ILARIA MILANDRI

Ilaria fotoATTIVITA’:   parolaia e immaginatrice

SEGNI PARTICOLARI:  ironica ad oltranza

LA TROVATE SU: nella rete da qualche parte, di sicuro

Le tue origini e la tua città

Sono figlia di persone che mi hanno permesso di seguire le mie passioni non solo artistiche.

Ho fatto l’accademia di belle arti e poi mi sono laureata in psicologia.

Sono nata, vivo e lavoro a Forlì

Cosa rispondevi da piccola quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

L’orafa e la disegnatrice/pittrice

E adesso cosa dici?

Scrivo e fotografo e passo il tempo a “guardare” e pensare

Sei un’artista che spazia le sue esperienze a diverse forme espressive: pittura, fotografia, musica, letteratura (sotto, un quadro). Nel 2004 hai collaborato con il compositore Luciano Titi scrivendo i testi di Ciclostile, concerto/performance sulla ricerca di nuove sonorità. Ci racconti questa esperienza?

Con Luciano abbiamo fatto diverse “cose” sperimentali unendo testo e musica.

In questo caso ho scritto delle storie minimali che si concludevano con un testo di una canzone.

La musica si produceva utilizzando anche una bicicletta, infatti l’avevamo definito “concertoper suonatori di bicicletta, voce, pianoforte”

Faceva parte del progetto anche Daniela Piccari, attrice e cantante di grande talento e voce dello spettacolo insieme a Luciano

Verso quali nuove sonorità siete approdati?

A quelle che consentono di far diventare “musicale” anche un suono prodotto con qualcosa che non sia uno strumento.

É stata un’esperienza fondamentale per capire come spesso la tecnica e i mezzi a nostra disposizione possano diventare, a livello espressivo, più limiti che possibilità

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Ho visitato una tua mostra, allestita per il comune di Bagnara (Ra), dal titolo “Petali”. Si trattava di foto affreschi: ci spieghi come procedi tecnicamente?

É da circa un anno che studio un modo per ottenere l’effetto affresco su di un supporto che possa essere una tela, ma anche un legno o un’altra superficie utilizzabile.

Finalmente sono riuscita a trovare qualcosa che si avvicina al risultato che volevo ottenere che è, appunto, quello di rendere un’immagine fotografica, che prima di stampare lavoro, in una specie di affresco.

Come senti si sta evolvendo la tua pittura?

Oggi dipingo pochissimo e prevalentemente uso la fotografia, mi è più congeniale nei tempi e soprattutto mi consente di ottenere i risultati che voglio. Sono dell’idea che conta il risultato e non il modo in cui lo raggiungi, artisticamente parlando s’intende.

Questo non toglie che possa riprendere a dipingere con la costanza di qualche anno fa, non sono una che fa progetti troppo a lungo termine e soprattutto quando si stratta di creatività “mi vado molto dietro”, mi seguo, sono sempre più curiosa di vedere dove mi porterò!

Nel dicembre del 2012 è uscito per Foschi Editore il tuo secondo romanzo, “Amen”. Il plot in poche parole.

Un serial killer uccide preti pedofili infierendo sulle vittime in modo eclatante per denunciare, oltre che uccidere, quello che le vittime facevano in vita.

È una storia sulla mancanza della giustizia divina, sul potere occulto di certe istituzioni a partire dalla Chiesa, sulla necessità, comunque, di spiritualità

Qui affronti il delicato tema della pedofilia collegata agli uomini di chiesa. Perché questa scelta?

Penso che ogni testo sia prima di tutto un pretesto.

Volevo parlare della mancanza della giustizia divina, o per lo meno del fatto che se c’è ci sfugge, non ci è visibile…e dove meglio che in Chiesa potevo andare a cercare la mancanza di Dio in questi termini!?

Se manca lì, manca ovunque!

Qualche prete illuminato ha letto questo libro? Cosa ha detto?

