Nessuna più, gli incipit #2

BRUCIATA VIVA
di Mariangela Camocardi

nexunaQuasi non mi riconosco nella sposa che mi fissa dallo specchio.
Mamma, commossa, mormora che sono radiosa. Un’ora. Tra un’ora Marco sarà mio marito: l’impazienza fa apparire infinito l’esiguo spazio temporale che si frappone al per sempre. Forse siamo troppo giovani ma che importa? Siamo felici. Mia madre sembra celebrare un rituale antico che si tramanda da donna a donna quando fissa sui miei lunghi capelli neri il velo di pizzo della nonna. Al braccio di papà mi incammino verso la chiesina di questo paese di mille anime a picco sul mare. La gente mi guarda passare e le vecchie comari mi augurano felicità e figli maschi. Sorrido e penso che vorrei solo figlie femmine mentre varco il portale e vado incontro a Marco. Mi contempla come se fossi io la Madonna da venerare anziché quella in effigie sull’altare.

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PRINCESA
di Stefano Caso

Quel giorno avevo desiderato che un SUV centrasse da dietro una Honda 700 rossa. Era stato un desiderio vero, il mio. Un bisogno quasi fisiologico. L’urgenza di vedere morto quel centauro,
solo e proprio lui.
Il buio era quello delle sette di sera di un febbraio qualsiasi.
In quel tratto di strada, una volta, a fare da cornice all’asfalto c’era una lunga sfilata di cipressi, tanto regali quanto inquietanti, uno schieramento quasi marziale che evocava l’ingresso di un cimitero. Poi qualcuno decise che andavano tolti, che chi transitava di lì dovesse spalancare gli occhi non verso quegli ombrosi fusti, ma nella campagna circostante, ora sempre più consumata da centri commerciali, industrie e case isolate e smorte.
Il SUV era nero e procedeva a velocità sostenuta. La lunga provinciale glielo consentiva, il codice della strada no.

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MIA È LA VENDETTA
di Gaja Cenciarelli

A me piacciono i treni. I treni sono semplici. Fischi, e il treno arriva. Fischi e il treno riparte. È lineare. È questo sistema di causa ed effetto a gratificarmi. Tu fai una cosa, e provochi una reazione. È giusto.
Mi piacciono anche i libri. Li so fare benissimo. Ho lavorato in una tipografia, prima. Poi ho fondato una casa editrice con un paio di amici e ho ripreso a fare anche il tipografo. La gioia che mi dà creare qualcosa con le mie mani.
Ripensandoci, non c’è mai stato un magistrato nella mia famiglia.
Quindi proprio non saprei, soprattutto in certi momenti, in momenti come questo, proprio non saprei come mai. In momenti come questo non avrei mai voluto.
Non vedo niente di umano e quello che vedo è spaventoso. Non è un corpo. Non si vedono gli occhi. Non si vede la bocca. Sono seduto accanto al suo letto. Aspetto. Quella che per me è attesa, mi rendo conto, per lei è vita.

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Una risposta a Nessuna più, gli incipit #2

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    grazie

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