uccise suo nonno nel 1945? La questione delle morti non ancora sondate abbraccia un arco storico universale. Perché proprio il 1945, quali tensioni ti interessava approfondire?

Intanto il 1945 si lega a un mese particolare: il mese di maggio. Vale a dire portare il protagonista del libro a indagare su una morte avvenuta a guerra finita, dopo la Liberazione. Diciamo una morte “fuori tempo massimo”. Sono, queste, le morti più pesanti, quelle che lasciano aperti più strascichi. Tu conosci le vicende legate al cosiddetto “triangolo della morte”, vale a dire ai molti regolamenti di conti avvenuti in alcune province emiliane nei primi mesi post-bellici. E’ un periodo densissimo e molto complicato, su cui più che la storia si misura (ancora oggi) la polemica politica. Luogo temporale ideale, dunque, per collocare una storia irrisolta.

Cosa chiedi al tuo stile? Essenzialità, precisione, capacità di attraversare il lettore o cos’altro?

Ho cercato di essere aderente con me stesso, di fare sì che il testo fosse il più possibile autentico. Questo in primis. Poi, certo, c’è stato anche un lavoro sulla scrittura, cercando di cancellare e stringere. L’essenzialità è una qualità rara.

Ti occupi anche di ricerca e saggistica storica. Un lavoro, tra i tanti che hai portato avanti, che ti sta molto a cuore.

Sicuramente il lavoro che mi ha occupato diversi anni attorno al partito comunista e alla sua politica internazionale: per gli interessanti fondi archivistici consultati e per le testimonianze raccolte da protagonisti di indubbio rilievo.

Un desiderio per migliorare il corso della storia, ora in Italia

Pensare che ognuno, nel suo agire quotidiano, può essere il tassello decisivo per fare cambiare le cose. L’impegno non può venire meno, mai.

Un desiderio per migliorare il corso della storia, ora nel mondo

Uno non basta: dammi almeno 3 possibilità. La democratizzazione, vera e piena, dei paesi arabi è fondamentale; poi il controllo sulle lobby finanziarie che oggi sono il “grande fratello” del mondo capitalista; infine, interventi per ribaltare il ciclo che sta producendo disuguaglianze tali che mai si erano viste nella storia del mondo.

Una cosa che fai malvolentieri

L’autostrada, se ci sono code o traffico.

L’ultima volta che hai rinunciato

Ogni giorno bisogna rinunciare a qualche cosa se si vuole essere tolleranti e non si vuole prevaricare gli altri.

L’ultimo sorriso

Oggi

Raccontaci un successo

Sarà banale ma a caldo rispondo l’uscita di questo romanzo; lo considero un successo. Ho pubblicato molti libri (di saggistica) ma questa è una cosa molto diversa. Sì, sicuramente questo libro.

E ora una fatica

Molte. Una recente è stata quella di mantenere una posizione in ambito lavorativo pur sapendo che sarebbe stata, per me, controproducente. Non entro nel merito, ma la domanda è: se avessi arretrato, allora i principi che senso hanno?

L’ultima incertezza

La scelta della scuola media per mio figlio.

Cosa ti spaventa?

Tutto quello che non posso controllare o che non riesco a capire.

Salutaci da “Ballata del tempo sottile” 

Sceglierei l’inizio del penultimo capitolo, con cui ci si avvia a chiudere il cerchio del racconto:

L’auto procedeva lenta: era una Lancia Delta, a metano, con vent’anni di vita e duecentomila chilometri nelle ruote; non le si poteva chiedere di più. Avevano sintonizzato la radio sul quarto canale nazionale che trasmetteva musica classica senza interruzioni pubblicitarie. Una stazione per pochi: forse, tra le auto che viaggiavano sull’autostrada, la Lancia era la sola a seguirne il segnale.

«Ti stavo dicendo che mi ha scritto Derek, il mio amico che insegna a Cork».

Da qualche giorno avevano preso a darsi del tu.

E adesso salutaci con un progetto:

Una storia familiare, che ho cominciato a progettare partendo da una lunga intervista fatta nelle montagne bolognesi (dove sono nati i miei genitori) a una zia novantenne.

 

 

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3 risposte a MAURO MAGGIORANI

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Gazie

    ________________________________

  2. CentoAutori ha detto:

    Mi ha colpito la frase cito: “Ci sono persone che attorno alla memoria e alla rielaborazione del passato costruiscono la loro identità; e al contrario c’è chi non ricorda o non vuole ricordare”. Certamente si intuisce la cultura storica dell’autore tra l’altro molto simpatico, con il quale condivido questo pensiero.

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