Ho avuto un confronto su una tv privata in proposito con un prete filosofo e teologo morale e devo dire che è stato un confronto interessante, ma è comunque un prete e più di tanto non può schierarsi contro l’istituzione che rappresenta.

Passami il gioco di parole (cosa che amo moltissimo fare anche nei romanzi)  “anche lui fa parte della stessa parrocchia di quelli che commettono gli abusi!”

Pensi che l’arte debba avere preclusioni tematiche o possa essere totalmente sciolta?

Penso che nessuno e niente debba avere preclusioni tematiche e che la libertà di esprimersi sia sacrosanta e da proteggere assolutamente, ma penso anche che ci debba essere un “modo” per dire/esprimere quel che si pensa, un modo, che deve essere il più rispettoso possibile quando coinvolge altre persone.

In ogni caso bisogna prendersi le responsabilità di ciò che si affronta e sostiene, solo così si è “credibili” e rispettabili.

L’anno prima era uscito, sempre per Foschi, “La Visione Cieca”. In questo libro compare il  commissario Brando: costui si metterà sulle tracce del serial killer Ugo. Cosa rispondi a quelli che dicono che non se ne può più dei serial killer?

C’è una letteratura sull’amore che ha più di 2000 anni, perché nessuna si lamenta?

Ci saranno sempre serial killer, commissari, storie d’amore e di morte…non ci si inventa niente  di nuovo e l’uomo è sempre lo stesso, con i suoi fantasmi e le sue pene di cui trattare, parlare, scrivere.

Se non hai voglia di leggere qualcosa che ha a che fare con un serial killer, leggi altro, non ti avvicinare nemmeno al banco dei noir e dei gialli, l’offerta editoriale è, per fortuna o per disgrazia, non ti so dire, sconfinata.

In sintesi: non è un problema mio!

L’ultima volta che ti sei arrabbiata

prima di iniziare a risponderti, lo sono ancora, forse si evince dalle risposte!?

L’ultima volta che hai tentato inutilmente

Di fare cosa?

L’ultima volta che hai tentato con successo

Di fare cosa?

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L’ultima botta di adrenalina, droghe escluse

Vedere i miei lavori che esporrò tra pochi giorni

L’ultima risata

Ieri, al telefono con una mia amica che mi fa ridere solo a sentirla

Due pregi e due difetti

analitica e sintetica

analitica e sintetica

Progetti?

Due romanzi, l’ultimo della trilogia che vede Brando come protagonista e una storia sui sentimenti, per far felici quelli che non amano i serial killer! Scherzo! Comunque dopo Brando  ho in mente una cosa sulle relazioni umane e i rapporti sentimentali, poi ho in cantiere un progetto con la mia casa editrice,  ma ancora non posso dire di più e ovviamente altre  esposizioni dei miei nuovi lavori

Salutaci  da Amen. Ma senza preghiere.

Tenti di opporti per quella piccola parte che ti compete, ma il sistema dentro cui scorri, l’ingranaggio del quale sei un piccolo dente sbeccato ti strascina nel meccanismo che, alla fine, ti tocca anche riconoscere perfetto nella suo difetto e così succedono le cose. Malgrado tutto, malgrado tutti.

Non a caso si dice malgrado e non bengrado.

E adesso salutaci invitandoci alla tua prossima mostra di cui l’ultima immagine sopra fa parte.

Il 3 luglio 2013 inauguro UNA, NESSUNA, CENTOMILA

L’esposizione che si tiene presso la Sala XC Pacifici in Piazza Saffi a Forlì rimane aperta fino al 24 luglio. L’esposizione si compone di immagini fotografiche affrescate, che raccontano storie di donne attraverso archetipi di comportamenti femminili frutto di condizionamenti, filosofici, storici e sociologici. Insomma le donne come sono, si vedono, sognano oggi, in base a come sono state condizionate dall’evoluzione della società occidentale.

Io per prima, quindi.

 

 

 

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2 risposte a ILARIA MILANDRI

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Grazie

    ________________________________

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