Sa Reina di Simone Caltabellota

Molto bello. Io conosco bene quel particolare senso di vuoto che Simone ha descritto, ho respirato quei pomeriggi afosi, ho subito quegli sguardi lancinanti. Ho incontrato me stesso varie volte mentre cercavo un posto nel mondo senza capire che c’è solo un posto mentre tutti gli altri sono di passaggio. C’è solo un posto anche se decidi di non tornarci più. Questa storia mi ha commosso. Questa storia sono io.  (Marcello Fois)

sa reinatitolo Sa Reina

di Simone Caltabellota

ed. Ponte alle Grazie

collana Scrittori

pag. 176

euro 13

Nella regione del Sulcis troneggia un ulivo leggendario. Si chiama Sa Reina – La Regina – e già dal nome, eponimo del titolo, si capisce che non è un albero qualsiasi: ha attraversato millenni e vanta fama di essere il più antico del Mediterraneo.

Chi affonda nelle sue atmosfere deve fare i conti col luogo e col tempo. Capita a Davide, il protagonista, che si avventura in questo viaggio sardo insieme ad altri due amici: Lucien, un rocker inglese cinquantenne appassionato di civiltà prenuragiche, e Leo, il cuore spezzato da un amore finito.

I posti sono familiari a Davide: qui è cresciuta una parte di lui, nonostante vivesse a Roma, qui affondano le sue radici e qui tornava con i suoi d’estate. Ecco perché – nel momento del presente narrativo – il passato si fa avanti e spodesta la successione temporale ordinaria, sovrapponendo all’hic ritagli di vita remota, lampi di quotidianità coi cari, di rabbie anche, che si incastreranno alla fine alle vicende. Il tutto grazie a un raffinato rimbalzo di dimensioni che costituiscono un percorso significativo nella produzione di Caltabellota (penso anche a “Il giardino elettrico”, Bompiani, 2010, della cui recensione che trovate qui riporto poche righe: Ragazzi e trentenni, fantasmi e innamorati si muovono in una Roma magica e misteriosa, immobile, palcoscenico onirico delle loro vite, dei loro amori, dei loro suicidi. Il luogo è in realtà un non luogo suggestivo, quello deputato a epicentro in cui si toccano esistenze spirituali e fisiche, energie sottili: lì è, appunto, il giardino elettrico).

Moltissimi gli elementi sciamanici rintracciati nel libro che, anzi, si può catalogare come romanzo di viaggio, di formazione, ma soprattutto di iniziazione: la natura e il suo selvaggio, le piante, la figura del saggio, la metamorfosi (in questo caso taurina), i valichi tra il mondo dei vivi e l’oltretomba:

Le Tombe dei giganti, spiega, sono formate da due elementi principali sempre presenti: un portale di pietra alla cui base si apre una cavità, a volte poco più che una fessura, orientata verso il punto in cui sorge il sole, e dietro di esso una camera tombale dalla forma allungata, una sorta di bozzolo destinato a custodire i corpi degli eroi, cioè i Giganti, in attesa che si sveglino di nuovo e rinascano.

Poi c’è la musica. Perché se il ciclo di morte e resurrezione viene accostato a quello del rock’ n’ roll, il rimando al genere riprende il tema sciamanico del ritmo dell’universo. E sciamanica è la sostanza allucinogena, l’erba sardonia altrimenti conosciuta come “prezzemolo del diavolo”: piccolissimi frutti che possono rivelarsi letali se presi in dosi sbagliate, ma senza dubbio viatico per esperienze ultrasensoriali. E allora il tempo può davvero compiere balzi e “cadere rovinando”, condurre al precipizio.

simoPer portare avanti un’operazione del genere occorre la forma giusta. Essendo la sostanza così tellurica e visionaria al contempo, è necessaria una scrittura che si sappia piegare ai flussi onirici pur mantenendo la solidità della materia, soprattutto quando questa è in filo diretto con la natura: vento che si alza, luce che vibra, campi distesi come coperte grinzose. Delle volte è semplicemente una domanda, un ballo o il desiderio di un bacio. È necessario mantenere l’equilibrio, quindi, con una materia letteraria del genere. Ecco, Simone Caltabellota (nella foto) ci riesce con maestria e grazia. Restituisce intatte nelle loro suggestioni queste realtà a metà tra sogno e concretezza, magia e un pizzico di tecnologia: qui si muovono i protagonisti, coi loro cellulari e la loro inesperienza, persi e ritrovati in una terra che tanto tempo fa era abitata da Eroi e Giganti.

Del resto l’autore stesso – 44 anni, già direttore editoriale di Fazi, fondatore di Lain e creatore della label musicale Sleeping Star, è fa parte del comitato editoriale della Elliot – ci conferma questa nostra lettura:

L’idea di un Tempo non solo lineare è qualcosa in cui credo assolutamente. Del resto la saggistica scientifica più recente ne ha fatto ormai un serio argomento di discussione e studiosi e filosofi come Ioan Petru Culianu già oltre venti anni fa hanno iniziato a presentare l’ipotesi che la Storia come la conosciamo sia semplicemente una convenzione, perché in realtà noi la cambiamo ogni volta che la ricostruiamo in modo differente, scegliendo di sottolineare alcuni eventi o passaggi piuttosto che altri.

Ultima cosa e mi perdonino i sardi per questa nota forse per loro ovvia: Sa Reina esiste davvero. Si trova nel Bosco degli Ulivi S’Ortu Mannu, a Villamassargia e ha una circonferenza di 16 metri. Se cercate su google troverete anche la foto, che è poi la stessa dell’albero in copertina.

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Una risposta a Sa Reina di Simone Caltabellota

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    grazie

    ________________________________

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